Stegal67 Blog

Sunday, July 02, 2017

I’m not Superman… (con sorpresa finale)


Io non sono Superman, anzi: negli ultimi tempi mi sono scoperto vulnerabile come mai prima. Ma ho una cosa in comune con Superman: così come l’uomo d’acciaio aveva la sua Fortezza della Solitudine dove riposarsi e dove custodire gli oggetti a lui più cari, anche io ho una mia Fortezza nella quale riesco a rimettere insieme ricordi e pensieri, scacciare le ansie e riprendere slancio per proseguire il cammino. Superman, con un certo qual snobismo, non si accontenta di un luogo meno peculiare del Polo Nord per ubicare la sua fortezza. Io, più modestamente, mi accontento di un piccolo paesino della Val di Non al quale si arriva percorrendo una unica strada senza altre uscite: Tavon.

Casa.

Qui ci sono i ricordi, ci sono alcuni “what if…” della mia vita passata, ci sono cose belle di quando ero bambino e cose molto meno belle di quando ero ugualmente bambino. Non c’è un solo mattone, metro di strada, finestra che non mi ricordi qualcosa, anche se l’urbanizzazione della provinciale tra Coredo e Tavon non me la sarei mai immaginata quando, da bambino, andavo a giocare nei campi di papaveri a bordo strada con le mie amiche Claudia e Luciana.

Non c’è un altro posto nel quale preferirei trovarmi quando ho bisogno di tornare a sentirmi me stesso. Mentre torno a scrivere il blog, posso guardare fuori dalla finestra e vedere il campanile, vedere la Forcola e la Val di Non che digrada lentamente verso la Rocchetta e, in fondo, la Paganella e il Bondone se la giornata è particolarmente tersa, o guardare dall’altra parte e guardare la conca del Monte Peller che mi accompagna da quando ero bambino. Per questo motivo sono tornato qui appena possibile, con mia madre, a tre settimane dalla scomparsa di papà: perché volevo ritrovare me stesso e perché sapevo che l’orienteering avrebbe potuto aiutarmi, e con il mio sport anche tutta la famiglia allargata di amiche e amici che da lontano avevano saputo degli ultimi eventi e che mi hanno sostenuto con messaggi, telefonate, l’affetto mostrato in mille modi diversi e sempre con un unico obiettivo: essermi vicino. Volevo ritrovare tutti quanti e, insieme a loro, ritrovare anche me stesso.

L’occasione propizia è venuta con il fine settimana di Campionati italiani Sprint e Middle, e con essi la gara del venerdì sera disputata a Mezzolombardo per il Trofeo “Carlo e Franco”, ovvero Carlo Dorigati e Franco Casatta cui l’Orienteering Mezzocorona dedica ogni due anni un trofeo alla loro memoria. Per me è stato un privilegio poter essere chiamato ancora una volta a coprire il ruolo di speaker; immaginavo che non sarebbe stata “una volta come tutte le altre” perché la mia mente ed il mio cuore ancora adesso reagiscono in modo imprevisto ai ricordi ed alle emozioni. Mi sono preparato mentalmente venerdì mattina, girando per conto mio per Tavon e Coredo e per i boschi della mia infanzia, andando a cercare con la memoria i ricordi di mio papà ed i miei personali.

Casa. La mia Fortezza della Solitudine.

Quando mi sono sentito pronto, ho imbarcato a bordo dell’auto mia madre e sono sceso a Mezzolombardo. Era il momento di ricominciare a far girare anche questo ingranaggio della ruota (un ingranaggio che gira da 25 anni). Ingranaggio della ruota… la ruota della vita che ricomincia a girare… mi sentivo tutto imbottito di una certa “retorica dell’assimilazione del lutto”.


