Stegal67 Blog

Sunday, November 08, 2009

Il mio mese di ottobre non è ancora finito!
All’inizio di ottobre di quest’anno, infatti, doveva concludersi un progetto lavorativo che mi vede “sul pezzo” già da due anni. Un progetto sanguinoso in termini di impegno e di inca$$ature, un progetto che nelle intenzioni dei grandi capi doveva avere un follow up (un periodo di rientro dai guai) di appena un paio di settimane.
Sarà.
E’ già passato più di un mese ma la situazione non accenna a migliorare, e sia ieri che oggi non sono mancate telefonate, mail, decisioni da prendere con i colleghi che si sono dati i turni al lavoro. Intanto il tempo passa... siamo arrivati a novembre ed è andata in cantiere anche la bi-gara di Casatenovo.

Bi-gara alla quale, in queste condizioni, sono arrivato in condizioni ovviamente disastrose. Quindi perchè rinunciare a fare la MA nel Campionato Regionale Sprint? :-)
Sulla gara di Giovenigo, immagino che qualche lettore si aspetterà un commento soprattutto sul post-gara che mi ha visto mio malgrado protagonista... ebbene, questo lettore si sbaglia: non è certo in un blog che assume talvolta dei toni dissacranti che si devono trattare argomenti delicati come giurie, ricorsi (che non ci sono stati) e quant’altro.
Nondimeno posso ammettere che in un paio di momenti, oggi, ho ripensato a quanto scrissi in un’altra occasione, ed ai commenti che ne seguirono. E posso dire che, nel giusto o nell’errore, sono stato contento di trovarmi direttamente coinvolto nella decisione. Che può aver sicuramente scontentato più di qualcuno, ma che affermo di aver preso in totale serenità e trasparenza.

La gara sprint mi ha soddisfatto, non fosse altro perchè prima della partenza me la aspettavo completamente diversa (più asfaltosa e meno boschiva), poi quando mi sono trovato con la mappa in mano me la sono ritrovata completamente diversa (molto boschiva e poco scorrevole, quasi middle) e poi quando mi sono trovato lungo il percorso ho capito che avevo toppato due volte: era boschiva ed insieme molto scorrevole ed anche a tratti asfaltosa. Tutto insieme, insomma. Nessun problema, se non sulla famosa lanterna 55 nella quale abbiano cercato invano in 5, e qualche difficoltà a gestire il mio peso sulle ripide balze in salita o sui salti da una curva di livello all’altra in discesa. Ho visto un Matteo Crippa già lanciato verso ambiziosi traguardi futuri ed alcuni amici che non vedevo da tanto tempo (papà Marco Bambozzi e mamma Silvia Spocci) ad accoglierci al traguardo con quel calore che la pioggia intermittente non poteva offrire (e se per questo neanche la neve a bassa quota vista nemmeno troppo in lontananza).

Dopo una pausa un po’ troppo lunga per i miei muscoli, parto per penultimo nella gara di Trofeo Centri Storici; penultimo e quasi ultimo, visto che dietro di me parte a due minuti il grande russo Eduard. Il quale impiega 7 lanterne per raggiungermi e staccarmi (pensavo meno! Ma veramente molto meno! Poi scoprirò che Eduard si è infortunato e sarà costretto al ritiro... buona guarigione campione).
Contrariamente alla gara sprint, non sono rimasto molto colpito dalle prime 8 tratte di questa seconda prova: tutte abbastanza lunghe ed oggettivamente facili, molto “guidate”... quindi la testa che non deve fare sforzi per stare in carta ed ha tutto il tempo per annoiarsi. In questo, ci mette molto la mia andatura veramente bolsa, e in questo periodo quanto mai impiegatizia e panzottella: se imbocco una strada dritta lunga 500 metri senza sbocchi a destra o a sinistra... insomma, lo so già da solo che per un paio di minuti almeno non avrò altro da fare che far andare le zampe!
Avrei sicuramente preferito qualcosa di più articolato, o qualche grappolo di punti, una score... tutto questo però finisce alla lanterna 8, quando il giudice posizionato sulla lanterna mi segnala che è il momento di lasciare la carta e di procedere “memory” sugli ultimi 4 punti.

