Stegal67 Blog

Saturday, April 25, 2015

Belluno e Quantin: come è andata a finire?


Se avessi provato ad immaginare il modo in cui sarebbe terminato il fine settimana delle prime due gare di Coppa Italia di Belluno e Quantin, penso che nemmeno la mia più fervida fantasia avrebbe azzeccato l’ultima pagina del racconto ed il nome dell’”assassino”. Soprattutto, la mia fantasia non si sarebbe spinta a pronosticare il momento di autentico “sbroccamento dello speaker”, quando Roberto Dallavalle è comparso ai margini del prato di fianco alla postazione microfonica, ancora in linea con Caraglio e Seppi dopo 83 minuti di gara. Non sono, devo ammetterlo, tifosissimo ultras del Truffa, o di Miki e di Seppone (se l’altro è “Seppino”, lui sarà “Seppone”… o no?) ma tifo incondizionatamente per i ragazzi che danno tutto fino all’ultimo metro, e per le gare che finiscono proprio sul filo del traguardo e nel momento in cui, ad un qualunque passaggio intermedio, si vede che il primo ha un vantaggio di minuti sugli avversari. Mi piacciono alla follia (da cui lo “sbroccamento”) le situazioni nelle quali la storia finisce proprio con l’ultimo passo sul traguardo. 

Tra la gara di Belluno e quella di Quantin, di situazioni del genere se ne sono viste a iosa, e questo basterebbe per passare agli archivi il fine settimana come molto positivo. Se in più ci aggiungo il fatto che la gara di Belluno mi è piaciuta, che quella di Quantin sono contento di averla finita (non era affatto certo) in un tempo accettabile, ultimo in classifica ma accettabile, e che in mezzo ci si è messa una cena coi controfiocchi in uno scenario da fiaba disneyana…


Belluno avrebbe dovuto rappresentare l’esordio, per me, come speaker nel 2015. Poi le cose sono andate come ho descritto nel pezzo precedente, e quindi Brescia è stato un utile modo per rompere il ghiaccio con il microfono e rinfrescare un po’ di trucchi del mestiere. Però Brescia, per partecipazione ed importanza della gara ed anche per collocazione (anche se l’ingresso del castello è davvero pittoresco), non poteva reggere il passo con Belluno: sapevo che sarei stato nella Piazza dei Martiri, e che l’Orienteering Dolomiti avrebbe cercato di mettere in piedi uno spettacolo sportivo e non solo che potesse attirare l’attenzione dei bellunesi, anche in ottica di gare future. Quando ci sono queste situazioni, mi chiedo sempre: sarò all’altezza? Non ho una risposta nemmeno dopo la gara di Belluno; potrebbe essere andato tutto bene e poi, la prossima volta, andare malissimo! Le gare le devo vivere con il mio ritmo: l’arrivo in zona gara, il mio percorso fatto a velocità da lumaca trascinandomi appresso un adipe pericolosamente in crescita... 


(si vede la maglia tesissima sul davanti?)

... il fiatone e la tosse del mio dopo gara, l’accensione del microfono ed i primi momenti di panico del tipo “cosa ci faccio qui?” (devo ringraziare Antonio Loss, anche lui esperto speaker, che nel vedere il mio primo momento di panico ha sorriso e detto “Succede sempre così anche a me, tutte le volte!”).

