Stegal67 Blog

Tuesday, July 17, 2018

Coliche, collisioni e colpi di testa


Correva il giorno 21 aprile 2018 quando scrivevo l'ultimo pezzo per il blog. Io già correvo molto meno. Davanti a me si stava spalancando un periodo di impegni che avevo definito "infernali" per continuità e gravosità, ma che immaginavo ricchi di soddisfazioni personali e di sorrisi. Non sapevo ancora, avrei cominciato ad accorgermene solo nei giorni immediatamente successivi, che un po' di inferno personale si stava spalancando davvero davanti a me: il mondo dal 21 aprile è andato avanti quasi 3 mesi, ed io nello stesso periodo di tempo mi sono sentito invecchiare di almeno 15 anni in un colpo solo.  

Provo a scrivere il blog per riportarmi alla pari con un racconto che in oltre 10 anni ha avuto alti (pochi) e bassi (molti), un racconto che ho scoperto essere letto da tante persone che poi, quando mi vedono alle prese con la tastiera, si danno di gomito con il vicino o la vicina e dicono "guarda... guarda... sta scrivendo IL BLOG!". Ho collezionato mappe, meno di quante avrei voluto e soprattutto che non daranno molte soddisfazioni a coloro che le scaricano per guardare i percorsi. Ho collezionato foto, parecchie. Ho continuato a collezionare ricordi, spesso annebbiati dalla fatica, dall'ansia, dai dolori fisici e dalla confusione mentale. Ma fino a questi giorni non sono riuscito a radunare la forza per rimettere su tastiera il tutto.
Cerco di portarmi in pari con la linea temporale, associando ad ogni mappa e ad ogni foto qualche impressione veloce che mi aiuterà in futuro a ricordare meglio cosa è successo e cosa sta succedendo in questi lunghissimi mesi.

***

 L'inizio: 28 e 29 aprile - Vittorio Veneto e Cansiglio

Avrei dovuto saperlo: Cansiglio non perdona! Mi viene da piangere, pensando che nel settembre 2017 ero in grado di concludere appena sopra le tre ore di gara uno dei campionati a lunga distanza più faticosi e appassionanti del secolo, ed ora non sono in grado di affrontare il vialetto di casa in leggerissima salita senza essere preso dal fiatone. Il fatto è che nel fine settimana di fine aprile non mi ha perdonato neppure la sprint di Vittorio Veneto! Sarà stato il caldo, sarà stata la precognizione di tutto ciò che mi sarebbe arrivato addosso... A Vittorio Veneto do la colpa al caldo, il primo improvviso caldo afoso di stagione.

(partenza Vittorio Veneto - la pancia non c'è più, ma non per merito di allenamento ben fatti...)

Posso solo addossare a me la responsabilità per aver mancato la strada giusta per andare in partenza (ci arrivo già bollito e disidratato) e per aver completamente mancato la lanterna 8 pur avendo scelto di correre il più possibile lungo la strada: quando mi sono trovato all'imbocco della galleria (in grigio chiaro) ho capito che non c'ero più con la testa e non posso nemmeno dare la colpa al fatto che le gallerie mi attirano sempre (Brescia docet...). Il loop finale è una sofferenza di caldo ed afa che mi lascia in testa tante tossine, come capiranno tuttti coloro che avranno la ventura di ascoltare la confusa cronaca dello speaker, il quale non ha nemmeno la decenza di cambiarsi tra la propria gara e l'inizio di quella di tutti i concorrenti (poi sono proprio io che vado a fare le pulci ai sindaci che alle premiazioni si presentano vestiti in modo improbabile...).




 

Domenica mattina all'alba il meraviglioso Ercole Pin mi porta a Valsalega, uno dei tanti ineffabili travestimento con i quali il Cansiglio Stanislao Moulinski si presenta agli orientisti. L'impatto con le pendenze che si vedono da bordo strada è pesante. Ancora di più lo è il consiglio del tracciatore Roland Pin in partenza: "Stefano, prendi la carta M40... ti diverti di più che con quella dell'Elite". Mi fido di Roland, ma sarà sofferenza e dolore lo stesso. Non entro MAI veramente in contatto con la carta di gara: in un bosco nel quale cervi e cinghiali la fanno da padroni, le tratte dalla 4 alla 8 mi vedono appoggiato SEMPRE alla strada forestale che corre parallelamente alla linea rossa da ovest ad est, con un dislivello che sale oltre la soglia del sopportabile. Arrivato al punto 8, decido di salire verso nord-ovest fino al tornante della strada forestale (la stessa di prima!) e per ingraziarmi i favori del bosco raccolgo un bottiglione di vetro lasciato lì da chissà quale viandante per portarlo almeno fino alla strada... la fatica mi fa venire da piangere. Viaggio tranquillo per 3 lanterne, ma poi l'effetto bottiglione svanisce e impiego 22 minuti per venire a capo della 12, completamente perso: quando penso di dover salire, sto scendendo; quando perso di dover scendere, ho davanti a me la montagna.