Una prima pensata 8-9 un po’ lenta e un po’ sbalestrata, poi una confidenza sempre maggiore anche se in zona punto ricordare l’effettiva localizzazione della lanterna non è affatto facile. Mi tocca passare per due volte dalla lunga eterna salita del cimitero, ma bene o male vengo a capo delle 4 tratte senza grossi problemi. Mi ritroverò così a metà classifica... con qualche sorpresa: ho davanti compagni di viaggio che pensavo (speravo) di poter battere, e ho dietro altri compagni di avventura che non speravo (e non pensavo) di poter battere.
Forse... potere della sequenza memory. E a questo punto mi sarebbe piaciuto poter gareggiare ancora con la si-card: sarebbe stato interessante vedere i tempi delle sole tratte memory 8-12, no?
Magari è un suggerimento per la prossima gara tracciata da Ivo, che riesce sempre a sorprenderci in positivo con qualche novità.

Thursday, October 22, 2009

Scrivevo nel lontano 22 ottobre 2006
http://stegal67.blogspot.com/2006_10_01_archive.html

Domenica bestiale.
Nella mia carriera di orientista di cose un po’ pazze ne ho fatte (compreso il fatto di essere un orientista...). In passato ho provato più volte a partecipare a due gare nella stessa giornata (...), ho fatto il terzo frazionista H35 ai Campionati Italiani e poi sono stato ingaggiato per una gara del criterium CSI a Villazzano sulla strada per tornare a casa. (...) ho convinto gli amici a fare un trittico “Bedolpian + Anterivo + Molten” tra sabato pomeriggio e domenica mattina.

Oggi, però, ho battuto il mio record, ed è tutto da vedere se è un primato solo mio oppure se è un primato di società, regionale, italiano, una vaccata...Ho partecipato infatti a due gare che si sono disputate nello stesso momento in due nazioni diverse.“

E raccontavo di come, con la complicità degli organizzatori, ero riuscito a prendere parte alle 9.30 alla gara di Monte San Giorgio (Svizzera) e alle 11.30 alla gara di Lipomo (Italia)

Cari amici vicini e lontani, avete la possibilità di bissare!

Domenica 25 ottobre a Bosco Solivo (Novara), per l’organizzazione della mia società ASD Unione Lombarda Milano, gara di Trofeo Lombardia e Trofeo Interregionale Nord-Ovest.

Domenica 25 ottobre a Menaggio (Como), per l’organizzazione Asco Lugano, gara di Trofeo Miglior Orientista Ticinese.

Certo che... noi milanesi per trovare una carta siamo dovuti andare appena al di là del confine con il Piemonte. E i ticinesi sono venuti appena al di qua del confine di Brogeda, nella stessa data, in Lombardia (e, per quel che ricordo, credo che siano stati i rossocrociati a spostarsi al 25 ottobre per una gara altrimenti posizionata in altra data).

Il che mi fa venire in mente un altro post:
http://stegal67.blogspot.com/2009_01_01_archive.html
nel quale scrivevo (inizio anno)
“Ciò che mi ha deluso, in questo 2009, è che vedo un sacco di sovrapposizioni tra due realtà che dovrebbero cercare in qualche modo di comunicare meglio o di darsi un aiuto reciproco: parlo della Lombardia e del Canton Ticino.”

Ma in fondo non c’è molto da dire, no? Alla fine domenica c'è una gara per tutti i gusti, quella lombarda appena di là del Ticino (inteso come fiume) e quella del Ticino (inteso come cantone) appena al di qua del confine nazionale.
Io, lavoro permettendo, sarò ad aspettare all’arrivo i 170 concorrenti della gara piemontese.

Però mi dispiace davvero il fatto di non poter far festa a Bosco Solivo con un bel numero di amici ticinesi, che credo sarebbero senz’altro arrivati in parecchie decine a fare la nostra gara; e mi dispiace allo stesso modo di non poter gioire a Menaggio in compagnia di almeno un centinaio di altri orientisti italiani che come me sarebbero andati sulle sponde del lago a rimpolpare i 250 ticinesi al via.

Chissà, spero che l’anno prossimo, o in un’altra vita orientistica, qualche santo provvederà a fare in modo che le forze in campo si concentrino e non si disperdano in modo così vistoso e (forse) un po' triste. Vista così, oggi, mi sembra una occasione davvero sprecata.