Poi è arrivato papà Pezzé. A lui devo ancora una birra per aver reso possibile, con una sola frase di incitamento alcuni anni fa, il completamento dell’ultima Orienteering Marathon cui ho partecipato. E’ andata più o meno così: dal momento che sono lo speaker, non posso partecipare ad una gara a staffetta che prevede due soli frazionisti per squadra e tre cambi di testimone per quattro frazioni in tutto; ma dato che sono lo speaker e che faccio sempre le gare prima degli altri (talvolta anche il giorno prima…), ho proposto di correre da solo tutte e quattro le frazioni della gara di Mezzolombardo (nella classifica la mia squadra vede come componente femminile una certa SHAron D. OWen, ovvero la mia ombra femminile che per una volta è scesa dall’Aventino ed è venuta a darmi una mano). Primo giro: mi sentivo bello vispo e pimpante, d’altronde corro quasi in casa; le gambe girano bene e mi sento persino atletico e ginnico!
Primo cambio per il secondo giro: quando affronto la prima salita, le gambe mandano un messaggio chiaro “Pistola! Devi fare tutti i quattro giri da solo! Gli altri partiranno più freschi o si riposeranno tra un giro e l’altro… rallenta!” e ho rallentato. Secondo cambio e inizio del terzo giro: sfiga. Rispetto al changeover precedente, sono arrivati un bel po’ di concorrenti che mi vedono passare ansante e paonazzo come una barbabietola o una cipolla di Tropea. Tra questi papà Pezzé. Vorrei cercare di fare bella figura ma… insomma… faccio quello che posso! Terzo cambio e inizio del quarto giro: passo di fianco al gruppo del Gronlait e sento distintamente la voce di papà Pezzé “Ma pensi di essere sulla ruota del criceto?!?”. Il concetto di ruota non è mai stato esposto più chiaramente e più efficacemente come da Roberto in un caldo pomeriggio di Mezzolombardo: ho affrontato i gradini all’inizio del quarto giro ridendo di gusto come un matto, come non facevo da tanto tempo, e ho smesso di ridere soltanto quando la scelta era se continuare a ridere o trovare l’aria per finire la mia staffetta individuale.

Grazie Roberto!

La gara “vera” ha visto andare in scena una kermesse di livello eccezionalmente alto, con le squadre che si sono date battaglia dal primo all’ultimo metro, tutti incuranti del fatto che nei due giorni successivi sarebbero state assegnati i titoli italiani e che qualche tossina avrebbe potuto rimanere nelle gambe. Sono stra-sicuro che Carlo e Franco, dall’alto, abbiano approvato.

Sabato mattina spostamento a Vigolo Vattaro per i Campionati Italiani Sprint. Una gara sotto il solleone, prima dell’arrivo dei circa 800 concorrenti, nella quale sono andato a cercare i passaggi all’ombra per evitare di mandare il motore (già abbondantemente sfiatato di suo) in ebollizione! Dalla 7 alla 8 vivo un autentico “Tenani-moment” in quanto capisco che le due tratte che mi portano al cambio carta sono talmente lunghe, ma a tratti talmente dritte, da consentirmi di studiare in corsa la seconda parte di gara; mi sento talmente reattivo che riesco a studiare (non a mandare a memoria, ma quasi) le tratte fino al punto 12: ovviamente poi sbaglio la 13! Ma si tratta proprio del finale di gara, talmente veloce che mi ritrovo proiettato al traguardo in un battibaleno. Il mio Campionato Italiano Sprint è finito e sono pronto a dare il calcio d’inizio a quello degli altri: il commento al microfono, a tratti fantasioso, è evidentemente condizionato dalle tre birre che mi vengono offerte dagli organizzatori per compensare la caldazza del pomeriggio di Vigolo Vattaro.
Premiazioni e tutti a nanna. Tutti compreso lo speaker, che all’alba di domenica è atteso dal percorso Elite del Campionato Italiano Middle. E finalmente posso dire di essere tornato a fare una bella gara in un Campionato a Media Distanza! Il mio tempo è valido per una delle ultime posizioni, ok, ma sono decisamente contento del fatto mio e, soprattutto, di aver fatto volare tutte le lanterne della parte alta della carta, quelle che mi hanno fatto pensare per una mezz’ora abbondante “ma posso avere tutte le lanterne messe in questa parte di bosco?”. In una descrizione della mia gara lanterna per lanterna “comme un Dariò Pedrottì” dovrei dire:

pusillanime alla 1 = strada, sentiero verso nord-est, al bivio a sinistra e poi dritto al punto (detto anche “giro del fullo”)

imbarazzante alla 2: l’avvallamento alla fine l’ho trovato, ed ero 4 curve di livello più in alto

lentissimo alla 3, cauto alla 4 e poi improvvisamente mi sento pervaso dallo spirito di Daniel Hubmann alla 5, alla 6 (era un avvallamento?), alla 7 in un bosco scuro ma bellissimo, alla 8 in un bosco ancora più bello. La 9 ha il suo bel rudere a fare da sentinella, alla 10 sono Robin, alla 11 sono Batman e quando percorro le tratte dalla 12 alla 14 sono immerso nel bosco delle fiabe e non ho un solo pensiero negativo in circolo.

