Stegal67 Blog

Monday, September 12, 2016

Una cosina semplice semplice...


Dopo le svariate tirate di orecchie che mi sono arrivate per via dei commenti pre-gara di Lodrino nel mio post precedente, è tempo di tornare a parlare bene delle gare lombarde (a quanto pare, in tutti questi anni di blog io avrei parlato bene solo delle gare trentine o di quelle organizzate dall’Erebus… non mi pare proprio, ma lasciamo perdere). Certo: per parlare bene di una gara lombarda, bisognerebbe innanzitutto avere sotto mano una gara lombarda… E infatti eccola qua! Promozionale a Muggiò organizzata dalla Punto Nord Monza.

Quando si parla di gare promozionali, talvolta si pensa ad eventi trascurabili, dedicati ai soli neofiti dell’orienteering che magari abitano nei paraggi ed hanno deciso, complice il bel tempo, di andare a passare una domenica mattina diversa dal solito; gente che vedremo una volta e basta, fino alla prossima gara nella stessa località (perché se poi si propone loro di andare a fare la prossima gara a Lodrino… mannaggia a me perché non sto mai zitto?!?!?). In un evento di questo tipo, sarebbe molto facile per gli organizzatori concedersi un po’ di agio, di tranquillità, di facilità nel mettere insieme tutti i tasselli che alla fine compongono l’evento orientistico. Attenzione! Non sto accennando in alcun modo ad una voluta dose di trascuratezza o di sciatteria o banalmente di disinteresse nel proporre la gara (il ritrovo, i percorsi, l’ambientazione…). Semplicemente, i più esperti possono ritenere ex ante che ad una gara promozionale la qualità della carta di gara può anche non essere quella del Mondiale (e menomale!!! Difficile fare peggio!), che il rilievo della mappa può prestarsi a qualche piccola lacuna (… e se penso sempre al Mondiale…), che i percorsi potrebbero non essere così succulenti o a prova di bomba.

Bene. Per il mio modestissimo parere la gara di Muggiò valeva tranquillamente una gara di Trofeo Lombardia, ed è almeno già la seconda volta quest’anno che una gara promozionale lombarda fa tornare a casa veramente contento l’orientista che è in me! (a giudicare dalla mole che mi porto appresso, dovrei dire “tutti gli orientisti che sono in me”). A Muggiò, promitionalibus promotionandis, troviamo l’aggiunta di tutta una serie di benefits che l’avrebbero resa molto appetibile a tanti altri orientisti, sicuramente a molti più di coloro che hanno costituito la sparuta presenza che è andata a correre nella caldazza della Brianza: ritrovo facile da raggiungere, partenza vicina, orario di partenza libero, nessun problema se Tizio si mette in coda in partenza proprio dietro a Caio per sfruttare l’”effetto treno”… tutto organizzato in modo molto famigliare, molto amichevole ed easy, tra amici che si salutano, avversari di categoria che si sfidano senza andare troppo per il sottile ma sempre in modo sportivissimo, classifiche che escono quasi in tempo reale e torte di compleanno che compaiono all’improvviso a complemento del ristoro. Non ci siete venuti? Peggio per voi!

In tutto questo non posso dimenticare che la maggior parte del lavoro l’ha fatta il tracciatore, Luca Pompele; non so quale nume tutelare sia sceso dal cielo a dargli ispirazione per i percorsi, se Daniel Hubmann, o Ruslan Gritsan (potrebbe…, visto che Luca è un fortissimo biker), o quell’impiegato panzottello che alle prese con una cartina ancora priva di cerchietti si chiede sempre “ma a questi che vengono a correre… dove mai potrebbe risultare piacevole essere scaraventati lungo il percorso?”. Ripensando al percorso di Muggiò e ad una intervista che gli feci nel 2012 per il Nuovo Lanternino, secondo me Luca potrebbe benissimo essere stato ispirato dal suo idolo Derrick Rose, l’allora playmaker dei Chicago Bulls; come Rose, anche Luca si è buttato sul disegno del percorso senza paura, senza tirarsi indietro, con il cuore e con la grinta.
Io non sono un tracciatore, non ho titoli orientistici per entrare in qualsivoglia rango federale, non sono nemmeno forte… ma nemmeno un cicinìno! Infatti anche a Muggiò, nella caldazza umida dei 33 gradi di questo settembre (temperatura percepita: altoforno siderurgico), ho trascinato i piedi da una lanterna all’altra ad una velocità tale da far sembrare Usain Bolt persino una lumaca schiacciata da un Tir. Non ho vinto nulla, non succede mai, ed al mio passaggio sui marciapiedi le persone non si sono dovute scansare di colpo per paura di essere investite: anzi un ragazzo delle medie che mi ha visto da lontano lungo la tratta 8-9 deve aver fatto in tempo a diplomarsi prima che ci incrociassimo! Nonostante questo, obiettività vuole che io dica che il percorso mi è davvero piaciuto, che mi è piaciuta la partenza in modalità labirinto (punti 2-3-4) e l’idea di attraversare il parchetto storico fin dalle prime battute. Mi sono divertito all’idea che nel loop dalla 11 alla 16 ci fosse il margine anche per un vecchio asfittico come me per limare ai giovincelli qualche metro andando a tagliare in mezzo alla vegetazione (fatto!); ed infine mi sono divertito all’idea che nella tratta 17-18 fosse più vantaggioso affrontare il Mont Ventoux (definition by Paolo Bocchiola), ovvero il ponticello a zig zag sopra il Villoresi, la zona del porticato ed il campo da calcio anziché finire evaporato e disidratato facendo il giro lungo su strada.


Credo che nessuno sia uscito indenne dal percorso senza un errore, una sbavatura, una incertezza che si riflette nel tempo finale di gara (e nell’esito di qualche sfida incrociata al calore bianco). E questo senza trucchi e senza inganni, solo con 19 cerchietti messi giù sulla mappa con passione. Tanto mi basta.

1 Comments:

At 6:38 AM, Blogger Orienteering e dintorni said...

... casomai 16-17

 

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