Stegal67 Blog

Sunday, March 04, 2018

Tutti i colori del MOO


Lo dico subito, a scanso di equivoci. Sono innamorato del MOO. Lo trovo affascinante. Una iniziativa meravigliosa partorita dalla mente di un genio.Lo penso al punto che, ogni volta che vengo interpellato da questo o quello per tirare fuori una idea nuova per fare orienteering "... dai! Sei nel giro da 25 anni, possibile che proprio tu non sei in grado di partorire una idea nuova per attirare le masse a fare orienteering???", la mia risposta è sempre la stessa: l'idea nuova c'è già. Si chiama MOO. Ed è una idea definitiva.
A parte che queste domande mi fanno sembrare una specie di "grande vecchio" dell'orienteering italiano (sono vecchio, ma non così tanto, e sono grande, ma mai come tanti altri). A parte che, se davvero io avessi una idea buona pronta in saccoccia, la vengo a dire a voi? L'ultima idea buona che ho avuto è stata la Milano nei Parchi, e correva ancora l'anno 2005 e c'era il Governo Berlusconi III: il fatto che stiamo già lavorando al calendario Milano nei Parchi 2019 mi dimostra ogni volta di più che l'idea era buona davvero! Poi sulla questione del prossimo governo ci ragioniamo domani mattina 5 marzo...
Ma perché sono così innamorato del MOO? Perché è una gara? No, la classifica in quanto tale è l'ultima cosa che mi interessa. Perché si corre a Milano? Ma io non vedo l'ora che Remo trasformi tutto questo in un format nazionale: un ROO (Roma), un TOO (Torino o Trieste o Trento), un *OO dove "*" significa "la qualunque". Arrivo addirittura a pensare che se un'arma "Fine di mondo" dovesse far scomparire tutte le carte da orienteering sulla faccia della terra lasciando solo quelle del MOO, io penserei: "ok, posso sopravvivere a questo!". Perché le lanterne del percorso sono spesso degli enigmi da risolvere con il cervello bene attaccato? Mmmmmhhhh... qui già ci avviciniamo molto agli argomenti che da sempre toccano il mio interesse e stimolano la mia curiosità. Perché traccia Remo? Beh... io con Remo, il deus ex machina del MOO, mi sono trovato a discutere spesso: talvolta dalla stessa parte della barricata, altre volte su posizioni decisamente contrapposte.
Ma io voglio dare a Cesare quello che è di Cesare, ovvero a Remo quello che è di Remo: il MOO mi piace perché non si limita alle mappe, alla gara, alla corsa da un posto all'altro, ai quesiti. Il MOO secondo me è una storia che Remo ci racconta ogni anno, una narrazione che si dipana attraverso le mappe e che costa al suo autore una fatica che non è in alcun modo commisurabile alle 5 ore di durata della gara in se stessa. Per dirla tutta: vogliamo parlare della mappa della Stazione Centrale realizzata con i soli camminamenti dedicati ai non vedenti? Oppure alla mappa della zona di Piazzale XXIV Maggio che urla una denuncia per il modo in cui certi arredi urbani deturpano una piazza altrimenti meravigliosa? O la mappa "a livelli" del City Life (dove non ero mai stato prima del MOO) oppure quella del Parco Trotter (idem). Qualcuno era a conoscenza della nuova toponomastica dei quartieri attorno a Piazzale Loreto, che nella mente di Remo sono diventati "NOLO" e "SUCA"?
Credo di poter dire che in questi ultimi 3 anni ho scoperto più cose su Milano attraverso il MOO di quante ne ho scoperte vivendo la città negli altri 364 giorni. Il tutto, mi ripeto, attraverso un racconto che Remo ci sciorina negli ultimi minuti prima della partenza, emozionato come un artista che sta per svelare la sua opera al pubblico, avvincente al punto da farci pendere incantati dalle sue labbra e farci dimenticare che, come ogni anno, mentre Remo parla e ci ipnotizza come il pifferaio di Hamelin (siamo tutti novelli bambini e le mappe ci attirano come la musica del pifferaio) alle nostre spalle succede SEMPRE un preparativo della prima fase del MOO.
Finché Remo con uno schiocco di dita ci libera dall'ipnosi con il consueto "la prima mappa è alle vostre spalle". E' il primo atto del MOO, comincia lo sballo (e soprattutto, per il prossimo anno ricordarsi di questa cosa: occhio a quello che succede alle nostre spalle mentre Remo da le ultime istruzioni! Si Remo, lo so che questo ti costringerà a trovare un altro trucco... ma confido che ce la farai a distrarci ancora una volta).
 
