Stegal67 Blog

Monday, October 20, 2008

Arge Alp 2008 – il ritorno (parte 1 – staffetta)

L’anno scorso, di questo periodo, nel piccolo laghetto che è la Lombardia non si faceva altro che parlare di Arge Alp. Quella 2007 fu una edizione veramente sfortunata dal punto di vista politico, con il rifiuto alla partecipazione e la presenza alla fine di pochi atleti considerati a seconda dei punti di vista “dissidenti” o soltanto interessati a fare una trasferta oltre confine in barba a qualunque scelta ufficiale (da taluni definita “diktat”). Come andò lo posso trovare nel mio stesso blog: due giornate molto belle di sport, su belle cartine e con una meteorologia favorevole per il periodo dell’anno.
L’anno scorso abbiamo preso nota del fatto che la gara si sarebbe disputata nel 2008 nel cantone di fronte, in San Gallo, e ci siamo segnati (intendo noi GOK) l’appuntamento ben sapendo che avremmo dovuto fare i conti sia con le condizioni di politica sportiva sia con gli sbarramenti legati al fatto che in Svizzera è dura partecipare all’Arge Alp fuori selezione. Avevamo di fatto già prenotato le nostre belle camere ad Arnegg quando è saltato fuori, con nostra grande gioia, che “cavalo pazzo” al secolo Bibi era stata convocata per la selezione regionale (quanto a Rusky era una certezza, ma lo sapevamo). A quel punto è cominciato un vero e proprio lavoro diplomatico per fare in modo che anche Atty, PLab ed il sottoscritto potessero avere la certezza di prendere parte alla prova, anche solo in Open o come “visitors”; alla fine, grazie all’aiuto dell’organizzazione lombarda, anche noi siamo stati tirati dentro nella squadra.

Raggiungiamo San Gallo dopo un viaggio di circa 4 ore e mezza, la prima ora e mezzo passata sotto la pioggia e nel nebbione… un tempo da farti venire voglia di girare i tacchi e tornare sotto le coperte. Per fortuna una volta scollinato il Passo San Bernardino il cielo di apre in larghi squarci fino a apparirci all’altezza di Chur del tutto sgombro da nubi. Le montagne della Svizzera interna sono davvero belle con i loro colori autunnali, e la strada fino a Flawil scorre via tranquilla senza fatica. Il GOK si compatta all’altezza di Gossau e le due auto arrivano insieme all’appuntamento con la gara a staffetta.