Wednesday, October 21, 2009

Con la gara del Parco Lambro di domenica scorsa si è chiusa praticamente la mia stagione orientistica. Il freddo che avanza, la stanchezza, il lavoro che mi sta piegando (siamo sempre ben oltre le 15 ore di media giornaliera week-end compresi)... tutti fattori che non mi invogliano molto ad immergermi nei boschi alle luci dell’alba.
Sintomatico però il fatto che l’anno di grazia 2009 si chiuda con una gara di trail-O, ovvero “come non pensavo di finire l’anno sportivo”.

Trail-O. Una delle novità più forti di questa stagione. Una disciplina che quest’anno è diventata sempre più interessante ed anche sempre più razionale... nel senso (come dice il maestro Rusky) che anche le classifiche cominciano ad avere una loro connotazione quasi stabile, e per migliorare le posizioni in classifica bisogna veramente applicarsi, concentrarsi, impegnarsi: non è più il momento dei “parvenu” che arrivano e sbancano, magari con un po’ di fortuna o di incoscenza, il lotto dei concorrenti.

“Parvenu” però è l’immagine della mia stagione trail-orientistica nella quale, ripensandoci, avrei voluto partecipare solo a qualche gara “easy” nel senso di facilmente raggiungibile, se possibile con qualche corsa di contorno (o viceversa, corsa con trail-O di contorno)... La stagione è girata sui cardini quel sabato mattina che la GOK-machine prese la strada dell’outlet di Serravalle e poi proseguì fino a Loco di Rovegno. Lì ho capito che il trail-O stava diventando una bella passionaccia da “orienteering da fermo” che era o da “chess-orienteering” come un po’ l’avevo considerata a torto.

Difendere la vittoria dell’Unione Lombarda nella Coppa Italia a squadre 2008, migliorare la mia tecnica e la mia concentrazione nel trail-O, adattarmi quanto più possibile ai cambi di scenario, ai tracciati, a comprendere il regolamento è stato un tutt’uno.
Quel tutt’uno che mi ha portato a scorgere, da una decina di metri di distanza, che quel Diploma per il sesto posto nella classifica finale di Coppa Italia che Giuliano Michelotti stava maneggiando... con tutte quelle lettere un po’ panciute nel cognome... forse era proprio il mio diploma!

E si. Il settimo posto finale nella prova del Parco Lambro mi ha aiutato a conquistare quel premio per il quale devo (io, ma anche il quinto ed il quarto) ringraziare il coach Roberta Falda che sta cercando di creare un gruppo unito e soprattutto solido impegnandosi all’interno delle gare non solo per la propria gloria e posizione personale ma anche per aiutare l’approccio alla gara stessa degli altri concorrenti.

Ne so ben qualcosa io! Potevo forse esimermi dall’arrivare al Parco Lambro in giacca e cravatta direttamente dal lavoro (dove stavo dalle 5 del mattino)? Dire che sono giunto al ritrovo un po’ sbalestrato è dire poco... per (mia) fortuna Piero mi ha subito scaraventato verso la lanterna di prova, giusto per ritrovare un po’ di confidenza coi punti cardinali. Bibi mi ha letto il comunicato gara, visto che i miei occhi guardavano quel foglio bianco come se fosse scritto in antico klingoniano. Roberta mi ha accompagnato alla partenza cercando di farmi rifiatare, avendomi visto in iperventilazione da stress da ufficio.

Lo dico perchè così, quando guardate certe classifiche del trail-O, se vi accorgete che Stegal è arrivato davanti dovete pensare che al mio risultato hanno contributo anche loro!!! (che probabilmente potrebbero dedicare alla loro gara ed al loro divertimento le energie che spendono per tenere calmo “il matto”... che poi va a finire che ad Helsinki ci va lui).

La cronaca della gara... quella l’ho cestinata domenica sera visto che non serviva più. La cronaca migliore che ho letto è quella di Marco G. sul suo blog (un altro che è arrivato dal lavoro sabato mattina). Ho avuto un po’ di panico sui punti a tempo, ma solo ed esclusivamente perchè sapevo che avrei trovato degli amici e non volevo fare la figura del deficiente... capitemi: faccio i primi tre punti a tempo con Davide e Paola, e metti che non ci capisco niente e dico “A, B, C” e magari li sbaglio tutti e tre! Che figura ci faccio con loro che magari un po’ facevano anche il tifo per me?