Poi la gara procede sui suoi binari; le gare sprint sono belle perché non lasciano alla mia testa il tempo di “deragliare” su aspetti secondari e che non interessano a nessuno (se qualcuno ha seguito il mio racconto su Frank Shorter durante il commento a Quantin, si sarà chiesto “ma cosa cacchio sta dicendo???”). Sono belle le gare sprint in un impianto scenografico come quello della Piazza dei Martiri, dalla quale parlavo non solo per gli atleti ma per tutti i passanti, parecchi dei quali si saranno chiesti chi era quel matto che sbagliava tutti gli accenti… (Nevegàl e non Névegal, Nicòlis e non Nìcolis: il milanese anticipa, il veneto si appoggia per ripartire con più slancio). Sono belle quando i ragazzi e le ragazze dell’Elite, ma non solo loro, viaggiano sul filo dei secondi; sono belle quando il percorso mi consente di vedere i passaggi, di cogliere nelle facce dei concorrenti lo sforzo (che ho fatto anche io), la concentrazione (che ho provato ad avere anche io), magari anche l’orecchio teso a cogliere qualche barlume di informazione dal commento live! Non ho mai, non avrò mai, la certezza di svolgere un compito equo per tutti i concorrenti; se, come mi era stato chiesto, avessi dovuto davvero segnalare la posizione di tutti i concorrenti, in tutte le categorie, al passaggio al punto spettacolo per non condizionare o spronare o deprimere la gara di alcuno, allora tanto varrebbe commentare da casa con un bel live messo a disposizione da San Edoardo Tona. Ma se si vuole un declamatore dell’elenco del telefono, allora va bene anche Forsberg! (questa è grossa… non riferite: lo prendo in giro perché è bravissimo, quasi quanto me, ed emozionante, ma ogni tanto si perde via nel dire che è passato il 24esimo in classifica a 2’15 dal primo…).


A Belluno le cose sono andate benone. Edo mi ha messo a disposizione il live, ma riuscivo a fare i conti rapidi a mente guardando il cronometro dell’arrivo ed azzeccando parecchi fotofinish (Inderst vs. Corona in primis). Non ha funzionato il passaggio al punto spettacolo, ma è stato quasi meglio: il diluvio di informazioni, alla fine, avrebbe distolto l’attenzione dalla zona calda dell’arrivo, e dover fare i conti a mente nei passaggi degli atleti sotto il palco mi consente di mettere insieme quelle frasi per le quali poi gli amici mi prendono in giro “tempo ufficioso al passaggio… da prendere con le molle… potrebbe forse essere attorno al…”, una roba che al confronto il “Pare Sembra Si mormora” di PierFrancesco Loche era definitivo come una enciclica papale. Ne è uscita, credo, una gara brillante nella quale Seppino ha fatto segnare un tempo pari alla metà+qualche secondo del mio tempo di gara, un risultato cronometrico che ormai, corra Zagonel o Tenani o Seppino, è una costante delle gare sprint! (ed io corro prima degli altri, quindi ormai posso dire di conoscere il tempo del vincitore prima ancora che la gara inizi).


La cena pantagruelica all’Agritur Cornolade seguita alla gara sarebbe valsa la pena anche a costo di qualche minuto perso l’indomani, durante la gara Long a Quantin. Una notte di sonno complicata (mica per la digestione, ma per la tosse) ed alle 7 in punto Walter Mazzucco è pronto a portarmi sul campo gara. Prendo la direzione della partenza e mi sento come se fossi a casa: sono stranamente tranquillo ed il silenzio attorno a me mi avvolge come se fossi ancora sotto le coperte. La mia gara procede con calma, ho tempo di finire senza prendermi troppi rischi; basterà trovare i punti, mi dico, ed il primo compare davanti ai miei piedi quando ancora la mantellina color arancione brillante non è ancora stata posata; verso la 2 incrocio proprio i passi del controllore, lungo il recinto, e la 3 è esattamente dove me la aspetto (e dove suggerirò di mandare gli operatori RAI, per riprese dall’alto o dal fianco). Risalgo verso la 4 seguendo i pochi dettagli in mappa (le due radure, il sentierino e la linea di bosco) e poi mi perdo per andare alla 5: temendo di scendere troppo, rimango ad una quota sbagliata e sbarco direttamente sulla 6. Da lì, “picchiata” sulla 5 e risalita (che, purtroppo, mi costa la colazione… vomitata ad ampio spettro e poi ricoperta di foglie per pudicizia). 