 Riesco ad arrivare al traguardo pochi minuti prima che arrivino i primi atleti veri, minuti che trascorro praticamente boccheggiante e sdraiato a terra nella (GIUSTA!) totale quasi indifferenza del resto del mondo.


 
Alla postazione speaker si avvicenderanno con me Federico Venezian, Edoardo Tona e soprattutto Elia Vettorel. Purtroppo, dopo 3 ore circa di commento con le gambe anchilosate sotto il tavolo, faccio un movimento brusco e partono ad entrambe le gambe quel genere di crampi che ti cambiano la vita! Notare che, mentre mi contorco a terra, Elia continua a smanettare sul computer per darmi gli aggiornamenti ed io tra uno spasmo e l'altro continuo ad impugnare il microfono e riferire gli arrivi. Colgo distintamente un commento che giunge dall'altra parte delle transenne, zona pubblico: "Ma guarda quel poveretto! Deve continuare a commentare nonostante il dolore!!!".




Brinzio 1° maggio

Incredibile ma vero. Nonostante i crampi ed il viaggio eterno di ritorno, ho voglia di salire a Brinzio (carta che NON amo) due giorni dopo per il Trofeo Lombardia. Non amo la carta, ma adoro il tracciato realizzato da Roberto Pompele. Gareggio sul percorso Nero e mi godo i passaggi degli Elite stranieri che dopo qualche giorno saranno al via ai Campionati Europei. Nonostante tutti mi passino come se io fossi (e lo sono) un paracarro, ogni tanto riesco a raccapezzarmi meglio in zona punto finendo per ripartire prima di qualche celebrato campione arrivato in zona a velocità da Frecciarossa. Tutto questo fino alla 16: quando penso di aver ormai superato le difficoltà più grosse, faccio un errore madornale che mi fa perdere parecchi minuti e qualche posizione in classifica.



Campionati Europei 5 - 12 maggio

Avevo preso da un anno e mezzo un impegno: essere al microfono dei Campionati Europei in Canton Ticino. Come spalla "locale" (italian speaker) di Per Forsberg: lavorare con lui è come fare un corso accelerato sul campo di "master in orienteering speakerage", ma talvolta il compito risulta parecchio impegnativo. Quando arrivo sabato in Ticino, ho il tempo di andare a fare il model event di Comano e poi quello di Cademario, prima di partecipare alla prima riunione tecnica degli Europei...






Qui scopro ciò che già sapevo: in pratica per tutta la settimana sarò il taxista-tuttofare di Forsberg.


Domenica 6 fa caldo, molto caldo. Già al mattino presto per la qualificazione sprint si boccheggia nella piazza che ospita l'arrivo, ai piedi della fortezza. Di fare il giro-speaker non se ne parla... ma è giusto così perchè il tempo è poco e c'è la postazione speaker da preparare. Ma cosa preparo, se manca l'impianto audio??? Per qualche minuto Forsberg rivive la situazione di Burano - qualificazione Mondiali 2014: anche lì mancava l'impianto audio, anche lì c'ero io come spalla. Per fortuna non è necessario cercare microfoni volanti e badanti rumene per l'allacciamento alla corrente: il camion della Rivella viene recuperato a Lugano e possiamo cominciare la cronaca in tempo.


 

Il commento di una qualificazione sarebbe una passeggiata di salute, assistita dal fatto che gli italiani vanno pure forte!, se non fosse che mi salta un dente all'annuncio dell'arrivo di Scalet. Un dente davanti, esploso proprio!

Al termine della gara cominciano i miei problemi con i cervelloni dell'IOF, già ampiamente vissuti nel 2014 (le lezioni io non le imparo mai). Nello specifico il mio problema si chiama Caroline Gjotterup, ignota (a me) concorrente danese che PER ME è qualificata per la finale e che PER IL RESTO DEL MONDO non è qualificata per la finale. Poiché sono bastian contrario, mi impunto nello spiegare perché a norma di regolamento ho ragione io. La risposta che ottengo è che le informazioni ufficiali le da Forsberg: io sono lì soltanto per dire due parole ai "minus habentes" che non riuscissero a capire l'inglese dello speaker. Se lo capisco, bene. Se non lo capisco, quella è la porta (leggi: il valico di Brogeda che mi riporta a casa).