Per fortuna il primo punto è andato via abbastanza liscio (il mio tempo è paragonabile a quello necessario per leggere questo pezzo...). Idem il secondo ed il terzo, sempre con tempi da era geologica! 14 su 16 poi nei punti sul tracciato, e mi sta bene così: un errore di disattenzione all’inizio (lanterna indicata giusta ma punzonata non dal punto di osservazione corretto) ed un errore a metà gara sul punto 10, dopo aver forse individuato la trappola n. 1 (punto collocato al di là di un sentiero che non si vedeva dal punto di osservazione) ed essere caduto nella trappola n. 2 (collocazione del punto rispetto al limite di vegetazione).

Due errori che potevo evitare (ma sono quasi tutti così, col senno di poi, gli errori che si fanno nel trail-O), ma che potevano benissimo essere quattro se non avessi individuato un po’ per i capelli o con un po’ di follia la ratio che Remo Madella aveva utilizzato per posare il punto 8 e per il punto 16. A proposito di quest’ultimo punto, devo dire che mi è proprio piaciuto: 3 punti molto vicini tra loro dalla stessa piazzola di osservazione, con i primi due a fare da “invito” o da “effetto condizionante” per una magnifica e sbagliata risposta al terzo punto (solo chi era lì può capirmi).

Nelle considerazioni post-gara, mi inchino ancora una volta davanti al talento ed alla bravura dei più bravi: Guido Michelotti che è sicuramente in grado di diventare (se non lo è già) un pezzo da 90 nel trail-O, Renato Bettin, Daniele Danieli ed il mio compagni di squadra Marco. Ma se devo dire grazie al trail-O per qualcosa, ebbene è per il fatto che ho avuto modo in questa stagione di conoscere degli orientisti prima d’ora assolutamente sconosciuti (giusto dei nomi in una classifica) che si sono rivelati delle persone veramente squisite: è stato un piacere condividere con alcuni di loro anche la trasferta di Helsinki, nella quale tutti si sono comportati come una vera squadra per gestire e per mettere un freno alle bizze di colui che risponde alle mentite spoglie di Stegal, il trail-o-ista, giunto in questo momento alla 16° ora di lavoro in questa giornata che si va a chiudere solo dal punto di vista del quadrante dell’orologio.

Monday, October 12, 2009

Estrazioni del lotto svizzero a numeri

...
Venerdì 9 : 07 45 22 15
Sabato 10 : 03 20 23 20
Domenica 11 : 06 20 19 30
Lunedì 12 : 07 05 21 40
Martedì 13 : 01 15 ...
(to be continued)

Forse sabato mi addormenterò sulla sedia dei punti a tempo, se riuscirò ad arrivare alla gara...

E non chiedetemi perchè il pezzo di presentazione della finale di Coppa Italia di trail-O non riporta il mio nome tra coloro che possono ancora vincere...

Thursday, October 08, 2009

Avevo in mente una serie di incipit diversi per la finale di Coppa Italia di Vallombrosa: “Chissà se un giorno qualcuno mi troverà stecchito nel bosco” oppure “Stanco! Troppo stanco per fare la differenza!”. Alla fine ho deciso per qualcosa di più ottimista...

“Le virtù taumaturgiche del primo punto di Vallombrosa”

Antefatto. Nella settimana precedente la finale toscana, ho fatto più chilometri di un camionista turco sulla linea Perpignan-Smirne, ho fatto più ore di lavoro di un pakistano a Londra, ho avuto addosso più pressione di una pallina colpita da Federer. Il colpo di grazia è arrivato dalla strada (diciamo non proprio una freeway) che mi ha portato a Villa Pitiana.
Una notte non proprio tranquilla, con annesso svenimento quasi-multiplo, ed un risveglio traumatico all’alba con stomaco chiuso + impossibilità di nutrirmi a sufficienza sono stati il preludio ad una mattinata nella quale mi aspettava il percorso M40 di Adriano Bettega (su 1:15.000!) e la gestione dello speakeraggio.

