Stegal67 Blog

Wednesday, June 22, 2011

I due post precedenti portano come logica conseguenza il racconto del gran finale Alpe Adria 2011 a Kastav, località appena sopra Rijeka che ospita la middle distance di chiusura.

Prima però c’è la kermesse sprint in centro a Rijeka, alla quale il GOK si iscrive al completo ma poi c’è sempre qualcuno che all’ultimo momento fa lo snob e si tira indietro...

Qualche patema per trovare la zona di gara ma soprattutto il parcheggio Delta dove dovremmo lasciare il cocchio, ma alla fine si parcheggia a 100 metri dal ritrovo insieme ad altri orientisti (in pratica tutti quelli che arrivano da nord, visto che le indicazioni per il Delta partono da Zagabria, che però sta in altra direzione...).

La gara è veramente sprint, la carta è carina in scala 1:3.000 e solo i più attenti capiscono che la simbologia ISSOM è una incognita visto che con lo stesso simbolo sono indicati muri, sia quelli che sono attraversabili che quelli che non lo sono, ma anche piccole staccionate alte 30 centimetri che talvolta circondano l’intero punto!

La forma fisica è ancora ben lungi dall’essere rientrata in parametri normali, ma perchè perdere l’occasione per una sgambata in compagnia? Sulla scala 1:3.000 bisogna anticipare bene i punti, cosa che riesco a fare solo per pochi minuti fino al punto 5 perchè poi sono già in debito di forze e di pressione. Infatti dalla 5 vado alla 7 e per fortuna che, lento come sono, posso permettermi di controllare i codici e dopo un attimo di sbandamento capire che ho lasciato indietro un punto. Finale carino nel “Korzo”, isola pedonale di Rijeka, dove si sono appena concluse le partenze.

Ma il piatto forte dell’Alpe Adria ha ancora da venire. Domenica mattina, gara middle di Kastav. E come tutte le middle dovrebbe essere molto tecnica... Piccola premessa. Già dal giorno prima girava nel parterre la sensazione diffusa che le difficoltà di Platak fossero poca roba rispetto a quelle di Kastav; il sottoscritto ha esperienza di gare disputate entro i confini slavi, con prime tappe già allucinanti di loro e seconde tappe “forget the good runnability of the first stage...” (il nome Lome mi dice qualcosa... ed ho già un brivido lungo la schiena!), quindi mi accingo a salire a Kastav ben predisposto alla tenzone.

Però le premesse sono ancora abbastanza agghiaccianti. Sul Quarnaro piove... ma che dico piove, diluvia!... ma che dico diluvia... vien giù a secchiate accompagnata da lampi e fulmini che farebbero la felicità di un fotografo professionista. Al ritrovo l’atmosfera è umidiccia, anche un po’ mogia, soprattutto da parte di chi si deve recare alla partenza (vicinissima, un plauso agli organizzatori, in caso contrario non so come se la sarebbero cavata) nei primi minuti di griglia. Qualche minuto prima dell’ora zero i lombardi vedono tornare indietro Federica Maggioni, lavata da capo a piedi, e qualche altro atleta... la partenza è ritardata di 30 minuti. Passa un’altra mezzora ed arriva un nuovo annuncio: partenza ritardata di altri 30 minuti, e intanto Fede si è fatta un altro avanti e indré sotto l’acqua... il più incavolato di tutti è Martin Veitsberger che minaccia di abbandonare lì la contesa. Il primo rinvio sembra dovuto all’esigenza di accorciare i percorsi MElite, altrimenti indomabili (ed infatti gli MElite correranno il nuovo percorso accorciato ma su carta non resistente all’acqua, con le buste di protezione... zigrinate!), ma il secondo mette un misto di ilarità e preoccupazione: uno dei posatori si è perso e non riesce a tornare al traguardo!

Il mio minuto di partenza sarebbe il 76, ovvero 11.16, che diventano quindi 12.16. Poiché la macchina deve rientrare a Trieste in tempo per prendere il treno per Milano, mi viene dato un annuncio perentorio: “alle 15 la macchina parte!”. Potrebbe sembrare un intervallo di tempo di tutto rispetto, in realtà il mio trasferimento verso la partenza ha già le premesse del “filo del rasoio”. La gara è tutta nella carta di gara... non sono un tipo esagitato ma quando mi chino e raccolgo la carta, la prima espressione che mi passa per la testa ed esplode dalla bocca è un “Ma vacca putt...!!!”. Mi fermo. Esamino il primo punto... da qui non si passa, di là non si passa, di qui sembra l’inferno, di là è l’inferno! ... una soluzione ci sarebbe (vedi estratto) ma bisognerebbe avere il coraggio di ripassare dalla partenza, dall’arrivo e dal paese facendo lo gnorri! Non vorrei finire squalificato in Croazia e provo timidamente a chiedere se posso tornare sui miei passi; purtroppo c’è la barriera linguistica, e desisto dal mio tentativo di interpretare liberamente il regolamento... la pagherò caramente.