(Forsberg, l'assistente tuttofare che ha già gli occhi neri, e l'IOF alle spalle che controlla cosa faccio e cosa dico...)

Quello stesso pomeriggio, a Mendrisio fa ancora più caldo: asfissiante. Con un dente in meno e una ferita aperta in bocca, mi chiedo cosa altro possa andare male mentre arranco sul difficile e bellissimo percorso MElite della finale sprint


 
Ciò che può andare male è la gara di Elena Roos, mia carissima amica e beniamina del pubblico ticinese, che "salta" nelle prime tratte del percorso passando all'intermedio oltre la ventesima posizione e, di fatto, uscendo dal radar di Forsberg. Dopo le varie caxxiate del mattino, i miei interventi al microfono sono ridotti alle sillabe, ed ho quindi la possibilità di seguirne la gara e la rimonta che la portano prima in quindicesima posizone, poi in settima. Il radar di Forsberg ha la caratteristica che di essere sempre più stretto mano a mano che ci si avvicina al traguardo. Io invece decido che qualche soddisfazione al pubblico ticinese bisogna pur dargliela, e di fatto alzo il volume della mia radio mentre Elena vola le ultime tratte che la portano in sesta posizione finale: di fatto sul podio lungo delle premiazioni. Risultato? Ennesimo ca$$iatone al sottoscritto. In sostanza "devo essere felice del fatto che al settimo posto c'è Sarina Jenzer (altra svizzera) altrimenti avrebbe potuto esserci un bel reclamo per via delle parole dello speaker in italiano".



Mentre il cielo sopra di noi diventa nero come il carbone, mentre i reclami e controreclami veri si susseguono in campo maschile fino a far rimandare ad altro giorno le premiazioni, la tempesta comincia ad infuriare anche nel mio cervello: grandine o non grandine, strade allagate o non strade allagate, decido di prendere davvero la strada di casa e dormire una notte nel mio lettino. Ne approfitterò per sbollire e magari per farmi mettere una toppa al dente spaccato di netto.
La sera successiva sono di nuovo a Lugano, deciso almeno a vendere cara la pelle. Martedì è prevista la qualificazione middle a Carona, con arrivo davanti alla Madonna d'Ongero in mezzo al bosco.


L'arrivo è un po' "sacrificato", ma in fondo è una gara di qualificazione ed il pubblico che arriverà nel pomeriggio per la prima tappa della 5 giorni non è quello delle gradi occasioni. Mentre la nazionale svedese perde tocchi da ogni parte, subendo una debacle, io decido di perdere un altro tocco (caviglia) andando a fare la gara del pomeriggio in Open



Il bello (brutto?) della faccenda è che non mi sono nemmeno accorto di dove ho preso la scavigliata, ma di sicuro c'è che torno a casa con una articolazione grossa come un melone: il mitico Patrik Rossetti mi vede ogni giorno sempre più infortunato e dolorante, e si chiede se non sia meglio un bel viaggio a Lourdes...


Il risultato è che il giorno dopo, a Monte San Giorgio, dove nel lontano 1999 ho vinto la mia prima gara di orienteering e dove negli anni successivi ho vinto per tre volte di fila al TMO, devo limitarmi a zoppicare tra la postazione speaker e gli immediati dintorni. Con me zoppicano anche Tove Alexandersson, che si infortuna mentre perde una chiara medaglia d'oro, e Marika Teini, che si infortuna pure lei ma la medaglia d'oro insperata la vince dopo che la svizzera Julia Gross viene squlificata per aver saltato un punto di controllo.

A me però stanno facendo effetto le miracolose cure della farmacia di Vezia: venerdì riesco addirittura a schierarmi al via del Campionato Svizzero sprint che si disputa a Tesserete: gareggio in Open ed il percorso è decisamente carino tra i vecchi borghi di Vaglio


Mi sento persino in grado (camminando) di andare a provare una delle frazioni della staffetta sprint relay che si disputa a Tesserete nel pomeriggio, e che vedrà tra le protagoniste anche la nazionale italiana (il che mi consentirà di prendere un po' di spazio al microfono). La vittotia finale della svizzera, con Elena Roos in quarta frazione, mi regala persino una intervista finale in italiano, in diretta per la televisione, con la protagonista.