Fino alla 10 nessun altro problema: seguo il filo dei sentieri e dei semiaperti ed il punto (ora le mantelline ci sono) mi accoglie come un vecchio amico. Dopo la 11 cerco di spuntare un passaggio lungo la provinciale, ma mannaggia! tutte le auto vanno nella direzione opposta!!! La 12, dopo aver contato tutte le rientranze lungo il sentierino, la faccio bene; per la 13 risalgo sul sentierino (all’incrocio con la canaletta c’è un’altra lanterna… chi è che è arrivato fin quassù per poi fare un punto “bivio canaletta-sentiero”?), resto in quota e poi mi butto giù fino sul limite di vegetazione e all’avvallamento. La 14 è la lanterna “io sono Batman!”, ma a ripensarci non era poi così difficile con il fiumiciattolo accanto (questo non mi esime dall’urlare “io sono Batman!”, tanto alle 9 del mattino non mi sente nessuno) e la 15 è sostanzialmente la madre di tutte le carbonaie. Per la 16 ho almeno tre scelte: nord, nord-est e nord-ovest; scendo sul sentierino a nord-ovest dove posso correre e riprendere fiato “tanto dopo il bivio e dopo il fiumiciattolo sarò sotto la lanterna, a pochi metri”. Si, certo, come no!

Mai che ci sia uno smottamento che faccia venire giù la lanterna, quando ce n’è bisogno! Per risalire alla 16, che vedevo chiaramente, ho incrociato la Madonna, la Signora con la Falce e l’Uomo Ragno, e tutti erano ingobbitissimi e stavano rinunciando ad arrivare fin lassù (io penso sempre che il mio amico Attilio ci dovrà arrivare e fare la mia stessa fatica, quindi non mollo a costo di fermarmi un minuto sulla lanterna a rifiatare e fa sparire i puntini luminosi da davanti agli occhi). Infine il finale, tutto filante e da correre, fino a passare “all’improvviso uno sconosciuto!” dietro alle ragazze dell’IK Prato che ballano per youtube…


Terminata la mia fatica, posso prendermela comoda, almeno per i primi arrivi. Tanto ci penseranno Lia Patschedier ed il trio Truffa-Miki-Seppone ad animare la mia giornata e renderla ancora più memorabile. Ah! Volevo anche dire che l’arrivo del Truffa, vincitore con 2 secondi di vantaggio, mi è costata la voce che è tornata solo dopo un paio di giorni… Ma adesso sono come nuovo; mi aspettano Roma e poi il Lavarone, sperando che Jack Nisi si ricordi della sua gara a Villa Ada quando osò sfidare Gvyldus e Leandersson, e che al Lavarone ci siano ancora tanti arrivi come quelli della due giorni di Belluno: non so voi, a me le coronarie vanno all’impazzata! Ma va benissimo così.

Tuesday, April 07, 2015

Gemellaggio 2015: come ci arrivai e come finì...

I lettori più attenti del blog non avranno mancato di notare l’assenza, in questo 2015, della puntata più appassionante, più imperdibile, più attesa dei racconti dell’Impiegato Panzottello : quella di inizio anno nella quale vengono puntualmente elencati obiettivi, speranze e soprattutto gli appuntamenti irrinunciabili del calendario agonistico. Tutti i blog orientistici che vanno per la maggiore (in pratica il solo blog di Dario P.) riportano a cadenza annuale con dovizia di particolari l’elencazione dei luoghi e delle gare nelle quali l’autore andrà a posare le sue Inov-8, le sue “La Sportiva”, le sue quel-che-è, affinché tifosi e groupies possano regolare il loro proprio calendario, le trasferte e financo le vacanze.