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L'opera quest'anno ha avuto un prologo. Bellissimo ed entusiasmante come le musiche di Andrew Lloyd Webber nel Jesus Christ Superstar prima che la voce di Carl Anderson attacchi l'immortale "Heaven on their minds". Il prologo è cominciato mentre ero in trasferta di lavoro. Mercoledì, con il MOO ancora abbastanza lontano. Improvvisamente lo smartphone si anima, i commenti si susseguono, i messaggi si affastellano l'uno sull'altro: pare che Remo abbia pubblicato su facebook una foto nella quale compaiono alcuni angoli delle mappe che saranno usate
Io non so se Mr. Whattsapp abbia registrato un picco di messaggi tra mercoledì sera e venerdì. Quello che so è che da mercoledì sera le migliori menti del pianeta (... più o meno...) hanno lasciato lì gli studi sul Teorema di Riemann, sulla biologia molecolare, su come compilare quella cacchio di scheda elettorale senza incorrere nell'annullamento della stessa, e si sono buttate full time anima e corpo nel tentativo di scoprire indizi da questa foto. Così ho scoperto persino che la mia squadra (il "Crypto Team"... ci arrivo tra poco) era diventata praticamente una succursale dei RIS di Parma. Prima Marco riesce, dall'angolo "Corpi Santi" della mappa numero 6, ad identificare l'intera mappa storica di Milano, che io provvederò a corredare con una mappa google dello stesso formato per riuscire a leggere le due mappe sull'altra. Poi, unendo la "TR" del nome della mappa numero 5 e l'indizio del "Portello" sulla mappa generale sono io a scoprire che una delle mappe di gara sarà quella delle Tre Torri del City Life. Infine dalla "C" sulla mappa numero 2 ed il simbolo delle lunghe scale mobili che corrono in direzione est-ovest capiamo che un'altra delle mappe di gara sarà quella della Stazione Centrale.
Ovviamente tutto questo non ci serve praticamente a nulla perché poi i quesiti proposti da Remo sono impossibili da identificare a priori e bisogna davvero andare al centro del cerchietto e trovare la vetrina, l'oggetto, la targhetta giusta. A dire proprio tutto il vero, c'è una cosa che riusciamo ad identificare, e cioè che alla zona delle Tre Torri potremo arrivare servendoci della metropolitana Lilla ma che potremmo uscirne andando a prendere la linea Rossa alla fermata di Amendola (il che sembra una banalità ma, quando sei in giro da 4 ore ed il cervello tende ad andare in pappa, è una intuizione alla Ellery Queen che consente di salvare energie e tempo...).
Ma io so che mentre il 90% delle squadre si scervella su questi indizi, ecco una rara foto di Remo che se la ghigna allegramente... perché so benissimo che la pubblicazione di quella foto era volutamente tesa a scatenare l'inferno già da mercoledì sera:
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Il Crypto Team.
(Piedone e i Piedoni)
Dopo quanto scritto sopra, appare evidente che mi ero segnato da tempo sul calendario a caratteri cubitali la data del MOO 2018: evitate cresime, comunioni, eventi lavorativi, pranzi con i parenti, convocazioni con la nazionale di orienteering... Giusto, no? Invece sbagliato. Io quest'anno al MOO non avrei dovuto esserci. Con mio ENORME rammarico. Quando ho scoperto che un altro appuntamento, per il quale mi ero già dato disponibile, coincideva con la data del MOO mi sono detto "Ma noooooooooo!!!". Delusione. Così ho dato buca al mio compagno di avventure al MOO, Marco "Rusky", che necessariamente si è dovuto cercare una squadra alternativa dato che al MOO non si può correre da soli. Poi succede che "l'altro appuntamento" non si concretizza: la data del MOO torna ad essere libera ed io mi inserisco di nuovo in squadra con Marco, con il terrore che lui nel frattempo abbia costruito attorno a se un team di corridori ultrastrong da meno di 4 minuti al chilometro, e di ritrovarmi come nel 2017 a fare la zavorra. La storia del MOO dimostrerà poi alcune cose:
1) che nonostante gli allenamenti stiano a zero, il MOO ha la capacità di farmi muovere le gambe più velocemente di quanto io non faccia in gara di solito
2) che Marco non ha nulla da imparare da nessuno dal punto di vista della lettura di una carta orientistica;
3) che Marco ha sempre uno stile tutto suo per motivare i compagni di squadra durante la battaglia
(... questo stile... e garantisco che a Marco il sergente Hartman fa solo una grossa pippa)
D'altra parte è chiaro che un team Rusky-Stegal vedrà sempre Rusky nella parte del Wolfgang Hoppe ed il sottoscritto come Dietmar Schauerhammer (nel senso che lo freno). Il nostro risultato finale in classifica avrebbe potuto essere migliore, ma anche peggiore. Il divertimento-metro invece è sempre stato fuori scala dall'inizio alla fine. 
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E il MOO? E le carte? Eccole:
l'inizio nella zona dei murales per arrivare al Parco Trotter
la mappa del Parco Trotter fotografata sul cellulare, necessaria per arrivare al punto di consegna delle carte