Si arriva al venerdì, ua giornata che per molti altri versi sarà molto molto complicata. Il mio impegno orientistico si limita alla partecipazione alla rapidissima "VIP race" che si disputa ancora a Vaglio quasi sullo stesso terreno della gara sprint del giorno prima



Il sabato si corre la staffetta "boschiva". Se la caviglia va meglio, le forze sono al lumicino ed il cielo promette disastri. Però il bosco di Tesserete è uno dei miei preferiti ogni epoca, e quindi riesco a fare il giro di una delle frazioni maschili in poco più del doppio del tempo che impiegheranno alcune staffette impegnate negli Europei

Visibilità ampissima, fondo del terreno in perfette condizioni, passaggi ravvicinati nella zona della Torre di Redde... è la mia ultima fatica nei boschi del Ticino: il giorno dopo è prevista la long-ultra-long a Capriasca e non ho intenzione di mettere il naso fuori dalla postazione speaker; alcuni anni fa ho deciso che "io Capriasca la voto" (nel senso che ci ho messi una croce sopra) e per evitare altri guai decido di rimanere ben adeso al piano originale.


Durante la gara si scatena il sole, il diluvio, il di-tutto-di-più. Le premiazioni sono interminabili ma la regia è impeccabile come l'abbiamo avuta per tutti i giorni dei campionati Europei

 (schema premiazioni - mi sembra di ricordare qualcosa che avevo scritto sui Mondiali 2014...)

Ne posso approfittare quindi per girare nel parterre e dimostrare ancora una volta che non sono il campione del mondo dei selfie...









Quando domenica sera rientro a casa sono sfinito, distrutto nel fisico e nel morale; le cose cominciano ad andare a catafascio ma ancora non mi rendo conto di quanto sta diventando profondo il pozzo.

Campionati italiani a Passo Lavazé: 19 e 20 maggio. Non pervenuti.


Dopo tantissimi anni, devo rinunciare ai Campionati Italiani. Ci sarei ansato ovviamente anche senza essere speaker: il GS Castello mi aveva annunciato il fatto che sarebbe stato Mario Broll, lo speaker di alcune delle mie gare da concorrente tanti anni fa, a condurre la cronaca live dal campo gara. Ho rinunciato per le mie pessime condizioni fisiche, unite al fatto che il 19 maggio era il primo anniversario della scomparsa di papà.

Coppa Italia e Relay of the Dolomites 25-26-27 maggio

In un dei momenti peggiori di queste settimane arrivo a Mezzolombardo per il "Trofeo Carlo e Franco" del venerdì sera. Le mie condizioni fisiche mi consentono di fare solo una breve passeggiata lungo il percorso: l'anno scorso avevo fatto tutti i 4 giri da solo... C'è folla di orientisti tedeschi, che ovviamente non riconosco il che rende un calvario (per chi mi sta a sentire) la cronaca della gara con i continui cambi tra le 4 frazioni della staffetta.



Il giorno dopo, sabato, si sale a Costalovara-Wolfsgruben per una delle gare che stavo aspettando da più di un anno. Ovviamente non sono in grado di fare quasi nulla, e mi accontento di fare una passeggiata sul percorso Esordienti, beandomi di passare in un bosco bellissimo e silenzioso.




Quando il giorno successivo si prosegue il tour per andare alla Relay of the Dolomites, la salita per arrivare alla zona di partenza (1,5 km + 150 metri di dislivello) risulta troppo per le mie condizioni. Niente foto, niente mappe, niente di niente per una giornata che anche come speakeraggio si dimostrerà molto lunga e faticosa (probabilmente troppo per il mio stato).


Gare lombarde - 2 e 3 giugno

Nonostante i giorni che passano, lo stato generale non migliora. La cosa migliore da fare sarebbe stare a letto e recuperare energie fisiche e mentali. Spinto dagli amici, scivolo fuori dal letto per andare a gareggiare in una bi-sprint a Loreto-Longuelo. Si tratta di una gara di Trofeo Lombardia tracciata in un quartiere nel quale le siepi che delimitano le case formano una specie di labirinto. I percorsi di Maurizio Todeschini, già testato come coursesetter, risultano davvero avvincenti al punto che riesco persino a non arrivare ultimo in classifica nella prima manche nonostante il pessimo stato di forma. Devo ancora scoprire il segreto per poter affrontare le seconde manches, però: la mia testa ci mette del suo, regalandomi una partenza nella quale sbaglio di quasi 180° la direzione da prendere (finendo dritto al punto 7); il caldo ancora una volta asfissiante mi da la mazzata finale, facendomi barcollare persino per i pochimetri che separano il ritrovo dal luogo in cui ho parcheggiato l'auto. Bellissima gara, però: percorsi divertenti e complimenti per il coraggio mostrato dagli amici dell'Agorosso nel portare una gara di Trofeo Lombardia in un luogo fuori dal comune.