Avendo la possibilità di parlare con il medico di gara, che era sull’auto con me lungo il tortuoso tragitto verso l’abbazia di Vallombrosa, ho cercato di capire se (per caso) non avesse una pillolina miracolosa che mi consentisse di essere in forma per la gara e per il post-gara, e magari che mi facesse anche correre veloce come Rigoni! (il doping... quando ci vuole ci vuole!!!) Non volevo ripetere l’esperienza di Bedolpian 2008, gara di cui ancora non ho ricordi di sorta nonostante ancora a Vallombrosa qualcuno mi dicesse “ci siamo incrociati”...

Il risultato è stato una permanenza per una decina di minuti nella tenda-infermeria a farmi provare pressione, battito cardiaco, riflessi... ed un sentito e ripetuto consiglio di rimanermene in tenda e lasciar perdere tutto quanto. Un attimo di distrazione del doctor... e voilà sono già sulla jeep della Forestale che mi porta in partenza! Un po’ sbalestrato (io, non la jeep...o forse anche la jeep) ed un po’ imballato (la jeep... e forse anche un po’ io). Continuo a ripetermi che non voglio ripetere l’esperienza di Bedolpian 2008, anche se non so bene se e quanto sarò in sentore nel momento in cui dovessi sentirmi ancora male.

Eccomi. Sono in partenza. Ester mi passa la cartina e mi da il via alle 8.42. Le orecchie rimbombano come se fossi in una camera d’aria, la visione è un po’ tubolare... Il compito è arduo: essere all’arrivo in un’ora e quindici minuti. Il primo punto non sembra difficile: scendo lentamente lungo le curve di livello per evitare ogni forma di risalita, e dopo 3 minuti attacco la zona punto. Vedo un grande avvallamento, quasi una specie di cava, e mi sembra di riconoscerlo come quello che sovrasta la roccia col punto. Che, puntualmente, è lì a 10 metri da me. Punzono.

E, improvvisamente, tutto torna tranquillo. Le orecchie non rimbombano più, la visione oculare diventa perfetta. Il bosco sembra bellissimo, le gambe hanno voglia di lasciarsi andare... ed il secondo punto non è così lontano. Attraverso una zona di verde 1 lungo una traccia che mi mantiene i cespugli ben distanti, e poco dopo sono al secondo punto.
Poi il terzo punto, tutto in discesa. Per il quarto opto per risalire di una curva e rimanere nella zona pianeggiante sopra gli avvallamenti. La consueta traccia nel verde mi consente di attaccare 5 e 6 stando in curva di livello. Per la 7 si scende ancora, così per la 8 che affronto “alla Batman”... e la lanterna mi corre incontro festosa e mi consente di lasciarmi andare in un altro “Si! Io sono Batman!” tanto non mi sente nessuno (i vantaggi di correre all’alba).

Insomma... il percorso M40 di un già-campione-italiano (Oscar) è qua
http://4.bp.blogspot.com/_pSGW1HXZ-oc/SszJWqZf5YI/AAAAAAAAAXo/sAtz5KDeuxo/s1600-h/Photo002+percorso.jpg
I primi metri in salita li farò in uscita dalla 10, ma solo per uscire dall’avvallamento e francamente fino alla 15 non troverò salita (a meno di non voler considerare come tale un paio di curve in 400 metri di strada...). Soprattutto, non avrò più un pensiero negativo sul mio stato di forma, non avrò più problemi. Troverò sulla mia strada dei caprioli e persino una famiglia di leprotti più perplessi che spaventati, ed avrò modo di dare a metà del mio cervello (l’emisfero delle fantasie) la soddisfazione di pensare “Si! Sembri proprio Rigoni!”... così l’altra metà del cervello (quella razionale) può rispondere “Hai una vaga idea di quanto veloce andrà Rigoni in questo bosco???”.

Poco importa. Riesco a venire a capo del finale in salita ed alle 9.56 sono al traguardo. Il risultato non è importante. Il fatto che ancora una volta il bosco mi abbia guarito dalle fatiche del lavoro... questo si che è importante! Le energie rimaste (poche) le dedicherò a cercare di tenere compagnia agli atleti prima e dopo la loro gara... con un ringraziamento speciale a Marino Cipriani che, bottiglietta di grappa alla mano, è venuto a soccorrermi nel momento in cui stavo cedendo per evidenti limiti fisici.

