Stegal67 Blog

Thursday, June 13, 2013

Una città nel cuore e nell'anima

Milano. 21 maggio 2004. Una di quelle sere nelle quali penso sempre alle parole di Alberto Fortis “Mi piacciono i tuoi quadri grigi, le luci gialle e i tuoi cortei. Oh Milano sono contento che ci sei”. In sere come queste uscire dall’ufficio è lieve e dolce come l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, ho voglia di fare tutto, di sentirmi vivo fuori e di sentirmi vivo dentro...


Mi hanno detto che l’appuntamento è a Porta Ticinese, proprio in mezzo al piazzale. Ma poiché è una di queste sere strane parcheggio l’auto un po’ lontano e poi me la faccio a piedi lungo Via Col di Lana, tra i negozi che chiudono lentamente le saracinesche e i tram che passano portando a casa i lavoratori usciti tardi e che ancora non trasportano i lupi della notte verso i locali. Infatti sono il primo ad arrivare. Subito dopo ecco altri amici: ragazze e ragazzi che riescono a trovare una idea comune del divertirsi e dello stare insieme che va al di là delle età e della provenienza di ognuno di loro, per questo li invidio molto. Spiegazioni rapide della gara , poi mi ritrovo in mano la cartina: è un gesto che faccio 60 o 70 volte all’anno, dovrei esserci abituato.

Non questa volta, però. La mappa sembra un oggetto strano, che mi lancia strane sensazioni ... come delle onde visive ... attutisce i rumori e cambia la prospettiva intorno a me. Non vedo più nessuno, ma ovunque poso lo sguardo, colgo lampi in bianco e nero, fuori fuoco e sgranati dal tempo. Devo andare... devo andare da quella parte, attraverso la strada che non è più una strada, è come se passassi in un tunnel, in un caleidoscopio, nel mio “stargate”.

Non ho ancora raggiunto il marciapiede opposto ma so che sto puntando verso il piazzale della chiesa, dove ci sono i bambini che giocano a pallone nell’unico spazio aperto disponibile; e non importa se non sono capace di colpire bene la palla, perchè la darsena è lontana e i miei tiri a banana non fanno finire la palla in acqua; e non importa se c’è Don Nino che viene fuori a mandarci lontano perchè al posto della porticina usiamo l’ingresso piccolo nella cancellata e ogni tanto la palla finisce contro il portone della chiesa... ma quando esco dal piazzale entro in un altro quadro, mi sto infilando in una stretta viuzza del ticinese e sto andando in giro con i sacchetti di riso e di pasta a fare il fattorino della drogheria per le signore che si facevano portare la roba a casa ...l’immagine della prima volta che ho avuto 500 lire di mancia e sono tornato al negozio come se avessi in tasca i diamanti, vergognandomi perchè le 500 lire le avevo avute io e non Pinuccio, l’altro fattorino.

I giardinetti in fondo alla via non c’erano ancora ... e di colpo è il 1984, Via Correnti e la sala giochi dove andare quando il prof di ginnastica all’ultima ora ci faceva uscire prima, una partita veloce a “time pilot” e poi via a pigiarsi sulla 97 per tornare a casa puntuali. Al di là del portico, all’angolo della strada, c’è ancora il vecchio baretto tre metri per sei... è il 12 giugno 1985, siamo in cinque siamo solo in cinque pochi e maledetti e dobbiamo andare a giocare la finale degli studenteschi e non abbiamo cambi perchè Andrea e Sergio si sono sbragati in malo modo facendo i cretini in moto per la strada, e non abbiamo nessuno che tifa per noi perchè nessuno crede che possiamo vincere ... l’altro Andrea va via con lo Zundapp, è l’unico motorizzato, quello ricco col Monclair e le Timberland ma almeno sa giocare, e noi andiamo alla grande per tutta la partita, vinciamo di un punto ed andiamo a fare festa da soli.

Ma quando giro in Via Lanzone sono passati solo pochi mesi, chi si ricorda più del nostro trionfo? Ci sono i ragazzi dell’85 per le strade a protestare per lo stato delle scuole italiane, 17 giorni di fila di scuola occupata e per la prima volta abbiamo dovuto organizzarci da soli perchè ci sono gli esami di maturità e i commissari se ne fregano se abbiamo saltato le lezioni per un terzo dell’anno scolastico ed i gran premi di Formula 1 in tv sono annunciati dalla sigla “i ragazzi dell’85 e i ragazzi dell’86 tutti insieme sulla strada del 2000”.

Non devo aspettare il 2000 per girare attorno al Corso, perchè nel ’93: sono già grande e mi tocca studiare sul serio per laurearmi, anche di sera in osservatorio a Brera che è il posto più silenzioso e lugubre dove si può stare di sera mentre fuori c’è la vita, qui invece non ci sono le finestre ma ci sono i tendoni di plastica che fanno ululare di più il vento e se c’è corrente le porte sbattono come in un film di Dario Argento, e se all’improvviso suona il telefono si salta con i capelli dritti e la pelle d’oca spessa... meglio tornare verso casa, passando da Piazza Fontana che qualcosa vorrà pur dire nel modo in cui ognuno di noi è cresciuto, nel bene e nel male, anche se siamo ancora qui a capire cosa è successo veramente e forse nessuno ce lo dirà mai; meglio tornare verso casa, passando andando giù per Via Olmetto dove andavo a portare i biglietti del Milan e dell’Inter, e questo succedeva prima che passasse il ciclone di Tangentopoli ... e chissà quante persone sono passate di qua a consegnare qualcosa senza immaginare che stavano entrando in una storia brutta, solo perchè era il loro turno nel tabellone delle consegne.