Domenica ci sarebbe un'altra gara di Trofeo Lombardia, ma la Liguria mi appare lontana come Shangri-la. Su una pagina facebook compare l'annuncio di una gara promozionale a Moltrasio, sulle sponde del Lago di Como. E' organizzata dai ragazzi del locale Liceo Sportivo che si sono appoggiati all'Orienteering Como per realizzare una carta di gara, un percorso, una gara promozionale: come si fa a non avere voglia di andare a sostenere con la propria presenza una iniziativa come questa? La gara risulta essere una specie di remake della bella promozionale dell'anno prima a Sueglio-Vestreno organizzata dal Nirvana Verde: il paese sulla sponda del lago è praticamente "in piedi" e le curve di livello si macinano a decine andando su e giù per le scalette ed i gradini che costellano il paese.


Con le mie condizioni fisiche sempre al limite, faccio alcune tratte del percorso insieme ad un gruppetto di signore che evidentemente conoscono molto bene il posto ma che si fanno su da sole quando è il momento di andare al punto 13: "bisogna arrivare fino al molo!" dice la prima... "ma intendi il molo o l'imbarcadero?" dice la seconda... la terza prende la testa del gruppetto e si dirige verso... verso l'arrivo praticamente! Seguiranno altri incroci con il trio di sciure: le sentirò a lungo smoccolare tra di loro per essersi mandate in confusione da sole, e poi smoccolare nei miei confronti perché "quello là aveva trovato la strada giusta e non ci ha detto niente!".

Al termine del percorso, il mio stato fisico mette fuori un conto salato, al quale aggiunge come "mancia per il cameriere" un dolore al ginocchio che mi seguirà per tante settimane.

Due giorni di Coppa italia - 9 e 10 giugno

Arrivo in condizioni più che pietose al termine del tour de force: nelle mie intenzioni, avrebbe dovuto essere un periodo faticoso e ricco di impegni ma da concludere con il sorriso sulle labbra. Fisicamente sono uno straccio e mi reggo in piedi solo se non tira vento. A Merate, per la gara sprint di sabato, avevo corso due anni fa in un campionato regionale sprint sotto la pioggia ed il vento forte: una bella carta, un bel percorso, e l'invito personale alla Polisportiva Besanese a proporre Merate per una gara nazionale. La Besanese prende atto, mette in atto e a due anni di distanza corriamo un'altra bella gara che credo abbia soddisfatto soprattutto i concorrenti della Elite, quella categoria alla quale avrei voluto prendere parte con l'unica velleità di correre dal primo all'ultimo metro. Mi devo accontentare di arrivare al ritrovo con ampio anticipo e prendere le due carte del percorso Elite, da camminare dal primo all'ultimo metro perché i piedi non mi consentono di fare altro. La partenza è in discesa, nel parco dove tante volte da studente sono andato a pranzare o fare merenda quando frequentavo l'Osservatorio, alla ricerca della agognata laurea in fisica... parto con una lacrimuccia di commozione, che va a confondersi presto con il sudore provocato dall'afa di questa fine primavera brianzola.

Menzione speciale della gara per il piccolo Mattia Vecsey che alla partenza anziché la M12 prende la carta della M21, non si fa scoraggiare in alcun modo dal percorso ed arriva al cambio carta di metà gara per il secondo giro. Purtroppo non sono disponibili foto delle facce degli organizzatori al cambio carta!


Dopo un trasferimento epocale attraverso la brianza lecchese, si approda in Valle Imagna a Fuipiano. Si tratta del paesino che lo speaker aveva decantato durante tutte le cronache primaverili "Fuipiano = Fui piano!" per i dislivelli che i concorrenti avrebbero trovato in gara. Tutto ciò che riesco a fare, prima di abbandonarmi alla cronaca della gara (senza mai avere certezza del fatto che la mia voce stava raggiungendo o meno il luogo del ritrovo dove stavano tutti gli atleti) è il percorso Esordienti-under12. Riuscendo a perdermi anche su questo percorso...

Poi arriva il momento di tornare a casa. Ho un fine settimana di riposo prima di quello che avrebbe dovuto essere un altro degli appuntamento clou di questa stagione: la 5 giorni d'Italia a Madonna di Campiglio.
Troverò le forze per scrivere anche di questa?

Saturday, April 21, 2018

Anger(a) Games



Prima che cominci il periodo di impegni infernali del mese di maggio, nel quale la profondità del mi cassetto di mutande sarà messa a dura prova, rimane il tempo per una menzione sulla gara bi-sprint disputata domenica scorsa ad Angera, sulla sponda del Lago Maggiore: una prima assoluta per me, non per tanti altri che avevano già assaggiato nel novembre 2015 il terreno misto asfalto-campagna della cittadina su cui vigila la Rocca omonima.