In mancanza di un punto di attacco qualunque, provo a risalire la linea elettrica fino a trovarmi a nord del punto, dove potrei trovare una traccia (cfr. racconto di Platak) che di depressione in depressione mi dovrebbe portare in zona punto. Quello che trovo invece è un bel nulla di nulla in un ambiente misto tra il lunare e la giungla amazzonica insieme; è anche possibile che la mia avanzata tra quei rovi da paura (Lidia! Ho bisogno di un pigiama nuovooooo!!!!!) si sia fermato un metro prima di sbucare nella piana col primo punto... Faccio avanti e indietro con la linea elettrica e finalmente, dopo lungo lunghissimo penare, trovo la prima lanterna. E sono passati 24 minuti!

Per la 2 il piano prevederebbe di tornare sui miei passi, bucare le due linee elettriche ed orientarmi tra le depressioni. Ma se la prima linea elettrica offre solo poca resistenza, la seconda è un autentico MURO!!! Siamo in tre: io, Mattia De Bertolis ed il terzo potrebbe essere Marco Tamai. Veniamo respinti da quel muro inespugnabile non una, non due, non tre ma forse quattro o cinque o sei volte... ogni volta ci apriamo un varco per qualche metro a colpi di fendenti, ogni volta l’abbrivio finisce e la giungla attorno a noi appare invalicabile...

Ad un certo punto si sente un tramestio di piedi al di là del “green nightmare” ed una voce in italiano dice “qui si passa!”. E’ il momento decisivo, la salvezza è a pochi passi. Ancora uno sforzo ed il muro cede... siamo di là! Più o meno in zona punto 2, ma per ricollocarmi dovrò arrivare tra le due depressioni vicino al punto 7. Il punto 2 comunque lo trovo girando sulle tracce attorno ad esso e portandoci uno sloveno perso: altri 25 minuti di gara.

Sempre sulle tracce per la 3, fatta discretamente tutta sulle tracce si see per di più riesco a dare qualche dritta anche a Tone Simionato... In uscita dalla 3 becco un trenino di gente persa e geograficamente eterogenea che mi chiede notizie del punto: li indirizzo verso la lanterna e nel bosco si sente risuonare a gran voce una voce dall’accento slavo “Grazie Amico Italiano! Grazie!”.

Alla 4 mi ritiro. Non che sia difficile, eh? Sentierino ad est fino al giallo, sentierone fino al ristoro. Entro dalla traccia a nord del ristoro, e già i primi metri NON sono in bosco bianco ma in un autentico inferno, poi traccia verso sud-est, depressione, sentierino tra i due muretti e dovrei essere a 50 metri circa dal punto. Ecco... 20 minuti a girare lì attorno. In quella zona non mi torna nulla e soprattutto non ci trovo nulla, né lanterna né punti di riferimento. Trovo due volte le buchette ad ovest del punto, ma di quello niente.

A questo punto mi ritiro, anche perchè se va avanti così col cavolo che alle 15 sono in macchina. E chi me lo fa fare di rimanere ancora in quel postaccio? Arrivo al sentierone e trovo Luca Tollardo del Fonzaso... l’avevo superato alla 3, forse, e lui non ha alcuna intenzione di mollare il colpo. Forse potrei dargli una mano per trovare la 4, prima di ritirarmi, almeno per vedere dove cavolo sta questa lanterna! Rientriamo nel bosco passando nel giallo con i muretti a “D”, dalle buche “Di qui sono già passato...” e ci perdiamo ancora. Ma siamo in due, anzi in tre, anzi in quattro, e facendo giri sempre più larghi alla fine una lanterna compare, ed è la nostra. Dove sia collocata, non si capisce bene, ma sicuramente non è lì!

Ed è a questo punto, ben oltre l’ora di gara, che capisco che la gara è finita. Non perchè mi sono ritirato. Perchè è proprio finita. Fi-ni-ta! Il gruppetto affronta la 5 e sono ancora io a trovarla, ma in sicurezza perchè stiamo battendo il bosco a pettine fitto. La 6, presa dal ristoro, è una lanterna da HC. Per la 7 risalgo al ristoro, scendo lungo il sentierone facendomi beffe delle traccette invisibili che si aprono verso ovest e arrivo all’unica grossa traccia quasi in zona linea elettrica, che risalgo verso nord-ovest fino al punto come se fossi un esordiente. Anche la 8 è una lanterna quasi da HC: si entra nelle tracce, si tiene sulla destra l’area aperta, si passa tra le rocce e il gioco è fatto. Da lì al traguardo, tutta su sentiero, che diventa strada, che diventa paese, che diventa arrivo.