Volevo farlo anche io… In fondo è il pezzo più facile da scrivere: si prende il sito Fiso, e magari WorldofO, si segue con il dito indice la sequenza temporale delle gare facendo un pensierino anche alla 5 giorni di Patagonia, si mette tutto per iscritto ed il gioco è fatto. Avrei voluto annunciare la mia presenza a tutte le promozionali lombarde, al fine di mettere a punto l’inizio di stagione ad Arogno e Clusone per presentarmi all’appuntamento della Lipica Open e mettere le cose a posto tra me e lo spetsnaz! Da lì in avanti, poi, è tutta discesa. Persino l’influenza, che colpisce con una virulenza del 99.99% tutti i frequentatori della linea del tram numero 15 (si salva il manovratore, perché è chiuso dentro nel gabbiotto) e che l’anno scorso aveva duramente colpito me (e poi tutti coloro i quali mi sono passati vicino) alla Lipica Open, quest’anno si è fatta viva ad inizio gennaio.

“Un mese di passione – questo pensavo – poi ci si butta sulle promozionali e poi… a me la Lipica! (e lo spetsnaz)”. Questo pensavo. Purtroppo l’influenza del ceppo “tram numero 15”  è dura da debellare; a metà febbraio ero diventato praticamente l'azionista di riferimento della Kleenex! I fine settimana fantozziani di pioggia che arrivano dopo una settimana lavorativa di sole non si sono fatti mancare; di conseguenza sono approdato a marzo con due sole uscite nelle gambe… e che uscite: la bellissima (e passeggiatissima) Street-O di Remo Madella a Milano, e la posa punti al Parco Forlanini (di cui sotto riporto il dettaglio della parte "Shanghai") per l’ennesima “Milano nei parchi” sopra quota 300 partenti.


Per il primo marzo, le commissioni di qua e al di là del confine (composte da soli Premi Nobel) che regolano i calendari di queste lande hanno compiuto il miracolo di sovrapporre la gara in uno dei posti più belli di Lombardia (la Pineta di Clusone) con la gara ticinese più abbordabile per vicinanza al confine (il TMO di Arogno); poiché da mesi avevo promesso a Metka, tracciatrice ad Arogno, che sarei andato a fare la sua gara, ho optato per l’attraversamento del confine. La gara era presentata come un TMO “middle” e la carta la ricordavo abbastanza bianca, quindi al momento di scegliere la categoria ho schiacciato il pedale della frizione e ho messo il cambio su “folle”… cioè mi sono iscritto in HAL, che sarebbe l’Elite ticinese. Tanto è middle. Tanto la carta è bianca. E poi tanto nevicò, ma proprio tanto; al punto che a pochi giorni dalla gara ancora non si sapeva se si sarebbe potuto gareggiare. Ma alla fine si gareggia, ed io vado alla partenza della mia HAL (da fare in mezzo alla neve) con una Street-O nelle gambe!

Non che con sette O-Marathon invernali sarebbe cambiato qualcosa! Nel breve tragitto dalla 0 alla 1, appena esco dalle tracce che lo Scom Mendrisio (meravigliosi pazzi!) hanno tracciato lungo tutto il pratone per aiutare i concorrenti, un ramo si conficca nella scarpa destra e si porta via suola, calza e anche un bel po’ di dito alluce ed indice del piede. Solo che, correndo nella neve, praticamente non me ne accorgo! 


Faccio una fatica da bestia nella neve e vengo raggiunto alla 2 da Stefano Maddalena che mi partiva dietro (so che lui pensa che sono pazzo, ogni volta che vede il mio nome nella sua griglia…); procedo lentamente perché devo anche riprendere contatto con la carta, ed il piede destro mi da qualche sensazione strana, soprattutto di freddo intenso. Sbaglio tutto lo sbagliabile andando alla 11 anziché alla 10, rallento se possibile ancora di più nella fase di ritorno verso la zona del traguardo; infine, allo scoccare dei NOVANTA MINUTI DI GARA!, compio il miracolo di “mancare” la 100 ed il traguardo, andandoli a cercare in mezzo al bosco…


