Stegal67 Blog

Tuesday, June 21, 2011

Detto nel post precedente dell’arrivo a Platak, della temperatura, della visibilità, delle considerazioni sulla bontà e affidabilità della mappa da parte di chi ha corso il giorno prima, passato in giudicato il commento di Emiliano Corona sul suo sito, ecco che come per incanto mi ritrovo alla partenza della gara long dell’Alpe Adria.

Minuto 52. Bip Bip Bip Biiiiip.... Con me parte Veronica Minoiu, ne sai qualcosa Remo? In pochi metri sono staccato ma tanto non faccio la gara su di lei nemmeno fino alla svedese.

Primo punto. Scendo lungo il sentiero che diventa una strada, passo accanto alle case e mi butto sulla strada verso sud. Il piano prevede di entrare nell’avvallamento appena a nord-est del punto, poi collinetta appena accentuata, sassone, collina coi sassi e avvallamento. Tutto preciso. E tutto sbagliato. E si che quell’avvallamento è enorme e lato strada ci dovrebbe essere una parete rocciosa... Quando dal basso risale una faccia sconcertata di un bavarese e dall’alto scende un altro bavarese in cerca del punto, capisco che oggi è giornata in cui si va in gruppone. Uno dei due trova il punto, chiama l’altro e arrivo anche io. Quel punto lo sbaglierà anche Emiliano...

Secondo punto. Scendere lungo la traccia e attraversare il sentierone. Fin qui tutto bene. Poi prendo la traccia che prosegue; in pratica però mi trovo in una zona di verde 2 e la traccia... boh?!?... un vago chiarore a pochi metri da me ed una preghiera “fà che sia l’avvallamento nell’aperto” ed il punto compare davanti a me.

Terzo punto. Come la maggior parte di tutti i naufraghi, meglio il sentierone grosso sul quale vanno avanti e indietro decine di concorrenti (ma non siamo noi “quelli dei boschi”?). Al bivio più angolo di prato entro deciso a ovest in cerca della parete rocciosa, del sasso o addirittura del punto. Tengo la parte più alta della collina a sinistra.... e arrivo al bivio sentiero grosso-sentiero piccolo a bordo carta. Rientro verso est con più circospezione e arrivo al punto; consentitemi di tralasciare il fatto che in zona punto siamo in 7 a cercare...

Quarto punto. Scelgo a via facile: torno al sentierone, vado verso nord, primo sentiero grosso verso est e poi traccia che mi dovrebbe portare al punto. Traccia? What’s traccia? Insomma si va in bussola cercando di guardare le depressioni. Quando il solito bavarese mi incrocia una curva più in alto capisco che sta andando al punto e lo raggiungo.

Quinto punto. Sempre via di sentierone verso nord fino all’area aperta, poi uno dovrebbe mantenersi tra la traccia ed il verdone fino al sasso... Aspetta che finisco di ridere!!!! Tracce niente, è tutto verde, le curve di livello sono una ipotesi. Per fortuna esce dal punto verso di me Milena Grifoni... Per il sesto punto la tattica sarebbe di bucare il verdone e trovare la traccia o almeno andare in bussola. Il fatto è che non c’è niente da bucare perchè è tutto verde uniforme, la traccia... lasciamo perdere; mi salva un tale Marco Bezzi che arriva da destra sacramentando e tirando giù tutti i santi del Paradiso, con citazioni di varie torture da applicare al cartografo.

Per la 7 scelgo la salvezza della strada salendo verso est, ripasso dalle case e dovrei trovare il punto più facile del mondo. Piccolo particolare: ora la visibilità è di 10 o 15 metri, la traccia che passa sotto il punto è solo quella dei piedi dei pochi che son già passati. L’avvallamento è inesistente: la lanterna è buttata di sbieco dietro ad un cespuglio nell’erba alta.

Dopo la 8 mi raggiunge il grande Oleg, spero di averlo almeno aiutato con la mia presenza... come ci sono arrivato? Torno sul sentierone, curva, sentierino verso nord (che un po’ si vede) e all’area aperta attacco il punto verso ovest. Gli ultimi 20 metri sono in una specie di campo minato (sassisassisassi) sui quali zompettare dall’uno all’altro, e la lanterna è ficcata in un buco tra due sassi.

Per la 9 seguo Oleg fin che posso, poi dopo il sentiero nord-sud entro in bussola e con una tuta giallo-rossa del Veneto vengo a capo di quell’orrendo collinozzo sassoso. Dalla 9 riparto verso la 10 e a metà tratta mi vedo venire incontro Alberto Albarello con una bionda signora in tuta Veneto; scambio di convenevoli e scopro che stanno cercando anche loro la mia 10... con tutto il tatto possibile, vurìa mai che per colpa mia due naufraghi in questo bosco assurdo vengono depistati ulteriormente, li convinco che io non sono ancora arrivato a metà della tratta 9-10, e così girano i tacchi. Il gruppo che cerca la 10 si compone di 3 unità, poi 4, poi 6 o 7, poi forse una decina. Il punto è incastrato in mezzo a due pietre in una cava di pietre a cielo aperto, e sostanzialmente ci si arriva perchè Metka lo ha appena raggiunto dall’altra parte...