Sabato. Nella staffetta il GOK (o “Lombardia3”) è schierato con Stegal al lancio, PLab in 2° e Atty in 3° frazione. Il regolamento dell’Arge Alp prevede che le staffette si chiudano entro le ore 17.00 (primo lancio ore 14.00) ma non siamo per nulla rassicurati dal fatto che il tracciatore è un certo Daniel Hubmann e che il percorso è di 8,6 kmsf: come potremo mai farcela in 3 ore, tra tutti? E non siamo nemmeno gli unici ad avere questo nefasto pensiero! Per me, che non faccio “lanci di staffetta” dai tempi … forse non li ho mai fatti (!!!), è la seconda prova in 15 giorni dopo Dismoni; la terza tra 7 giorni alla Pellerina. Rispetto a Dismoni, le condizioni fisiche sono leggermente migliori e quindi provo a scaldarmi un po’ sul bellissimo prato antistante l’arrivo, incrociando più volte le tracce con quelle di Lorenzo “Fritz” Frizzera… una cosa che si ripeterà spesso in gara ma ancora né io né lui lo sappiamo. Schieramento compattissimo davanti alle lanterne, di fianco a me Giorgio dei “4cats” con il quale ci facciamo largo per avere almeno una possibilità di raccogliere la cartina prima di essere asfaltati dalle D14 e D18 che stanno nella fila dietro. Pronti, partenza, via! Gran fugone nel prato ed alla svedese a bordo bosco sono già nelle ultime posizioni. Vedo che la prima tratta è lunga e posso andare in discesa nel bianco a prendere un sentiero, una cui curva a gomito mi da direzione e primo punto di attaccooooopppspss! Due metri dopo la svedese sono già con i piedi nel fango e in bilico sul primo vallone! Mi butto giù nel fango e vedo che con me passano proprio Giorgio e Peter Heim, baffuto e simpaticissimo bavarese cui ormai dovremmo riservare un posto nel GOK visto che sarà la ventesima gara che corriamo insieme. Scendo verso il sentiero e mi sfila di fianco la tuta turchese di Tom Hiltebrand: o ohibò! Che ci fa ancora qui con i ciccioni? Sul sentiero Peter allunga di una decina di metri, ma al primo punto (facile, termine canaletta bagnata) Giorgio, Peter ed io siamo insieme. Ancora insieme alla seconda, mentre per la terza scelgo di percorrere una terrazza terrosa da cui dovrei scendere per una via impervia e ripida ma praticabile. Errore!!! Mi trovo a guardare 30 metri verso il basso in un autentico baratro di terra… impensabile solo provare a scendere da lì, non ci riuscirebbe nemmenol’uomo ragno e non ci riuscirà, di fatto, nemmeno Roberto “spiderman” Tettamanti. Corro lungo la terrazza e, giunto al termine, vedo una protuberanza (naso) appena meno pendente e pericoloso; lo trova anche Giorgio e, facendoci coraggio a vicenda, riusciamo ad arrivare in fondo senza danni e senza rotoloni.
I punti successivi sono tutti in mezzo ai valloni, non difficili (forse solo il punto 7) ma risulta veramente improbo cercare di correre in un sottobosco “infesciato”, in mezzo al fango ed all’argilla che nei valloni vuol dire fare due passi avanti ed uno e mezzo indietro.
Mi sembra di vedere davanti a me la sagoma di Christine Kirchlechner e vedo invece sicuramente qualche metro avanti Giorgio e Peter, sempre a tiro. Ed improvvisamente al mio fianco si materializza anche Fritz, che probabilmente ha sbagliato qualcosa di troppo nei primi punti e sta tentando la rimonta. Scelta su sentiero per il lungo punto 8, ma il sentiero che scelgo io è migliore di quello scelto da Giorgio e Fritz, cosicché alla 8 ed alla 9 torno davanti, seguendo poi il ritmo di Fritz fino al punto spettacolo.
Al punto spettacolo sento l’incitamento degli amici che mi spinge a proseguire ben determinato. Davanti a me la ripida risalita in quota verso la metà nord della mappa, curve di livello che sento tantissimo nelle gambe (ci si muove del resto a fatica avviluppati in un duro fogliame del sottobosco) e nella testa quando devo fare la mia scelta per l’ultima tratta lunga, quella verso la 12: arrivare dalla zona 11 al pratone sopra il corridoio di arrivo diventa faticosissimo (e sono solo 200 metri di bosco) ma quando taglio il prato nella parte alta di questo palcoscenico naturale sento ancora le urla al mio indirizzo. Sotto di me Roberto Biella, che ha sbagliato quota, sta lottando per riprendere gli altri M45.
Sulla 12 la fatica comincia veramente a farsi sentire e non sono ancora arrivato a 2\3 di gara. Arrivo insieme a Giorgio, che mi ha mangiato il minutino scarso di ritardo, ed insieme arriviamo alla 13 davvero insidiosa. Per la 14 facciamo due scelte diverse: lui scende lungo il sentiero preparandosi a fare un giro largo ma sicuro. Io decido di darmi alle scalate: raggiungere subito per la via diretta la quota giusta ed usare il sentiero anche esso sicuro ma più corto. Grave errore! La parete risulta infatti per nulla scalabile: rocce (segnate) in carta e dislivello si uniscono alle erbacce ed ai rovi per rendere l’impresa impossibile. Perdo due minuti per ritrovarmi al punto di partenza, ed a questo punto decido anche io di utilizzare i sentieri come ha fatto Giorgio… con due minuti sul groppone però.
Cerco si accelerare per quanto posso, ma sono conscio del fatto che ormai Lombardia2 è andata avanti. Alla 16 riesco però ad intravedere tra i rami ancora una tuta lombarda: ancora Giorgio. L’avvicinamento e l’aggancio dura ancora due lanterne in salita lungo la massima pendenza, ed alla 19 ci dividiamo in due per andare a beccare un cocuzzolo microscopico nel verde. La mia scelta a destra è più fortunata: Giorgio è a 30 metri e sente il mio richiamo ma impiega 20 secondi ad attraversare quel verde. Io mi getto “a vita persa” nel verde che porta verso la zona di arrivo: non fatico a trovare la mia penultima lanterna perché ci ero passato accanto o quasi nella tratta 11-12, e riesco a correre la prima parte del rettilineo da solo. Al tornante stretto (sembra l’arrivo dello stadio di sci di fondo dell’Holmenkollen!) butto un occhio verso l’alto e vedo che anche Giorgio sta concludendo la sua prova. Ancora un tornante e arrivo alla zona delle cartine: acchiappo quella di PLab e gliela porgo; alcune volte durante la prova ho pensato a quali suggerimenti dargli… ma un generico “stai attento a tutto!” mi sembrava troppo laconico. Mi limito a dirgli due cose sui valloni ed il fango. Arriva anche Giorgio ed insieme andiamo alla lanterna del finish camminando, così (visto che punzona prima lui) mi trovo “battuto” nel computo finale per un solo secondo.