In una gara bi-sprint la prima difficoltà da affrontare è il dover far ripartire le gambe (ed il cervello) quando comincia la seconda manche. Per me sarà quasi l’ultimo dei problemi, in quanto sabato sera vengo preso da un forte attacco della mia sinusite ormai cronica: la notte prima della gara risulta parecchio travagliata e soprattutto non risolutiva, cosicché al mattino di domenica dovrei prendere un’altra dose di medicine, ma non mi azzardo perché devo guidare fino appunto ad Angera. E non riesco nemmeno a fare colazione. Come ovvia conseguenza, arrivo alla partenza della prima manche che sono una specie di sacco vuoto ed ho appena preso la medicina per la sinusite che mette un po’ di sonnolenza.


Il percorso prevede una partenza davvero cattiva: fatta salva la prima lanterna, cui fa da guardia un bel capanno che non è sbagliabile, basta muovere qualche passo in direzione nord-est che tutti i particolari della mappa in scala 1:4000 mi vengono letteralmente addosso: credo di immaginare che le scalette riportate in mappa saranno molto più visibili di quanto lo siano nella realtà, poi vedo poco più in basso Dario Galbusera punzonare una lanterna che mi figuro “albero isolato” (ma non lo trovo in mappa). Mentre attorno a me tutti corrono in ogni direzione, mi astengo dal chiedere a Dario il codice della sua lanterna e continuo a muovermi come una gallina senza testa: quando arrivo ad un punto di controllo in un piccolo terrapieno, e leggo il codice “67”, mi dico “Ok, sono finito alla mia quarta lanterna…”. La lanterna che Dario stava punzonando, per la cronaca era la mia 3. Per andare al secondo grappolo di punti, giro in senso orario perché non mi fido più ad attraversare i vigneti. Poi altro giro da nord per andare dalla 8 alla 9, ed una volta terminata la salita verso la 10 non rimane che lasciar andare le gambe verso il lago fino al traguardo.

Una volta qui, commetto l’errore cruciale di giornata: passo dal ritrovo a scaricare il chip della prima manche ma mi fermo a parlare de percorso e non mi rifocillo con un Enervit o un Carbogel che mi sarebbero tanto serviti


(la foto - by Mariano Maistrello - in realtà è del post-seconda manche, perché abbiamo in mano le carte di gara, ma il concetto è lo stesso)

Sacco-vuoto-2-la-vendetta parte per una seconda manche che prevede una prima serie di rimbalzi tra punti molto ravvicinati, una parte centrale “a lunghe percorrenze” (che non sono affatto sicuro di aver interpretato correttamente) ed un finale ancora tanto movimentato fino alla “volata” sul lungolago.

Percorso gradevoli, con Maurizio Todeschini che ha tirato fuori quanto di meglio di poteva fare per una doppia sprint intrigante e variata. Il titolo del blog non ha nulla a che fare con la parola italiana “rabbia”: sarebbe stato un gioco di parole quasi perfetto se ne avesse con la parola “fame” che però in inglese è “hunger”. Ma se di Hunger Games si fosse trattato, a causa delle condizioni in cui ho gareggiato i tributi del Distretto 2 mi avrebbero fatto secco nei primi minuti di gioco…

Saturday, April 14, 2018

Elettrificato a Mussolente


Qualche settimana fa, prima ancora di essere nominato Speaker Federale di Riferimento (con quella che potrebbe deve essere stata l’ultima delibera del Consiglio Federale appena decaduto) ho ricevuto una telefonata da Bepi Simoni e Luigi Bordignon per andare a fare lo speaker ai World Ranking Event di MTB-O a Nove e Mussolente. Sapevo già che quel fine settimana sarebbe stato abbastanza libero da altri impegni, e in fondo andare ad aiutare due amici come Bepi e Luigi ad una distanza da casa gestibile (poco più di tre ore di auto) era fattibile.
Così ho riportato la mia unica richiesta: avrei voluto provare a fare le due gare anche io prima di mettermi al microfono. Memore di quello che avevo fatto un bel po’ di anni fa ai Campionati Italiani vicino a Como (entrambe le volte i percorsi Esordiente) e due anni fa a Lavarone, dove ero partito per provare il percorso Elite almeno il sabato e dove infine avevo fatto ancora i due percorsi Esordienti, memore degli ammonimenti di Ivan Gasperotti “tu non sei un biker!”. Sia Bepi che Luigi mi avevano tranquillizzato: “Nema problema!”. E così sabato mattina in una bella giornata di sole mi sono messo alla guida ed ho affrontato le tre ore di strada che mi avrebbero portato a Nove, sugli stessi terreni dell’area golenale del fiume Brenta che mi avevano visto nel corso degli anni impegnato sia nella C.O. (una divertentissima gara di campionato regionale sprint nella quale me la ero cavata anche bene) che nel Trail-O (una tappa per me poco felice all'interno di un Campionato Italiano che Marco ricorderà a lungo per una lanterna posizionata un po’ “a muzzo” e per la spiegazione ancora più “a muzzo” con la quale successivamente venne motivata la posizione della lanterna…).