Dicono le leggende del nord che nel bosco dimorano delle creature fantastiche che ogni tanto giocano qualche piccolo scherzo innocente all’occasionale viandante. Qualcuno chiama queste creature folletti o elfi o gnomi. Ma tutti quanti sappiamo che si tratta solo di leggende, no? Ecco: non proprio. Ci sono occasioni nelle quali la spiegazione più razionale alle mie peregrinazioni nel bosco è che ci sia in giro qualche folletto che sta cercando di farmi fesso: sono lì con la mappa in mano, una mappa che dovrebbe spiegarmi tutto per filo e per segno… “lì c’è il verde, lì c’è la salita, lì spiana…” e l’unica spiegazione davvero razionale che mi passa per la testa è che ci sono in giro i folletti. Probabilmente è anche una questione di concentrazione! Nella domenica di Sabbionare, i folletti e gli elfi sono in giro davvero, ma sono tutti lì per darmi indicazioni di dove troverò la prossima lanterna!

Sono in gara da ormai un’ora e mi sembra impossibile riuscire ad identificare così bene i particolari del terreno che trovo disegnati in mappa. Leggo tutti gli avvallamenti e le canalette ed i cambi di vegetazione, e quando infine trovo il paletto del punto 18 più per culo che per anima (ero salito tra le due collinette più per dare una occhiata intorno che sicuro del fatto mio) mi dico che se avessi abbastanza tempo mi farei dare una seconda cartina (magari la W Elite) per poter tornare nel bosco. La 19, se presa dalla curva della strada a nord est, non è sbagliabile nemmeno bendato perché c’è un “imbuto” (definizione by Andrea Rinaldi) che mi porta dritta al punto. Per la 20 c’è un avvallamento\fossato che parte dalla strada e che va giù dritto al punto come la canna di un fucile. Per la 21 si tratta “solo” di scendere e risalire dalle voragini che si frappongono tra me e l’area di semiaperto, ed alla fine di quell’area mi appare lo zio di tutti i cocuzzoli e so che la mia gara è finita. Persino lo schuss finale è in leggera discesa!

Si. Ok. Le 4 ore successive di commento al microfono saranno a tratti leggermente enfatiche e con un tono che avrebbe fatto passare Giampiero Galeazzi per il conduttore del TG1 degli anni ’70. Ma ormai si sarà capito il motivo per il quale lo speaker va nel bosco prima degli altri: per tutte quelle quattro ore di commento ero ancora pervaso dalla bellezza del bosco nel quale ho gareggiato dalla quarta alla quattordicesima lanterna. E anche dallo spirito sportivo e di amicizia delle squadre che sono venute a Mezzolombardo a ricordare Carlo e Franco.

E, si, dal fatto di essere tornato a casa. Domani mattina si parte per un’altra avventura: Primiero Orienteering Week. Stasera sono a casa, nella mia Fortezza della Solitudine, e mia madre legge qui seduta al tavolo di cucina le parole che senza alcuno sforzo e senza bisogno di alcuna correzione fuoriescono dalla tastiera. Guardo a sinistra, vedo l’orologio del campanile all’altezza della mia finestra. Tres è sullo sfondo, la Forcola non ha il cappello di nuvole e quindi c’è da sperare nel bel tempo.

Sono a casa. Finalmente.

*** ***

Post scriptum: oggi al Lago di Coredo ho assistito alla quarta edizione del “Predaia Boat”, una gara sprint per i dragon boat. Ecco la foto dello speaker e della aiutante speaker:

Non sperate di vedermi conciato così alla prossima edizione dei Campionati Italiani Long e Staffetta al Cansiglio! Non ci sperate proprio!!! (ma dove l’hanno trovata una co-speaker come lei?)

1 Comments:

At 8:51 AM, Blogger LARRY said...

Ma puoi almeno vestirti da aiutante-speaker. Chissà se fa la manovra a sorpresona di ortolana memoria...?

 

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