Arrivederci Giorgio
Per giorni abbiamo sperato.
Anche quando le notizie che
arrivavano erano sempre più difficili da ascoltare, anche quando tutti sapevamo
quanto fossero critiche le tue condizioni, una parte di noi ha continuato a
credere che ce l'avresti fatta. Perché eri Giorgio Paoli. Perché eri fatto di
ferro.
Di quel ferro che ti aveva
portato a vincere, a lottare, a resistere. Lo stesso ferro con cui affrontavi
le gare di orientamento, le competizioni in bicicletta, i triathlon più duri.
Lo stesso ferro che ti aveva già aiutato a rialzarti dopo prove che avrebbero
fermato chiunque altro.
Per questo non ho mai smesso di
immaginare il finale che tutti volevamo.
Ti vedevo tornare alle gare,
magari con qualche cicatrice in più, ma con lo stesso sorriso. Ti vedevo
ricomparire sulla linea di partenza e poi all'arrivo, dove immancabilmente i
nostri sguardi si sarebbero incrociati ancora una volta.
Perché tu eri così. Un campione
straordinario, ma soprattutto una persona straordinaria. Sempre pronto a
passare dalla postazione speaker per salutare. Sempre pronto a ringraziare per
una citazione, che si trattasse di una vittoria o semplicemente di una buona
gara. Sempre capace di trasmettere gentilezza, umiltà e rispetto.
Un ferro dolce, verrebbe da dire.
E forse era questa la tua qualità più rara.
Ti ho conosciuto anni fa, durante
un raduno in Austria. Ricordo ancora lo stupore generale quando, quasi da
neofita, dominasti il percorso Elite sullo Schweighofenberg. Gli austriaci si
chiedevano da dove fossi saltato fuori. Gli altri concorrenti guardavano la
classifica increduli. Tu sembravi quasi sorpreso quanto loro. Era il tuo modo
di essere. Forte senza vantartene. Eccezionale senza mai sentirti tale.
Poi negli anni sono arrivati
tanti altri incontri, tante gare, tante chiacchierate. I tuoi consigli sulla
mountain bike orientamento, quelli sull'alimentazione, i racconti delle tue
imprese sportive che finivano quasi sempre per parlare di qualcun altro prima
che di te stesso. E spesso di Claudia. Della tua dolcissima Claudia, che
nominavi con l'affetto e la gratitudine di chi sa bene che nessuna impresa si
compie davvero da soli. Claudia, che ho avuto la fortuna di conoscere
condividendo una staffetta Arge Alp sotto la neve di San Martino di Castrozza.
Per questo in questi giorni il
pensiero è andato continuamente a voi.
Ieri, durante la premiazione
della Coppa Italia, ho pronunciato ancora una volta il tuo nome. Una seconda
posizione in classifica generale che non hai potuto difendere e migliorare per
colpa di quell'incidente assurdo.
Eppure eri lì. Eri lì ogni volta
che un atleta dell'Orienteering Pergine tagliava il traguardo. Eri lì ogni
volta che qualcuno saliva su un podio. Eri lì nei pensieri di tutta la famiglia
dell'orienteering, che seguiva con apprensione la battaglia che stavi
combattendo.
Oggi è arrivata la notizia che
nessuno voleva ricevere. John Donne scrisse che la campana suona sempre per
ciascuno di noi. È vero. Ma non avrei mai creduto che potesse suonare per te.
Non per te, Giorgio. Non per
quello più duro di tutti. Non per quello che sembrava capace di rialzarsi
sempre. E invece oggi quella campana ha suonato.
Ha suonato per te.
E, in un certo modo, ha suonato
anche per tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerti.
Questa non me la dovevi fare,
Giorgio. Davvero non me la dovevi fare. Per una volta qualcosa si è rivelato
più forte persino della tua fibra incredibile. Qualcosa che nessuno di noi era
pronto ad accettare.
Non doveva finire così. Ne
parlavamo ancora ieri, quasi come fosse una certezza: quando tornerà alle gare.
Quando lo rivedremo al traguardo. Quando ricomincerà a fare quello che ha
sempre fatto.
Perché nessuno era pronto a
coniugarti al passato. Forse non lo saremo mai. Ma mi piace pensare che da
qualche parte ci sia ancora una partenza da raggiungere, una carta da leggere,
una lanterna da trovare. Mi piace pensare che ci sia ancora una gara. E che un
giorno, quando sarà il momento, alzando gli occhi vedremo arrivare un uomo in
bicicletta o di corsa, con lo stesso sorriso aperto, lo stesso sguardo limpido
e la stessa voglia di vivere.
Ci ritroveremo là, Giorgio. In un
altro bosco. In un'altra gara. In un'altra dimensione. Fino ad allora non
riesco a dirti addio. Posso dirti soltanto quello che si dice agli amici che si
spera di incontrare ancora lungo il percorso.
Arrivederci, Giorgio.

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