Comunque tutto bene. Percorso decisamente bello, brava Metka: esame passato! Raggiungo il ritrovo con i piedi congelati e, quando mi tiro via la prima scarpa, ho una sorpresa: la calza è rossa color della bandiera svizzera, praticamente intrisa di sangue. Quando tiro via la calza, scopro lo scempio: le due dita del piede mostrano in bella vista la carne viva, delle unghie non se ne ha che un lontano ricordo. Un paio di persone vicino al mio seggiolino svengono o vomitano per l’orrore, ma il mio primo pensiero è che non sento nulla. Chiaro: la neve ed il ghiaccio nei quali ho corso hanno anestetizzato il piede. Comincerò a sentire un lieve dolore, tipo due spilloni arroventati conficcati nell’alluce, mentre scendo verso il parcheggio; in fondo alla strada della Val Mara, a Melide, sono ridotto al punto da spingere il pedale dell’acceleratore premendo con la mano sul ginocchio: il piede è in posizione “a martello” e non altrimenti utilizzabile. A Mendrisio, sono alle lacrime di dolore: un sentito ed eterno ringraziamento da parte mia ai gestori della farmacia lungo la cantonale, che espongono la croce verde luminosa e lampeggiante (che dovrebbe indicare che la farmacia è aperta); dopo aver trovato E PAGATO il parcheggio in zona stazione, scopro che la farmacia è chiusa e tutto si riduce all’indicazione di un’altra farmacia in un’altra parte di Mendrisio. Arrivo in autostrada e mi fermo alla prima area di servizio dopo il casello: il piede sprizza sangue da tutte le parti (per il disgusto di chi mi ha parcheggiato vicino) e solo per miracolo scopro nelle pieghe dello zaino quell’unica pastiglia di Synflex che mi permette di arrivare a casa. Da quel pomeriggio, per 4 settimane, girerò zoppicando con lo zaino appresso: cerotti, compeed di ogni dimensione, pomate antisettiche, garze, cotone, antidolorifici… più un passaggio dall’ospedale quando la ferita si infetta di brutto e gonfia a dismisura il mio già illustre piedone taglia 50.

La ferita si chiude solo attorno al 25 marzo. Nel frattempo riesco solo a posare, zoppicando, il percorso conclusivo della Milano nei parchi 2015 con annessa parte micro-sprint...


... e ad annunciare la mia possibile presenza al gemellaggio Trentino-Salzburg in programma sull’Altopiano di Piné a Pasqua. Nella settimana che precede la gara nazionale di Brescia parto per la Svizzera per lavoro e mi becco la gastroenterite… a Thun vengo raggiunto da una bottiglia con annesso messaggio, che Davide Spagnoli ha lanciato nel cyber-mare: posso fare lo speaker a Brescia? Accetto, anche se arrivo al Castello di Brescia che sembro più un gastroenter-speaker che un essere umano; l’unico pensiero coerente che ho è il seguente: “dovunque, ma NON NEL TUNNEL CHE PASSA SOTTO IL CASTELLO!”, che ancora metà degli orientisti attivi in Lombardia (una cinquantina di persone, quindi posso sopportarlo) mi prendono in giro ogni volta che mi vedono! Faccio il giro speaker attorno alle 11.30, e letteralmente tiro le cuoia sui 2300 metri del percorso (secondo me erano 23 chilometri) + 90 metri di dislivello che a me sono sembrati 900 metri, misurati per difetto!

Nel frattempo, per sovrappiù, si sveglia il mio dente del giudizio! A 48 anni? Si, a 48 anni. Ascesso di dimensione super perché non mi faccio mai mancare niente, e vai ancora di antibiotici e di antidolorifici… giovedì 2 aprile, a poche ore dalla partenza per il gemellaggio, ho la faccia che sembra dipinta da Picasso, non riesco quasi a parlare e l’unica soluzione prospettata dal dentista sembra quella di farmi aprire la guancia e togliere il toglibile. Ma l’ascesso è troppo esteso, l’operazione deve essere rimandata, e la soluzione è: PIU’ antidolorofici, PIU’ antibiotici. Il dentista si raccomanda: “… e cerca di stare a riposo per i prossimi giorni”. Si, certo, come no?