la carta della zona Garibaldi, o "Gariboldi" (I can't stop laughing) dove purtroppo abbiamo perso la metropolitana per un soffio e siamo stati fermi 8 minuti in banchina, e poi ancora abbiamo mancato di un altro soffio il treno "passante" per scoprire che i due treni successivi erano stati cancellati...

la carta della Stazione Centrale realizzata con i soli sentieri dedicati ai non vedenti... una cosa che l'assessorato alle Politiche Sociali dovrebbe dare un premio a Remo per il solo fatto di averci pensato
la carta "storica" di cui abbiamo visitato solo i tre punti nella zona ovest
foto di Marco sotto la neve davanti alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
 

la carta NOLO-SUCA con i bellissimi enigmi attorno a Piazza Caiazzo

la carta del City Life, dove Marco ha tirato come un pazzo e si è orientato come nemmeno Gueorgiou
la mappa generale del MOO 2018
Si, ok, ma il racconto punto per punto, metro per metro, quesito per quesito? Quello non c'è. Sarebbe troppo lungo da scrivere e soprattutto non aggiungerebbe nulla alle emozioni provate durante le 4 ore e 50 minuti passate in gara. Mi viene solo da dire: provate anche voi! Così conoscerete tutti i segreti del MOO. Io in queste tre edizioni credo di averne scoperto il "fil rouge", che parte dalla testa di Remo e si espande fino a coprire le sensazioni proposte da una intera area metropolitana. Venite a provare anche voi nel 2019. Non ve ne pentirete, parola mia!

3 Comments:

At 9:04 AM, Blogger roberto baitieri said...

Hai perfettamente ragione il MOO è come un virus, ne sono stato contagiato l'anno scorso e mi dicono che non c'è cura, mia moglie non ha rinunciato neanche se era con le stampelle.
Grande Remo che riesce ad essere sempre imprevedibile e rende il MOO un appuntamento irrinunciabile!!!!

 
At 1:44 PM, Anonymous Anonymous said...

😇

 
At 4:28 AM, Anonymous Larry said...

No, figo eh, mi rincresce sempre non venirci e spero di venirci prima o poi, ma in fondo il Moo non è altro che una Corsa dei Cinghiali che se la tira perché sta a Milano 😝

 

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