Le prestazioni-GOK di giornata saranno comunque quelle di Bibi (1h03m sul percorso W35 “troppo corto e troppo facile” secondo lei… 1h03 è il tempo sulla stampa dello split, non capisco perché in classifica sia con 1h09! Forse è una delle poche ad aver apprezzato davvero i percorsi di Daniel Hubmann...), Marco che parte per l’ultima frazione con il grandissimo Maddalena, Piero ed Attilio che in condizioni fisiche non perfette concludono comunque la prova ed Atty dice anche convinto “raramente mi sono divertito così in vita mia!”. Ma forse allude al fatto che, avendo fatto da auto-scopa nel bosco, ha raccolto tutti i bimbi ed i veciotti ancora dispersi concedendosi per un’ora e mezzo la possibilità di parlare un po’ in tutti i dialetti dal bavarese al luganese!

21 Comments:

At 5:58 AM, Anonymous rusky said...

Con questa frase ti sei fregato da solo: "L’avvicinamento e l’aggancio dura ancora due lanterne in salita lungo la massima pendenza," il resto sono solo parole....

 
At 6:16 AM, Anonymous stefano said...

... anzi: solo chiacchere e distintivo! Allenati, valà, che domenica devi recuperare 25 minuti :-)

 
At 7:11 AM, Anonymous krautrock said...

stadio di Lahti, non di Holmenkollen..

 
At 7:31 AM, Anonymous stegal said...

... eppure ... ???
Forse hai ragione? Forse che ricordi meglio di me? Mumble mumble... questo sarebbe veramente un segno che la memoria mi sta andando a ramengo.

Vediamo: scavo nella memoria. Holmenkollen forse vuol dire l'arrivo da destra a sinistra nello stadio, passaggio alto, si torna nel bosco in salita, tornante, si scende da sinistra a destra, passaggio a metà altezza... si menano! Il norvegese perde il bastoncino, il russo lo rompe... si, quello è Holmenkollen e la mia memoria ha fatto cilecca.

Ha ragione Krautrock, mannaggia: l'arrivo col il tornante è quello di Lahti!!!
Ed io sembra che ho fatto il gradasso... :-(((

 
At 9:29 AM, Anonymous rusky said...

Lo dovresti sapere che ad Alberto non sfugge nulla...

 
At 11:12 AM, Blogger Galimba said...

Ma alla fine era Tettamanti che voleva far la festa a Daniel H.??
ciao a Domenica!
Oscar

 
At 11:29 AM, Anonymous stegal said...

No, povero!
Roberto ha avuto il coraggio leonino di buttarsi da quello strapiombo ma credo che sia rotolato per circa 30 metri fino a valle. Ha perso il chip... e con quello la gara.
Spero per il Ticino, per Roby e per la classifica che i nostri vicini di casa non abbiano èerso l'Arge Alp proprio per questa prodezza mancata... ma complimenti comunque per il coraggio! (io ho guardato giù e, credetemi, c'era da aver paura)

 
At 12:32 AM, Blogger zonori said...

Ma dai, non ti sarai mica dimenticato lo sprint del '94 tra Fauner e Dæhlie, lutto nazionale norvegese?
æ = Alt145

 
At 1:38 AM, Anonymous stegal said...