Quando la macchina del GOK raggiunge Baselga, l’unico che se la sente di andare a provare il percorso del venerdì pomeriggio sopra il Lago di Serraia è quello che dovrebbe riposare; d’altra parte mi sento anche quasi bene: sono talmente imbottito di antidolorifici che potrei anche fare meno fatica del solito nel bosco… se non fosse per quegli uccellini rosa e azzurri che mi ruotano attorno alla testa, distraendomi! Mi presento dunque, imprevedibilmente, al centro gara del gemellaggio a Miola di Piné; quello che vedo nell’ordine è: 
1. Stefano Raus che smista cartine come Tony Binarelli nel film di Trinità. 
2. Eddy Sandri che dice a Raus “la sua (mia) cartina è QUESTA!”, ma la carta è piegata in 4 e soprattutto non sta nella pila ordinata delle altre. 
3. Passando accanto al furgoncino della WADA (Agenzia Mondiale Antidoping) tutti gli allarmi cominciano a suonare impazziti, mentre l’ago del dopingometro schizza a “Ben Johnson” in una scala da zero a Lance Armstrong.

Ma soprattutto è QUELLA CARTA, accuratamente ripiegata e messa da parte, ad alimentare i miei sospetti. Da quando ho pubblicato il post sulle 5 volte in cui ho ricevuto l’unica cartina sbagliata tra tutti, vivo nel sospetto che prima o poi qualcuno mi farà lo SCHERZONE… il fatto è che in zona ci sta Eddy, e c’è Raus che è in grado con un cellulare Motorola ed una stampantina degli split di produrre in tempo reale una cartina ed un percorso di un posto a caso in Barbagia. Eddy non solo continua a propormi QUELLA CARTA, ma insiste nel volermi accompagnare alla partenza; si insinua in me il sospetto che, quando aprirò la carta, troverò soltanto una foto di Minna Kauppi in bikini! Invece la carta è quella vera del Lago di Serraia, il percorso è quello vero segnalato dalle lanterne (ed  quasi più bello di quello della Coppa Italia di qualche anno fa nella quale ero scoppiato… ma sarà l’effetto degli antidolorifici), i dislivelli sono abbordabili a parte la salita iniziale, la rampa per tornare alla 14 e la salita al collinone di Miola. Nel giro di una ottantina di minuti sono di nuovo nel parcheggio, dove le apparecchiature del furgoncino antidoping ricominciano a suonare all’impazzata: lo SCHERZONE c’era stato, perché il percorso consegnatomi era quello junior\elite… ma io proprio quello volevo!!!



Come inizio del gemellaggio non c’è proprio male. Infatti, il giorno dopo… ecco: il giorno dopo non c’è. O meglio, comincia solo DOPO che sono caduto in catalessi dalle 9 del mattino alle 14.30 (prima frazione) e dalle 16.00 alle 18.30 (seconda frazione della catalessi). Alle 20.30 saluto il GOK e mi ripresento un po’ frastornato a Miola per la gara in notturna. Lo squillare degli strumenti della WADA si confonde con le campane della chiesa, ed alla mass start mi presento in una doppia fila di ragazzini alti la metà di me: scende dolcemente dal cielo qualche fiocco di neve, ed io indosso la termica, il pile, un altro pile e la giacca a vento; i ragazzini indossano il trimtex a maniche corte… e stop! Ho paura della notturna perché l’ultima volta a Miola (un altro gemellaggio nel secolo scorso) me l’ero cavata solo perché Giuseppe Bezzi, impietosito alla vista del lumino che portavo per illuminare i miei passi, mi aveva prestato la sua “frontale”: L’Adige, pagina Valsugana e Piné, riporta ancora nella rubrica “fenomeni inspiegabili”, di quella volta che il sole era tramontato alle 18 ed era risorto sopra Miola alle 20… in corrispondenza dell’accensione della frontale del Bezzi! Ma la notturna 2015 è proprio per i giovanissimi (che ci fa in giro con loro un ‘chiardo come me?), in paese o nella zona dell’anello di pattinaggio; è divertente, facile, score (con punzonatura della si-card, diavolo di un Raus!) e con i punti bonus. Io mi accontento di una passeggiata e di fare 12 punti su 14 in 19 minuti, e beandomi dell’arrivo degli junior e young del Trentino che si sono dati battaglia feroce senza esclusione di colpi.