Una breve sosta sulla piazza della chiesa di San Pietro in Gu che mi piace tanto per la tranquillità ed il silenzio, nonostante la vicinanza con la provinciale ed i negozi…
… ed alle 12.30 circa sono al centro gara alla palestra di Nove. Insieme a me ed agli organizzatori, l’unica altra presenza è quella di Olga Vinogradova: si tratta della sempre sorridente e solare campionessa del mondo di MTB-O ma meno campionessa di lettura delle istruzioni di gara, visto che ha interpretato l’orario di apertura del centro gare (13.30) come orario di inizio gara. Chiedo alla campionessa se ha portato le medaglie d’oro mondiali da farci ammirare e lei risponde: “Perché tu sai chi sono io e io non so chi sei tu?” ed io rispondo “Perché tutti conoscono Peter Sagan, ma Peter Sagan non conosce tutti!”. Segue sguardo perplesso della campionessa che si smorza solo quando concludo dicendo “… e tu sei la Peter Sagan della MTB-O!”.
Passano pochi minuti e Luciano Sonda arriva a portarmi la MTb che userò “in gara”: si tratta di una bellissima e fiammante E-Bike! Il primo pensiero è di pura preoccupazione: già non sono bravo ad andare in bici… quell’aggeggio avrà un costo di qualche migliaia di Euro e la propulsione di un piccolo motorino, ed io in motorino non ci sono mai andato in vita mia. E poi dai, che vergogna, mi tocca fare il giro-speaker con la bici elettrica! Dico a Luciano di impostare la pedalata assistita sul minimo sindacale e, con un pensiero alla mia Fondriest bianca rimasta in box ed una occhiata di disgusto alla E-Bike, salgo in sella e accendo il motore do il primo colpo di pedale.

Figata! Figatissima!!!
Trattasi di amore a prima vista. Non ci sono parole adatte per descrivere la sensazione provata nello schiacciare il pedale (partire per me è sempre l’azione più a rischio caduta, come sanno bene i vagabondi che mi hanno visto cadere da fermo durante il Be Green di Monza di qualche anno fa) e sentire il velocipede che parte da solo. In sella al mio nuovo amore, mi dileguo velocemente verso l’area golenale del Brenta e pochi minuti dopo sono in partenza
La mappa è quella che già conoscevo, ma venirne a capo in sella ad una bicicletta a pedalata assistita è una impresa. La prima cosa di cui mi accorgo è che ci sono troppe cose da fare contemporaneamente: trovare la strada, agire sul rapporto della ruota posteriore, agire su quello della ruota anteriore, azionare i freni, stare in piedi, orientare la mappa e tenere il segno sulla posizione in mappa… qualcosa bisogna eliminare! La prima cosa che elimino è “orientare la mappa”: ciò che mi riesce così naturale quando corro nei boschi, diventa un gesto innaturale in bicicletta. Per i rapporti, mi limito ad aiutare o rinforzare la pedalata solo quando proprio è indispensabile, ed agendo solo sul pignone posteriore per togliere un’altra variabile: faccio sempre confusione tra le due levette, mi sono sempre chiesto (e me lo chiedo ancora) perché ci sono due levette diverse su ciascuna manopola…, che agiscono tra l’altro in modo una contraria all’altra.

Non mi resta quindi che pedalare, stare con le mani incollate ai freni perché sembra di essere ad un rodeo, e trovare le lanterne. Il che si dimostra non così facile come pensavo speravo: la prima lanterna sembra da Esordiente facile, ma alcuni sentieri proprio non si vedono e alla fine ci arrivo tagliando per i prati perché scorgo il “nasone” che va da nord ovest a sud est. Nasone che poi, per andare alla 2, ovviamente confondo con uno dei sentieri e mi tocca farlo avanti e indietro… Alla 3 comincio a prendere dimestichezza con i sentieri ed il fondo sconnesso, meno con i rovi e la vegetazione che si spingono ad invadere i sentieri: finirci addosso alla velocità di un ciclista non è proprio un piacere, e capisco perché i bikers utilizzano i guantini per proteggere le dita (che sono le prime ad incocciare contro rametti e cespugli).