Ma era solo un esaurimento fisico, non mentale. La testa, quella me l’ha messa a posto il primo punto del bosco di Vallombrosa. “Rimedio Bettega”. Da brevettare.

Wednesday, September 30, 2009

La prima parola che mi è venuta in mente è stata “Pazzo!”. ... forse no. >Forse la parola è stata “Razzo!. ... Neppure ... “Mazzo!” ??? Qualcosa del genere, non ricordo bene.
Quel che ricordo è stato il momento in cui ho aperto la mia casella di posta ed ho trovato una e-mail dalla Segreteria Fiso. Oggetto: “Convocazioni”. E dapprima ho pensato: “Mi avranno mandato qualche elenco di iscritti alla World Cup\raduno\puntinipuntini per scriverci qualcosa per il sito Fiso”.
Poi ho aperto l’allegato. Ho capito che si trattava del Nordic Match di Trail-O ad Helsinki, ed ho trovato il mio nome. E ho pensato: “Lazzo!”. O qualcosa del genere, non ricordo ancora bene.

Sono passati circa 20 giorni da allora. Quello che ricordo bene è la prima notte post-mail. Un incubo dietro l’altro. Ogni sogno aveva le sue lanterne da trovare nei modi più assurdi... in una scena addirittura cercavo di calcolare la tangente dell’angolo x di visuale (mi sono svegliato meravigliandomi del fatto che ancora ricordo le regole di seni e coseni).

E’ stata sicuramente una bella sorpresa, niente affatto preventivata ad inizio stagione. Dopo la prima notte la tensione ha cominciato a prendere il sopravvento ma, per fortuna almeno questa volta, due settimane di lavoro ai limiti del sopportabile hanno fatto si che le giornate scorressero via con poche deviazioni verso l’orienteering, ed il week-end del Nordic Match finlandese si è fatto vivo all’alba di venerdì 25 settembre che ancora stavo dando le ultime botte alle mie pesanti giornate lavorative.

Non starò a fare un resoconto completo, lanterna dopo lanterna, della mia esperienza finnica. Anche per scrivere queste poche righe, ho mandato a cuccia Sharon e sono ben presente sulla tastiera. Ovviamente devo ringraziare gli amici che da casa hanno fatto il tifo per me (per noi) ed i 9 che in Finlandia hanno sopportato le mie arie da cane bastonato (dopo la prima tappa)... soprattutto Rusky che è stato il mio compagno di cameretta nel bungalow di Rastbolle, ma anche Roberta “the coach”, Guido che ha messo insieme due tappe veramente imponenti dal punto di vista del risultato e comunque tutti quanti: Renato P. e Renato B., Marina, Alberto, Roberto e Giuliano.

Come esperienza, è stata unica ed irripetibile. Le gare, nonostante alcune divergenze di opinioni, hanno rappresentato per me il “tetto” rispetto a tutte quelle fatte finora. E su quel tetto ci ho ben sbattuto violentemente le corna già all’inizio della prima tappa, dopo due lanterne a tempo giuste (che mi hanno messo tranquillo) ed un primo punto abbastanza normale: i 12 minuti persi al secondo punto (sbagliato) hanno sbalestrato tutta la tattica di gara che da quel momento in poi si è giocata sul fattore tempo. Un fattore che nelle gare in Italia non avevo mai subito, e che invece in Finlandia mi ha sconfitto nella prima tappa: non c’era, infatti, presenza alcuna di quelle lanterne abbastanza facili, o almeno comprensibili con poche verifiche, che talvolta accompagnano le nostre gare. E’ stato impossibile per me recuperare il tempo perduto dopo che anche la 3 (giusta, ma poi annullata), la 4 (sbagliata), la 5 (giusta, ma poi annullata) e la 6 (giusta... e basta, per fortuna) si erano mangiate una gran fetta del tempo (95 minuti) e mi restavano solo 35 minuti per gli ultimi 11 punti, poi 9 per gli ultimi 5 ed infine 2 per gli ultimi 3... letteralmente “battezzati” come “B, B e ancora B”. Infatti erano rispettivamente “A”, “C” e “Z” :-( per una prima tappa veramente deficitaria.