Il mattino dopo, mi ripresento al via della garetta pasquale, che è un Fot-O per le stesse vie di Miola che hanno ospitato la notturna. Oh! Precisiamo subito una cosa! Quando sarò Imperatore dell’IOF (la candidatura sarà annunciata a breve), il programma delle novità prevede: 
1. I presidenti nazionali vengono banditi da Murrayfield, che è un posto serio e tale deve rimanere. 
2. Io sono il Campione del Mondo su tutte le distanze, anche a staffetta (anche mixed relay) e anche se corro da solo. 
3. Il Fot-O assegna titolo Mondiale! 
Sempre troppo divertente, troppo eccitante, un clima da vera caccia al tesoro anche perché alla fine del primo giro di Fot-O i ragazzini devono andare a caccia delle uova di Pasqua. Ci sono 12 foto e 12 punti e quindi… non dovrei dirlo perché svelo la tattica, ma tanto da imperatore IOF io sarà comunque il Campione del Mondo di Fot-O, se le foto corrispondono al numero dei punti, è inutile andare a controllare la lanterna più lontana… che tanto sarà quella da abbinare alla foto che rimane, no? E’ con questi pensieri che, da sopra un dosso, assisto sorridendo alla corsa pazza dei ragazzi verso il punto di controllo numero 1, quello più lontano. Finisco la mia passeggiata in un tempo ragionevole, godendo della mia superiorità tattica guidata dall’esperienza, e sento due ragazzine dell’Orienteering Piné che, in due, fanno la metà dei miei anni: “A quella più lontana non siamo andate, tanto la foto da abbinare era quella che rimaneva”. Bare! Scorrette! Non si fa così! Inutile: non c’è più la gioventù ingenua di una volta


Domenica pomeriggio, dopo un altro breve momento di catalessi, si sale a Rizzolaga per il percorso “curve di livello” disegnato da Marco Bezzi. Rizzolaga + Marco Bezzi + curve di livello è una cosa che è stata messa al bando persino dall’Universo Marvel, perché né Iron Man né Capitan America si sono sentiti in grado di affrontare la cosa. Però bisogna leggere anche tra le righe: innanzitutto “Rizzolaga” non è altro che un modo per dire “Bedolpian, la parte nord”… e qui ci scatta immediatamente il primo ammonimento: se non vi piace Bedolpian, io non vi voglio nemmeno conoscere! Quindi dire “curve di livello a Bedolpian (Rizzolaga)” non è la stessa cosa che dire “curve di livello a posto-qualunque-in-Lombardia” (ma possiamo anche togliere “in Lombardia”). Bedolpian è Bedolpian. E parimenti la chioccia Marco Bezzi, quando ha a che fare con i suoi pulcini, si trasforma davvero nell’orso buono: il video, se ci fosse, della sua spiegazione delle curve di livello con tanto di modellino in cartone autoprodotto (con collinette e depressioni, una roba da esporre al Guggenheim), sarebbe virale su youtube! A me tocca cimentarmi sul percorso Long-non-facilitato (dalla vegetazione), ma Bedolpian è Bedolpian e non fa paura: vedo passare Damiano Bettega e qualche altro pulcino del Trentino, poi Metka, incrocio Kristian ed in capo a un’oretta abbondante di cimento sono di nuovo al ritrovo. Potenza degli antidolorifici, forse, ma anche di come Marco ha congegnato il percorso…