Con la E-Bike è un piacere sviluppare tanta potenza in più nei tratti come quello 7-8-9, poi dalla 11 alla 12 dove sulle rive del laghetto faccio scappare via un branco di oche starnazzanti. Sull’argine dalla 13 alla 14 incrocio qualche passante e distinguo chiaramente i commenti “guarda quello lì con la bici elettrica!” e mi sento come il milanese imbruttito in Corso Buenos Aires con la Lamborghini a sentire i commenti di quelli sul marciapiede… Gran giro completo dalla 15 alla 16, ripassando dalla 1, per godermi ancora una volta le prestazioni della E-Bike fino ad arrivare sul greto del Brenta con una lanterna al pelo dell’acqua, prima del finale in un labirinto di sentieri dove bisogna stare con le mani ben incollate ai freni e gli occhi ben incollati alla mappa.

Il rientro al ritrovo a consegnare il destriero al legittimo proprietario è accompagnato dai frizzi e lazzi degli atleti che nel frattempo sono arrivati nel paddock. Si va dal ritornello “guarda quello lì con la bici elettrica!” al “ma allora è vero! C’è anche LUI!!!” che mi fa sembrare una specie di Papa sulla papamobile…

La E-Bike si manifesta in tutto il suo splendore anche la mattina di domenica. E’ prevista infatti la gara di World Ranking Event sulla distanza media, con un percorso di 22 km che a me sembra eterno; ma con un aggeggio simile posso provare a fare anche tutto il percorso Elite, il che è proprio quello che faccio partendo alle 7.40 del mattino.
Dopo una prima difficoltà per uscire dal muro del Koppenberg situato proprio dopo la partenza, e dopo una discesa nei prati da “vento nei capelli” per arrivare alla prima lanterna che sembra di essere a Gardaland, la E-Bike diventa un piacere nella lunga tratta a bordo carta per arrivare alla seconda lanterna. Le lanterne successive sono abbastanza distanziate tra loro da consentirmi di dover memorizzare solo concetti semplici come “la terza a destra, poi sempre dritto” (anche se il sentiero è tutto tranne che dritto, ma basta stare sulla linea principale).
Per arrivare alla 6 c’è un bel pezzo di strada asfaltata da fare. E ancora di più per andare alla 7 e poi alla 9 fin dentro l’abitato di Sant’Eulalia. Proprio su queste tratte capisco due cose: la prima è che siamo proprio nella zona dove spopolano i cicloamatori, perché ne incrocio a mucchi (dagli isolati, a quelli che vanno in coppia, alle squadre complete). La seconda è che anche tra i ciclisti c’è una netta distinzioni in classi sociali, e che quelli con la E-Bike stanno proprio all’ultimo gradino nelle considerazioni degli altri che faticano: gli insulti e le battutacce che non mi sono sentito rivolgere! Nessuna pietà per il mio abbigliamento che non ci azzecca nulla con il ciclismo, nessuna pietà per lo strato di fango che ricopre ormai buona parte della carena e della mia schiena. Le piogge abbondanti degli ultimi giorni hanno trasformato buona parte dei sentieri tra i campi in piccole piscine di acqua o di fango, alcune elle quali talmente profonde da trasformare la E-Bike in una specie di hovercraft. Dopo aver fatto tutto il giro del colle di Liedolo, e alle 9.30 circa rientro alla base con la E-Bike anch’essa abbastanza esausta. Lo stato dei miei vestiti è la testimonianza del fatto che sono andato anche io ad affrontare le piste dei bikers, ma è solo grazie alla E-Bike che ho potuto davvero provare a completare il percorso e vedere con i miei occhi dove sarebbero passati gli atleti.
(lato A)
(lato B)

La MTB-O rimane una bella disciplina, ma io posso trovarmi a mio agio solo se il terreno non è troppo pendente o troppo tecnico, e se i sentieri rimangono privi di ostacoli. Altrimenti è un rodeo, ed io non sono pronto per precipitare da cavallo ogni due svolte. Perché questi che fanno MTB-O non sono soltanto dei campioni con i muscoli d’acciaio, ma sono anche degli autentici funamboli. Complimenti a loro, io torno a fare la C.O. dove mi freno da solo e dove tutto quello che devo fare è orientare la mappa.

Anche se il ricordo di quella E-Bike verrà con me ancora tanto a lungo…