Attenzione! ...
Quella era Lillehammer!
Holmenkollen è un'altra cosa.

Adesso parlo di Holmenkollen: 1982. Stegal attaccato al televisore in bianco e nero. Staffetta 4x10: Norvegia e Russia arrivano nello stadio insieme. Sono Oddvar Braa (ho la figurina) e Alex Zavyalov. Si affiancano. Braa allarga, tocca Zavyalov, cade, ma al russo si rompe il bastoncino! Skimen che corrono da tutte le parti... alla fine dopo una volata da paura: pari. Oro ex-aequo.
Non è finita. Arrivano le staffette per il terzo posto. Finlandia e Germania Est. Mieto e Schroeder.

(Inciso: assicuro il mio voto a chi mi porta l'autografo di Juha Mieto. Si, sono un volgare prezzolato ma certe cose non hanno prezzo. Fine inciso)

Mieto all'ultima possibilità di medaglia in carriera. Schroeder più veloce. Mieto non molla, si allunga... ancora un pareggio. Ancora un ex-aequo. Nell'era pre-Italia, la più bella staffetta di fondo che abbia mai visto.

 
At 1:53 AM, Anonymous stegal said...

Sennò va bene anche l'autografo (ma con dedica) di Markku Uusipaavalniemi ...

 
At 4:09 AM, Blogger Galimba said...

Andando fuori discorso...Stegal hai ancora quella cassetta del volatone sui 10.000?
Oscar

 
At 6:03 AM, Blogger zonori said...

BIRKEBEINEREN!!! Ei Holmenkollen, anteeksi!
Holmenkollen è sopra Oslo, Birkebeineren sopra Lillehammer (dove ha vinto anche Niccolò tra l'altro)

 
At 6:19 AM, Anonymous stegal said...

Per Oscar: cerrrrrto! Su VHS e anche su CD.

Per Zonori: vero! La vittoria di Nicolò a Lillehammer l'ha ricordata anche Wolfgang Potsch all'Arge Alp di pochi giorni fa.
Per l'autografo di Juha Mieto (da non confondersi con Magne Myrmo...) possiamo fare qualcosa?

 
At 2:04 PM, Blogger Alessio Tenani said...

Video della volata su http://it.youtube.com/watch?v=nBr9uQG52a0

 
At 12:16 AM, Blogger zonori said...

Per l'autografo di Mieto mi servirebbe qualche dato in più (a esempio dove vive attualmente). Per il momento potrei intercedere solo per contatti con: Heikki Kovalainen (Suomussalmi), Tulikki Pyykkonen (Puolanka), Eero Mäntyranta (Pello).

 
At 12:32 AM, Anonymous stegal said...

Non lo so.. forse vive nei boschi come una specie di grande orco del nord, il che non sarebbe molto diverso da come mi aspetto.

Certo che i nomi che hai fatto sono veramente clamorosi! Soprattutto, te ne renderai conto anche tu, quello di Eero Mantyranta... andiamo in una epoca "pre-Nones", e non stiamo nemmeno parlando di "Rita Nones"!

 
At 12:41 AM, Anonymous stegal said...

Per Alessio.

Quando ho aperto youtube (sono l'unico in questa banca lussemburghese che riesce a collegarsi a youtube... ieri sera tutti qui volevano vedere i pezzi di Zelig! E poi ho i firewall sui siti orientistici), pensavo al video della volata Fauner-Daehlie.

E invece sono tornato al 1982!!! Mitico Teno!!! Grazie. E' o non è una grande signora volata?

 
At 3:41 AM, Blogger zonori said...