No, meglio tornare verso casa passando per i giardini di Piazza Vetra, la ex casa dello spaccio, adesso Parco delle Basiliche ma quante volte da ragazzo ho visto arrivare le ambulanze per portare via i ragazzi con le dosi tagliate male, e magari avevo in borsa “I ragazzi dello zoo di Berlino” che ci hanno fatto leggere nella speranza che qualcuno capisse e non ci cascasse dentro, ma Andrea Antonio e Pinuccio non ci sono più ... loro quel libro non hanno fatto in tempo a leggerlo e la lurida maledetta fottutissima neve marcia se li è portati via da ragazzi, e non è la neve dell’85, del “torno a casa a piedi e speriamo di arrivare”... Voglio andare via da questo giardino che non mi piace perchè non è mio, non l’ho mai visto, è un buco nero nei miei paesaggi, è un quadro offuscato in cui il mio sguardo si perde in lontananza e non riesce a fissarsi su nulla, perchè dentro lì per me non c’è davvero nulla...

Solo a pochi passi ci sono le colonne di San Lorenzo, un tram numero 15 che passa per portarmi a casa e quante volte l’ho preso di corsa, ma questa volta lo lascio passare perchè non ho fretta, non devo andare a casa a studiare, c’è il sole e voglio sentire il tempo che passa sulla mia pelle e risentire tutti i momenti di questa giornata, perchè ho appena visto il tabellone con i voti della maturità e per questa volta posso andare orgoglioso del lavoro che ho fatto, e poi a vedere i risultati c’era anche Alessandra che è venuta a salutare me anche se lei la maturità l’ha fatta l’anno scorso; e poi è fidanzata con Andrea (quello dello Zundapp), ma ero stato io ad aiutarla a preparare greco scritto quando l’anno scorso era stato il suo turno: lei se ne era ricordata ed era venuta a salutarmi; è stata l’ultima volta che l’ho vista, sono convinto che non si ricorda più di me, ma io di lei si, perchè di quel giorno in cui ho vinto la mia prima battaglia non dimentico nulla.

Adesso il tunnel si restringe e in fondo vedo quasi le luci, non è più il bianco e nero di prima, sono in Corso di Porta Ticinese e là in fondo c’è il mio presente, quello per il quale vale la pena di vivere tutti i giorni, sento che ho in mano una cartina e sono felice come un bambino, intorno a me la gente guarda e non capisce ma forse percepisce anche solo per un istante che sono felice. Certo… Ci metto un po’ a rientrare nel presente perchè qualcosa di me è rimasto agganciato al passato: è il fardello e la piuma che mi porto dietro tutti i giorni in tutte le cose che faccio. Nel bene e nel male sono passato attraverso tanti stargate ed ognuno mi ha lasciato una cicatrice, un segno, un capello bianco ed un sorriso, e stasera ne ho rivissuti tanti... avrei dovuto essere qui a festeggiare un compleanno (un altro stargate per un amico ed un compagno di squadra), invece resto sovraeccitato a pensare al regalo che proprio io ho ricevuto questa sera. Tornare a casa lungo la Col di Lana non mi sembra nemmeno vero, alcuni negozi sono ancora aperti per il popolo della notte ed i tram continuano a passare semivuoti perchè i lupi si muovono per i fatti loro... per il mondo sono passate due ore, per me è passato molto di più.



Milano. 8 giugno 2013. Uno di quei pomeriggi afosi nei quali il centro di Milano si scopre pieno di angoli inondati di sole e abbacinanti, con le persone che sciamano in giro per una foto in posa vicino ai templi della moda, o cercano refrigerio nella Rinascente o da Zara. Oppure sostano sotto un portico giusto il tempo necessario per veder passare the-new-tourists (russi, per lo più) pieni di borse e di carni esposte al sole. E’ stato colo pochi giorni fa che, in mezzo a questo scenario, ho disputato la prima (penso, al mondo) gara di Calcol-O, organizzata nella colla afosa del primo caldo di quest’anno da quei mattacchioni della Punto Nord Monza: solo gli orientisti sono capaci di cavare formule di gara davvero divertente da un ritrovo, ancora una volta solo apparentemente innocuo, di amici orientisti: http://www.puntonord.net/index.php?option=com_content&view=article&id=426:trofeo-calcol-o-milano&catid=37:volantini&Itemid=66

5 Comments:

At 4:53 AM, Anonymous Giorgio said...

Milan l'è on gran Milan

 
At 12:36 PM, Blogger oridoc said...

Lo sapevo...anche gli informatici hanno un cuore grande...

 
At 12:17 AM, Anonymous oridoc said...

Riguardo al calcol-o: mi ricorodo che alcuni anni fa la XXX Ottobre organizzò un allenamento di sci-o in Val Saisera dove le lanterne erano sostituite da nastrini con dei numeri: all'arrivo dovevi indicare il numero ottenuto (dopo varie operazioni)e questo dimostrava se avevi toccato le giuste postazioni (senza PE o PM)

 
At 6:58 AM, Anonymous Larry said...

Sottotitolo: "Stegal e la sua perniciosa abitudine di aspettare che io non ci sia per pubblicare il post del secolo"

Bella questa variante. Sembra studiata apposta per escludermi definitivamente dal già a me ostile gioco, avendo io la capacità di calcolo un pallottoliere senza biglie.



 
At 8:36 AM, Blogger Dario Pedrotti, trentino said...

non mi sono preso la briga di capire cosa sia il calcol-o, ma il pezzo prima è bellissimo!

 

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