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Monday, June 15, 2026

L'uomo che non sapeva più dove si sarebbe svegliato

C'è un momento preciso dell'anno in cui una persona normale prende le ferie, prenota un albergo, mette due magliette in valigia, compra una guida turistica e magari si concede il lusso di fare colazione dopo le otto (e, nel mio, caso, di non finirla prima delle 10, perché sia mai che avanzino uova e bacon).

Io no. Io ho deciso che il modo migliore per rilassarmi sarà attraversare mezza Italia rincorrendo boschi, cartine, microfoni, partenze, arrivi, parcheggi improbabili e sveglie impostate a orari che normalmente vengono utilizzati soltanto dai pescatori d'altura e dalle squadre speciali: nel giro di poche settimane passerò dal Cansiglio a Madonna di Campiglio, dalla Val di Sole fino a Genova per i Campionati del Mondo.

Almeno, credo. Perché già adesso non sono più sicuro dell'ordine.

Tra qualche giorno mi sveglierò alle cinque del mattino, guarderò il navigatore e gli chiederò semplicemente: "Portami dove devo essere oggi". Lui probabilmente risponderà: "Mi dispiace, ma nemmeno io ci sto capendo qualcosa". La macchina diventerà il mio appartamento, il bagagliaio un armadio e il sedile del passeggero un archivio di accrediti, mappe, cronoprogrammi e bottigliette d'acqua mezze vuote.


Cambieranno i paesaggi, cambieranno le montagne, cambieranno gli alberi e cambieranno perfino gli accenti. Io invece continuerò a fare sempre la stessa cosa: parlare per ore dentro un microfono cercando di convincere migliaia di orientisti che correre dentro un bosco sia la cosa più divertente del pianeta.

E, cosa ancora più inquietante, potrei anche riuscirci. Naturalmente tutto questo arriva dopo l'esperienza olimpica, perché una volta che hai avuto il privilegio di vivere l'atmosfera dei Giochi Olimpici da speaker, succede qualcosa di strano: non riesci più a guardare un'arena senza immaginare un countdown, una musica epica e qualcuno che entra sventolando una bandiera, anche se davanti hai soltanto un prato, tre gazebo e un parcheggio pieno di furgoncini multicolori.

Vorrei provare a portare un pezzetto di quella magia ovunque vado, anche in mezzo a un bosco. Anzi, soprattutto in mezzo a un bosco. E poi arriveranno i Mondiali. I veri Mondiali. Quelli con i campioni, le medaglie, le televisioni e la gloria. E con Per Forsberg, la leggenda, il monumento, l’enciclopedia. Ma saranno gli spettatori delle Spectator Races ad avere qualcosa di ancora più esclusivo, perché loro avranno lo speaker olimpico.

Insomma, gli atleti d'élite avranno Per Forsberg. Gli spettatori avranno me. Mi sembra un compromesso assolutamente equilibrato. Anzi, sono sicuro che probabilmente qualcuno si iscriverà soltanto per questo (o forse no). Alla fine di tutto questo viaggio avrò percorso centinaia di chilometri, attraversato climi completamente diversi, cambiato albergo così tante volte da non ricordare più il codice del Wi-Fi di casa mia e incontrato migliaia di persone.

Cercherò di raccontare gare incredibili, rimonte spettacolari, errori clamorosi e vittorie memorabili. Almeno per la prima mezz’ora… poi comincerò a confondere il vincitore del Cansiglio con quello della Val di Sole, attribuirò una sprint a una long distance e forse finirò per raccontare che qualcuno ha vinto a Madonna di Campiglio correndo in Liguria.

Tutto questo sarà inevitabile perché, verso la fine di questa maratona estiva, ogni mattina inizierà allo stesso modo: suonerà la sveglia, aprirò un occhio, guarderò il soffitto, e la prima domanda non sarà "Che ore sono?" ma sarà "Ma... oggi in che regione mi trovo?"

Se riuscirò a ricordarmelo prima del caffè, sarà già una piccola vittoria. Per il resto ci penseranno il microfono, la bussola e quella meravigliosa follia chiamata orienteering.

(le foto, grazie Claudio, sono prese dal servizio RAI dedicato alle gare di Pisa)

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