Fosse solo per le tratte 11-18 sarebbe veramente una gara precisa. Alla 11 ci arrivo risalendo lungo una flebile traccia che va verso nord-est e che, in corrispondenza di una radice, gira verso il prato. La traccia dovrebbe essere evidente visto che per un po’ corre in un avvallamento... capisco che qualcosa non torna quando, dopo la sella, incrocio Larisa Anuchkina che mi chiede dove siamo: la traccia infatti punta sempre dritta verso nord e di girare verso nord-est non le passa mai per l’anticamera del cervello. Affronto la 11 dritto per dritto dall’ultimo taglio di bosco con la grandissima Mary Crippa, che poi affronterà il giro in senso orario. La 12 è facile: scendo ai sentieroni e poi fino al grosso bivio che sta a sud del numero “16”; dovrebbe essere una specie di svincolo autostradale... invece è uno spazio da dove si aprono varie aree aperte: la mia scende verso la pista e poi si butta nel pratone. Dove purtroppo la visibilità è bassissima e quindi all’albero isolato ci arrivo ad azimut. Chiedo al ristoratore un secondo bicchiere di acqua oltre a quello che mi spetta, ma me ne versa solo un dito...

Ottima 13 dalla rientranza del prato, guidato dagli incitamenti di Alberto Albarello “Vai dritto così che sei bello!” e dal fatto che Mary Crippa (cui forse erano rivolti gli incitamenti) arriva da sinistra. Ottima 14 da una gobbetta nel giallo che, miracolo!, sembra cartografata da Remo e mi butta dritto sul punto. Ottima 15 tornando nel prato ed attaccando dritto verso ovest, e qui mi raggiunge Andrea Cipriani, che seguo fino alla 16 (con lo sguardo... le gambe restano parecchio indietro). Alla 17 vengo adottato da Denise Baggio che rimane davanti a me di una ventina di metri, pur con due scelte completamente diverse, anche alla 18.

La 19 segna l’inizio del loop finale e anche se le forze sono al lumicino penso che potrei farcela in un tempo decente... 20: scendo lungo i sentieroni grossi verso il prato, da lì attacco il punto in facilità. 21: esco verso est sul sentiero, lascio perdere il primo incrocio e mi concentro sulla traccia che risale verso sud-est... aspetta che finisco di ridere!!! Traccia inesistente. Sbarco sulla strada ed è ancora Denise Baggio a portarmi sulla 21 e forse anche sulla 22.

Per la 23 esco in costa verso nord, per arrivare al bivio di sentieri. Non lo trovo ma arrivo sul sentiero che va verso est e che comincia a risalire la montagna a picco. Il punto d’attacco è il bivio. Bivio INESISTENTE. Lo cercherò io, Denny Pagliari, Sergio Palusa, Eddy Sandri. Inesistente... Quando penso di essere sulla curva giusta mi butto tra i sassi e le depressioni e trovo il punto. Vago un po’ in uscita cercando un sentiero (sempre quello) che non c’è, poi torno al bivio di prima che un po’ si vedeva (ad ovest della 23, dove finisce quello spruzzo di giallo) ed attacco la 24 in costa... toh! Una Taufer. Toh! Un’altra Taufer. Poi un’altra tuta trentina, una Anna Caglio, un Van De Riet a caso, uno Janichovsky tra i tanti, poi un altro bavarese, un croato. Tutti a battere quella maledetta costa... con le energie al minimo uno spera sempre che il punto sia dietro il cespuglio lì nei pressi, e invece no! Finisce che le tre girls girano i tacchi e scendono di qualche curva e alla fine il punto appare. Chiedete pure agli Elite se lo hanno trovato dove pensavano che fosse, oppure chiedete a Oleg Anuchkin che metterà insieme più minuti di ritardo (non lo chiamo errore, lo sarebbe se la carta in dotazione avesse quagliato solo un po’ con quella zona) che in tutta una annata sportiva. Dal misterioso punto dove è posata la 24 diventa difficile pure trovare la pista da sci che porta alla 25! (ci interroghiamo in tre sul da farsi), e poi la 26 è solo un sogno che si materializza.

Licia Kalcich non ha ancora detto “Se mi davano la vera carta di gara, potevo cavarmela meglio”. Ma è quello che in molti pensano! Poveri illusi... non hanno ancora visto nulla. Non sono ancora stati a Platak!!!

2 Comments:

At 9:25 AM, Anonymous rusky said...

Perchè non convinci la socieyà a fare là uns gara di trailo? Sai che bel dibattito che ne seguirebbe!

 
At 1:50 PM, Blogger Eddys said...

Che onore essere nominato in uno dei blog clou dell'orienteering!
La verità della storia che racconti viene narrata anche sul sito della IOF che nella sezione EVENTS recita così:

Alpe Adria Cup 2011
sabato 18 giugno 2011
M21 voided because of misplaced control

Ma alla fine ci siamo divertiti lo stesso perchè avevamo una 'cartina' (o qualche cosa che ci assomigliava) in mano ed eravamo nei nostri amatissimi boschi, lontani dal caos della normalità cittadina.E soprattutto ci attendeva un pomeriggio al mare al sole di Fiume ...

 

Post a Comment

<< Home