In 108 minuti ma ben prima delle 15. A quasi 22 minuti al chilometro sforzo. Soddisfazione per aver finito la gara? Invero pochine... Maggiori soddisfazioni me lo da l’arrivo del solitamente pacatissimo ed educatissimo Oleg “Volga Express” che taglia il traguardo e manda affanc&*# tutta la compagnia organizzatrice di quel bel massacro in piena regola!

Poi uscirà anche il sole...

11 Comments:

At 11:40 AM, Anonymous rusky said...

Che peccato! essermi perso Oleg che bestemmiava in russo misto italiano non capita quasi mai...

 
At 1:12 PM, Blogger Stefano said...

Suggerisco di scatenare la belva che è in lui nominandogli "Kastav" a tradimento, ma senza bisogno di ritornare in loco :-)

 
At 2:20 PM, Blogger Angelo said...

...in alcuni passaggi del e nel tuo blog mi ci ritrovo...a te che hai il dono di scrivere e bene spaziando da citazioni a destra e sinistra...una vera enciclopedia "Treccani".
Ma lo farai un libro o no?

 
At 3:19 AM, Anonymous Anonymous said...

bella avventura, Stegal
per vedere una scelta da 9:21 alla 1 di Kastav, ti segnalo quest'altro blog: http://omaps.worldofo.com/?id=42350
ma il migliore alla fine sarai tu: 108' contro 126' !!
alla prossima (in suolo italico)
nonno Mariano (PPN)

 
At 4:13 AM, Blogger zonori said...

Ste', scusa una domanda che mi sorge spontanea: ma chi ve lo fa fare di andare a soffrire come bestie in posti del genere?

 
At 5:24 AM, Blogger Stefano said...

@Zonori:
il "chi me lo fa fare" non è forse legato al fatto che l'orienteering non ha un terreno di gara definito? Sicuramente se corro al Parco di Trenno posso pensare di non portarmi le Inov-8, mentre se corro a Lome mi porterò l'armatura. Ma nulla vieterebbe a me, tracciatore al Parco di Trenno, di farvi tornare a casa pieni di rovi... e di farvi tornare la Lome con le vesciche sui piedi causa corsa pazza solo lungo i sentieri.

Che la carta di Platak fosse a tratti fantasiosa lo sapevano solo quei pochi ce ci avevano corso 15 anni prima... (parole del ristoratore a metà gara), che il percorso di Kastav sarebbe stato per un terzo di gara allucinante lo sapeva solo il tracciatore, perchè da lì in poi era una HC se non un Eso.

Insomma... un po' diverso dal giocare a pallone, dove tra Maracanà ed il campetto sotto casa balla solo qualche metro di lunghezza e di larghezza ma il resto è uguale.

Poi traggo le conclusioni che seguono: ho sentito gente dire "mai più con quegli organizzatori ed in quei posti". Ma sai come siamo noi orientisti: pensiamo semre "vuoi che non abbiano imparato dalle edizioni precedenti?". In fondo anche io non vedo l'ora di tornare a Lome, sperando che nessuno mi prenda in parola! :-)))

 
At 8:34 AM, Anonymous rusky said...

Se torni a lome fammelo sapere. Voglio proprio vedere che cosa ti può aver spaventato

 
At 6:38 AM, Blogger Stefano said...

IO A LOME NON CI TORNO !!!

 
At 1:44 AM, Blogger zonori said...