Resta così da affrontare l’ultimo appuntamento del gemellaggio: la gara promozionale di Pasquetta, sempre a Bedolpian (sud). Promozionale sti caxxi! Al via del percorso Agonisti si presenta un po’ po’ di roba che farebbe valere la gara almeno 90 punti in lista base, e in più c’è Jonas Rass (adesso lo dico: il più forte orientista italiano degli ultimi 20 anni, poche storie!). Io mi sono iscritto, viste le condizioni, sul percorso “Rosso”, ma lo SCHERZONE è in agguato e mi ritrovo nella lista degli Agonisti; questa volta, però, devo limitare le mie ambizioni di punire per benino i vari Zagonel, De Bertolis e compagnia (Rass no, lui è intoccabile): mi aspetta infatti il ritorno a Milano e l’apocalisse autostradale, quindi declino e ritorno sul percorso Rosso, con partenza presto e sparizione immediata subito dopo lo scarico della si-card. 

La descrizione che segue della mia gara NON è influenzata in alcun modo dalla lettura (non ho ancora letto) di altri blog e dei relativi commenti. Quello che però voglio dire al giovane tracciatore Stefano Raus è che una bella tirata di orecchi non gliela leva nessuno! Prendiamo per esempio la collocazione del punto 7: io un punto del genere però non l'avrei messo. Dopo una tratta lunga e interessante come la 6-7 un esperto tracciatore dovrebbe aver letto il “Manuale del Tracciamento dei percorsi per Impiegati Panzottelli”: i quali, dopo aver faticato e sputato l’anima (e anche altre cose) in salita, appena vedono un dolce declivio che, in un bosco da fiabe, degrada lentamente verso valle su un tappeto di erica e fiorellini, cominciano a correre per la prima volta dopo tanti anni come Peter che insegue Heidi! E quindi hai voglia, al momento di rallentare per cercare il punto, a mettere fuori flap, retrorazzi, invertitori di spinta e paracadute: una volta che si sono fermati, nell’avvallamento a sud-ovest appena fuori dal cerchietto, si capisce lontano un miglio che una tantum sono finiti lunghi. Era dunque IN QUELL’AVVALLAMENTO dove mi sono fermato io che dovevi mettere il punto, caro Stefano, mica 60 metri prima!

Trovata la 9 più per culo che per anima, scovata la 10 senza né culo né anima perché sono rimasti alla 9, arriva un’altra tratta lunga 10-11: risalendo il pendio non so se mi quadravano molto i disboschi e le tracce di sentiero, perché ero più impegnato a gestire respirazione affannosa, battiti cardiaci a ritmo Phil Collins, miraggi e Nere Signore con la Falce; ma è sicuro che mi sono trovato inequivocabilmente sulla sella giusta, nella palude giusta, nell’avvallamento giusto e infine (incredibile!) nel punto giusto. E no, Stefano Raus! Così non si fa! Cioè… adesso vuoi dire che se l’Impiegato Panzottello legge la mappa, capisce i contorni delle curve di livello e trova le paludi… poi trova anche il punto? Ma n’do che sente po’… in Svezia? Cortesemente, la prossima volta, un particolare meno definito e meno inequivocabile… che poi non posso riposarmi per cercare il punto tutto attorno, mi tocca ripartire subito verso quello successivo e rischio di sbagliarlo e di far sbagliare anche Pedrotti!!! (ah no… lui ha sbagliato lo stesso).



E così, nonostante l’ospitalità del bosco di Bedolpian e dei ragazzi trentini, anche questo gemellaggio va in giudicato. Sulla strada del ritorno non troviamo nemmeno l’apocalisse autostradale e, quando Matteo Sandri mi telefona per chiedere se qualcuno della Polisportiva Bissinese che non è rientrato alla base è in macchina con me, io sono già ad Agrate alle porte di Milano.

Che dire quindi in conclusione, se non un saluto a Dario P. che mi offre sempre la sponda, a Zonori che comunque si vendicherà di me in occasione della Rugby World Cup a settembre, ed ai ragazzi che hanno gestito il gemellaggio Trentino-Salzburg? Se tutto riprende ad andare per il meglio, la mia conclusione è una sola, e stavolta la uso per me medesimo: I’M BACK IN BUSINESS!