Come ho fatto a partire tranquillo per la seconda tappa, con una simile premessa? Non lo so, o forse lo so eccome. Sarà stata la riunione tecnica guidata da Roberta che si è protratta fino alle 00.30 del mattino (con sveglia alle 6.00), sarà stato il lavaggio del cervello di Rusky... sta di fatto che domenica mattina sono partito ancora abbastanza tranquillo: due su tre nei punti a tempo, ma soprattutto la sensazione che il bosco mi stesse parlando una lingua diversa rispetto al giorno precedente. 4 lanterne giuste in fila, in mezzo alle rocce, poi un paio di errori ma... almeno rispetto al sabato avevo in entrambi i casi una risposta duplice (anche se poi sbagliata) e non la nebbia totale in testa. Ancora un paio di lantene ok, un paio di errori (gli ultimi) e poi un filotto di lanterne finali tutte esatte, a gestire al meglio l’orologio: 20 minuti per le ultime 5, poi 11 per le ultime 3, poi 3 minuti per l’ultima lanterna che era una “Z” palese ma che sono riuscito a controllare per 3 volte. E quando l’orologio ha segnato 119 minuti e 45 secondi sono partito per la discesa verso il traguardo, ho punzonato al volo la mia ultima “Z” e ho chiuso con 5 secondi di anticipo sul tempo limite.

16 risposte esatte su 21. Forse, per lo scenario inusuale nel quale ho gareggiato che mi ha ricordato in molto passaggi la carta di Torslanda... ovvero il 99° posto all’Oringen 2003... ovvero la mia più bella ori-gara di sempre, forse anche questa va segnata come la mia miglior gara di sempre nel trail-O. Soprattutto, sono arrivato alla fine tranquillo, stanco morto ma tranquillo. E più di ogni altra cosa ancora so che quel tetto si è alzato almeno di un palmo...
Non ero un campione sabato mattina, non ero un imbecille totale sabato sera. Ero solo e sempre io. E domenica ho spinto il mio limite tecnico un filino più in su. Cosa che voglio continuare a fare, passo dopo passo.

Tuesday, September 22, 2009

Da quando ho scoperto che il mio blog è letto anche da persone moooooooolto influenti... ho cominciato a pensare che dovrei essere un po’ più pitonato in certe mie esternazioni che possono risultare poco comprensibili a chi non mi conosce bene. Il fatto è che, come sempre, io non so mai che piega prenderà quello che andrò a scrivere sul blog.
E allora mi sono auto-censurato. O meglio, ho deciso che per un po’ non scriverò più sul blog. In attesa che l’onda di piena passi.

Il fatto è che non mi andava però di perdere qualche pagina del mio personalissimo ori-diario, e quindi ho trovato una soluzione: anziché scrivere io il pezzo, ho chiesto alla mia amica Sharon che mi segue in tutte le gare di scrivere lei, per una volta, il mio blog.
Anzi. Le ho dato carta bianca. Le ho dato la password del blog e me ne sono andato di là a studiare i miei scacchi. Può scrivere quello che vuole, io entrerò nel blog domani mattina per vedere come è andata a finire. Per la cronaca, lei si chiama Sharon D. Owen (non ho ancora capito per cosa sta la “D.”). Alcuni dei miei lettori aficionados la conoscono già... Vai Sharon!

***

Eccomi. Innanzitutto come prima cosa dico che mi piacerebbe poter raccontare le gesta di chiunque altro! Che ne so io... quel bel paciarottone di Giancarlo Simion che qualche gara la vince! Invece mi tocca seguire le gare di questo vecchio lardelloso... che poi seguire è una parola grossa... va talmente piano che qualche volta senza volere mi trovo davanti!
Ma lui niente. Lui mi dice “Ah! L’ho sempre detto io che l’orienteering da fermo è il mio sport”. E così mi è toccata andare in Friuli per due giorni. Speravo almeno in una cenetta a prosciutto San Daniele e vino... è finita a pizza e coca-cola :-(

Orienteering da fermo. Ma ne fosse almeno capace! Già sabato pomeriggio lo vedo partire per i primi punti a tempo... mi sono infilata alle sue spalle senza farmi vedere e mi sono accucciata alle sue spalle per capire se dava le risposte giuste. Il primo: una tragedia! E’ stato lì 50 secondi a studiare il punto più facile del mondo... e poi con quella vocina insicura... “dddD...”. Il terzo era di una banalità tale che me ne sono andata via schifata: dopo 50 secondi era ancora seduto che non sapeva che pesci pigliare! Sono convinta che se ce ne fosse stato un altro avrebbe avuto una crisi isterica...

