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Monday, October 19, 2026

Arrivederci Giorgio

Per giorni abbiamo sperato.

Anche quando le notizie che arrivavano erano sempre più difficili da ascoltare, anche quando tutti sapevamo quanto fossero critiche le tue condizioni, una parte di noi ha continuato a credere che ce l'avresti fatta. Perché eri Giorgio Paoli. Perché eri fatto di ferro.

Di quel ferro che ti aveva portato a vincere, a lottare, a resistere. Lo stesso ferro con cui affrontavi le gare di orientamento, le competizioni in bicicletta, i triathlon più duri. Lo stesso ferro che ti aveva già aiutato a rialzarti dopo prove che avrebbero fermato chiunque altro.

Per questo non ho mai smesso di immaginare il finale che tutti volevamo.

Ti vedevo tornare alle gare, magari con qualche cicatrice in più, ma con lo stesso sorriso. Ti vedevo ricomparire sulla linea di partenza e poi all'arrivo, dove immancabilmente i nostri sguardi si sarebbero incrociati ancora una volta.

Perché tu eri così. Un campione straordinario, ma soprattutto una persona straordinaria. Sempre pronto a passare dalla postazione speaker per salutare. Sempre pronto a ringraziare per una citazione, che si trattasse di una vittoria o semplicemente di una buona gara. Sempre capace di trasmettere gentilezza, umiltà e rispetto. 

Un ferro dolce, verrebbe da dire. E forse era questa la tua qualità più rara.

Ti ho conosciuto anni fa, durante un raduno in Austria. Ricordo ancora lo stupore generale quando, quasi da neofita, dominasti il percorso Elite sullo Schweighofenberg. Gli austriaci si chiedevano da dove fossi saltato fuori. Gli altri concorrenti guardavano la classifica increduli. Tu sembravi quasi sorpreso quanto loro. Era il tuo modo di essere. Forte senza vantartene. Eccezionale senza mai sentirti tale.

Poi negli anni sono arrivati tanti altri incontri, tante gare, tante chiacchierate. I tuoi consigli sulla mountain bike orientamento, quelli sull'alimentazione, i racconti delle tue imprese sportive che finivano quasi sempre per parlare di qualcun altro prima che di te stesso. E spesso di Claudia. Della tua dolcissima Claudia, che nominavi con l'affetto e la gratitudine di chi sa bene che nessuna impresa si compie davvero da soli. Claudia, che ho avuto la fortuna di conoscere condividendo una staffetta Arge Alp sotto la neve di San Martino di Castrozza.

Per questo in questi giorni il pensiero è andato continuamente a voi.

Ieri, durante la premiazione della Coppa Italia, ho pronunciato ancora una volta il tuo nome. Una seconda posizione in classifica generale che non hai potuto difendere e migliorare per colpa di quell'incidente assurdo. 

Eppure eri lì. Eri lì ogni volta che un atleta dell'Orienteering Pergine tagliava il traguardo. Eri lì ogni volta che qualcuno saliva su un podio. Eri lì nei pensieri di tutta la famiglia dell'orienteering, che seguiva con apprensione la battaglia che stavi combattendo.

Oggi è arrivata la notizia che nessuno voleva ricevere. John Donne scrisse che la campana suona sempre per ciascuno di noi. È vero. Ma non avrei mai creduto che potesse suonare per te.

Non per te, Giorgio. Non per quello più duro di tutti. Non per quello che sembrava capace di rialzarsi sempre. E invece oggi quella campana ha suonato.

Ha suonato per te.

E, in un certo modo, ha suonato anche per tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerti.

Questa non me la dovevi fare, Giorgio. Davvero non me la dovevi fare. Per una volta qualcosa si è rivelato più forte persino della tua fibra incredibile. Qualcosa che nessuno di noi era pronto ad accettare.

Non doveva finire così. Ne parlavamo ancora ieri, quasi come fosse una certezza: quando tornerà alle gare. Quando lo rivedremo al traguardo. Quando ricomincerà a fare quello che ha sempre fatto.

Perché nessuno era pronto a coniugarti al passato. Forse non lo saremo mai. Ma mi piace pensare che da qualche parte ci sia ancora una partenza da raggiungere, una carta da leggere, una lanterna da trovare. Mi piace pensare che ci sia ancora una gara. E che un giorno, quando sarà il momento, alzando gli occhi vedremo arrivare un uomo in bicicletta o di corsa, con lo stesso sorriso aperto, lo stesso sguardo limpido e la stessa voglia di vivere.

Ci ritroveremo là, Giorgio. In un altro bosco. In un'altra gara. In un'altra dimensione. Fino ad allora non riesco a dirti addio. Posso dirti soltanto quello che si dice agli amici che si spera di incontrare ancora lungo il percorso.

Arrivederci, Giorgio.

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