Ho un aneddoto, che con il tuo blog calza a pennello.
Pensa che a Eero Mäntyranta a Pello hanno eretto, negli anni 90, un monumento in scala 2:1.
In quel tempo passava da quelle parti un Orientista italiano in cerca di avventure, il quale, iscritto alla FIN5 del Napapiiri, soggiornò per una decina di giorni presso una famiglia locale.
Il capo di questa famiglia (tale Tapani Melaluoto, sindaco di Pello) un giorno mi fa:
"Vuoi che ti presenti Eero Mäntyranta?"
"Come - faccio io - è ancora vivo?"
"Certo che è vivo, cosa ti salta in mente?"
"E il monumento allora?"
"Quello è un giusto tributo che la nostra città gli ha riservato, e abbiamo pensato che era meglio farlo prima, e non dopo."
Per farla breve andammo a casa sua e dopo un po' di discorsi scoprii che la celebrità ero io e non lui (un Italiano che si sbevazza 3500 km. in macchina da solo per fare Orienteering a Pello!).
Mi disse di salutargli Franco Nones e di ricordargli le belle serate passate in sauna a discorrere del più e del meno nell'unica lingua conosciuta in comune: lo Svedese.
I Finlandesi sono delle sagome incredibili! Specialmente passati i 50.
E a proposito di monumenti, visto che si parla di Lahti, fuori dallo stadio sulla destra, in direzione del museo, c’è un altro di questi “tributi” a fondisti famosi. Stavolta il monumento (rigorosamente in scala 2:1) è per Siiri Rantanen (fine anni 50, Olimpiadi di Cortina).

 
At 5:34 AM, Anonymous stegal said...

Aneddoto clamoroso, che ben si sposa con l'approccio allo sport che hanno certi popoli (non il nostro).
Giusto per dire. Alcuni anni fa un nostro compagno di squadra andò in Texas per lavoro e prese parte ad alcune gare di orienteering. Per e-mail il dialogo fu più o meno così:
Lui: "Sai che ho conosciuto un tale che ha vinto 3 medaglie d'oro alle Olimpiadi di atletica?"
Io: "... ..." (chi ci può essere in Texas con questo curriculum?)
Sempre io: "Ma dai... avrà scherato, avrà preso parte a 3 olimpiadi..."
Lui: "No no, diceva proprio 3 ori"
Io: "Ma dai, chi può essere... neanche Jim Ryun ha mai vinto una Olimpiade.. ma come si chiama?"
Lui: "Peter qualcosa..."
Io: "Un momento. Tu NON PUOI aver conosciuto Peter Snell!"
Lui: "Si, Peter Snell! Proprio lui. E' famoso?"

Finì così. Io minacciai la sua incolumità se fosse tornato senza un autografo.

Qualche giorno dopo, ricevetti una e-mail da uno strano indirizzo: "Someone told me something about a photo and an autograph...". Era Peter Snell che aveva autografato e scannerizzato la foto del suo arrivo a Tokyo 1964 e voleva sapere tutto su questo italiano matto che a quelll'epoca non era ancora nato e che voleva assolutamente un suo autografo...

Monumenti? Lasciando perdere Paavo Nurmi direi:
Matti Jarvinen davanti allo stadio olimpico di Helsinki (monumento alto quanto il suo mondiale nel giavellotto)
Garetj Edwards a Cardiff davanti al Millennium Stadium

Poi il GOK mi chiede perchè voglio visitare gli stadi olimpici...

 
At 11:49 PM, Anonymous rusky said...

Beh, a proposito di foto ed autografi: tu dovresti averne uno molto recente che, magari non sarà il massimo, ma spero che ti abbia almeno fatto felice....

 
At 1:24 AM, Blogger zonori said...

Senti qua ...
durante le trasferte per recarci alle gare, tra le varie cose a me e a Walter (Peraro) viene ogni tanto l'idea di iniziare un lavoro di trascrizione di questi aneddoti, che ormai si contano a centinaia (se intervisti Beppino Dellasega o Marcello Pradel stai lì una giornata intera).
Perchè non dare un senso a quest'idea? (tu saresti sicuramente la persona giusta).
Si tratterebbe in fondo della nostra storia raccontata in forma ironica e, per certi versi, comica. L'episodio di Peter Snell è anch'esso da antologia ma ti assicuro che ce ne sarebbero molti e molti altri.
Ti ho mai raccontato a esempio di quel tipo biondo-rossiccio che una volta incontrai nel bosco in una delle mie ultime apparizioni all'O-Ringen? "Ma questo lo conosco!" Solo che vederlo vestito con una tuta da orienteering (verde, della Silva) anzichè con quella rossa della nazionale di fondo norvegese avrebbe "disorientato" chiunque. Bjørn Dæhlie con carta e bussola!

 

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