Poi, dai!, devo dire che il mio Stegal non se l’è cavata male... se non fosse che come al solito si fa un sacco di pippe mentali, come sulla 18: che è stato lì almeno 20 minuti a cercare di capire se era A o Z. E andava avanti e indietro... e avanti e indietro... e avanti e indietro... un mal di mare da vomito! Se il cielo vuole alla fine ha raggiunto il traguardo: la più sorpresa di fronte alla classifica sono stata io... quarto posto??? Ma Babbo Natale è arrivato in anticipo? Non poteva regalargli invece un bel 6 al super-enalotto (le probabilità erano a favore del 6...).

Rapido cambio di scena. Domenica, mentre lui va alla segreteria a prendere la busta, io vado alle griglie per vedere chi c’è in M35... e non trovo il suo nome. Aho! Ma mi hai portata fino a Collerumiz di Tarcento (dico... Collerumiz di Tarcento!) solo per fare il trail-O? “No” mi risponde “sono nella griglia della M21...”.

Capito ‘sto idiota?!? Ha 42 anni e rotti, sfiora il quintale, dovrebbe stare sul divano a guardare la televisione (che non ha) e invece no! Emmeventuno! Ma che cosa ha questo nella testa? “Eh! ma è più divertente...” Ma che divertimento c’è a scapicollarsi giù per un bosco fitto e farsi superare tra la 3 e la 4 da Sbrizzi che partiva 3 minuti dietro? Che poi, se fosse stato per me, Sbrizzi con piffero che ci avrebbe preso così presto... Sono costretta a tirarlo fuori dal bosco per i capelli, e poi ad incitarlo sul prato dove sembra ci sia una micro-sprint, e poi a mandarlo su di corsa per il paese verso l’ultima collina. Ma adesso vi racconto quest'ultima prodezza!

Tratta 17-18 in salita. Il salame tira le ultime (“Eh! Ma la M21 è più divertente...”) e studia la cartina perchè vuole arrivare “memory” al traguardo sugli ultimi due punti. Studia, studia... testa bassa... da dietro lo vedevo e mi veniva voglia di avvisarlo... testa bassa, testa bassa... SBEMMMM!!!! Di faccia contro un albero. Poi non dite che è stata Sharon, che è tanto buona e cara, a lasciargli quei segni sulla guancia (chissà cosa avrà raccontato in ufficio...).

Dopo un paio di ore lo vedo partire per il trail-O. Risparmio le scene di panico sui punti a tempo. Sarei per dire “risparmio tutto”. Altro che orienteering da fermo: una ne fa e cento ne pensa! C’è una lanterna sul limite di vegetazione che è lì bella ovvia? “Z... perchè la lanterna è appesa ad un traliccio di cemento e non è piantata nel terreno...”. Zeta? Ma ti ascolti quando pensi? Ma sono stata costretta a venire a 400 km da casa per osservarti mentre fai queste cose? Lasciamo poi perdere quando ti ho visto tirare fuori la lente di ingrandimento per l’ultimo punto.. sbagliato, ovviamente! E per fortuna che almeno un paio di punti li ha fatti giusti perchè ci era appena passato in gara due ore prima...

E come va a finire? Che arriva sera e per finire la serata si mette a scrivere il resoconto delle gare, e giusto perchè vuole fare l’originale si mette a parlare di “grandi manovre”, di “generali e genieri”... Così quando gli chiedo: “Ma come ti è venuta in mente una fesseria... una trovata simile?” lui mi risponde: “in gara, mentre facevo il trail-O sotto il diluvio”. Ah, andiamo proprio bene... concentrazione a mille..:!
Adesso mi sono vendicata. Vediamo se avrà il coraggio di lasciarmi scrivere di nuovo delle sue prodezze o se cambierà la password. Tanto la verrò a scoprire ugualmente.

Un saluto da SHAron D. OWen.