Caro Ste', la tua fiducia nei cattivi organizzatori ti fa onore. Io purtroppo (non da molto, lo ammetto) ho tratto altre conclusioni, e pertanto ora posseggo un mio personale libricino nero, o se vuoi degli impianti od organizzazioni con delle belle croci sopra, in Italia e all’estero. Oggidì disponiamo di ampi mezzi informativi che ci permettono di capire dove e come andremo a trascorrere i fine settimana o le vacanze, e quindi dire poi “non me l’aspettavo” deve rappresentare solo un’eccezione. Secondo me lo slogan che invita gli orientisti a cimentarsi su ogni tipo di terreno con ogni tipo di mappa è un bell’alibi e può al limite ancora andar bene per una certa fascia d'età, dove l'entusiasmo è sconfinato, e anche la fiducia. Dopo un migliaio e passa di esperienze la logica vuole però che la qualità prenda il sopravvento. In fondo la qualità degli eventi è un po' figlia del credito che le si assegna e del volume di partecipazione. Nel nostro ambito nazionale a esempio non si è mai sentito di provvedimenti presi nei confronti di cattive organizzazioni, o di impianti “improbabili”, E’ molto più facile scagliarsi (e pesantemente) contro chi "non paga le tasse" piuttosto che contro chi ti rifila una carta o una stampa fatta male, percorsi scadenti, cronometraggi da parrocchia. Che crescita tecnica e organizzativa vuoi ottenere in questo modo? Probabilmente in Croazia funziona allo stesso modo se questi sono i risultati. Per questo dico che sono/siamo noi a dover imporre un metro di giudizio, un gradimento, una fiducia. Non voglio dire che sia un obbligo morale, ma continuare a perdonare tutto e tutti non fa che incoraggiare il pressappochismo. E per farlo non abbiamo che un mezzo.
Domenica corro (si fa per dire, ultimamemte) a Kuhmo. Sperando che gli oganizzatori abbiamo fatto allontanare gli orsi ho come l'impressione che ci sarà da divertirsi ...

 
At 5:48 AM, Blogger Stefano said...

Ciao Stefano,
le tue considerazioni sono inoppugnabili perchè introducono un aspetto del nostro sport che non può più essere trascurato in un periodo nel quale tutto costa di più e quindi prendere parte alle gare comporta parecchie spese in più di spostamento (carburante e autostrade), di vitto (tutto aumenta, anche quando ti porti i panini da casa) e di alloggio. Qualcuno lo chiamava “value for money”... (mica io, Nick Barrable su CompassSport!); il nostro sport vivrà ancora per tante generazioni sportive un dualismo “competizione vs. partecipazione”: ci sarà sempre una punta della piramide costituita dai migliori esponenti del nostro sport, quelli che vestono i panni della nazionale o che vanno a piazzarsi bene nelle competizioni all’estero facendo capire che anche nel BelPaese si pratica un buon orienteering. E ci saranno quelli che gareggiano insieme, negli stessi posti, partendo fianco a fianco, ma che oltre alla gara vorrebbero trovare il labirinth-O, il mobile-O, il vattelapesca-O, il mare o il lago o il ristorante di ottima cucina locale a prezzi modici, il ritrovo vicino ed in fondo in fondo in fondo siamo quasi al chissenefrega del percorso...
Sono due posizioni difficilmente conciliabili. Il primo gruppo lamenta un progressivo deterioramento della qualità tecnica delle gare perchè si tende a dare cura ad aspetti collaterali. Il secondo gruppo sopporta malvolentieri di spendere tempo e denaro in posti orientisticamente perfetti magari per un Mondiale ma dispersi sul territorio, lontani, con una spesa pro-capite... ma che dico pro-capite... pro-chilometrosforzo! che sale a dismisura.

In questo scenario prenderà sempre più piede un concetto di “selezione degli eventi” che andrà a “punire” gli organizzatori che meno si dimostrano in grado di venire incontro alle esigenze degli utenti. Voglio estremizzare: se possiamo davvero dividere in due gruppi così distinti gli ori-utenti, ci sarà sempre chi privilegerà l’aspetto che va dal bip-bip-bip-biiiiip alla punzonatura del finish (sarà questa parte del movimento a dare forza a chi difenderà i colori nazionali ai Mondiali), e chi invece penserà a come è bello correre a ... faccio un esempio... Carvico (località che, non me ne voglia l’amico GB Ravasio, è per me quasi una croce da portare sul Golgota) se in quest’occasione posso salutare gli amici, andare a prendere un gelato dopo la gara, eccetera... insomma se lo spazio tra il bip-bip-bip-biiiiip ed il finish è “sfumato” dalle situazioni collaterali della giornata.

Io credo di appartenere alla seconda categoria, pur con tutto il rispetto possibile per i ragazzi e le ragazze (giovani ma anche master) che si fanno UN MAZZO COSI’ per fare in modo che la punta della piramide del movimento orientistico possa in futuro avvicinare le nazioni leader. Per questo magari mi vedrete sempre alle prese con, come le definisce PLab (altro aficionado, peraltro) le “minkiat-O” che riempiono la mia giornata orientistica con un’altra carta ed un’altra occasione di tenere in mano la bussola.
E per questo non escluderei affatto, un domani, di tornare a correre in Croazia, magari ancora a Kastav o a Platak, perchè so per certo che questo sarebbe accompagnato da una giornata al mare in compagnia di amici.
Poi, contraddicendomi immediatamente, ti dico che in occasione della trasferta croata un messaggino nemmeno troppo velato (anzi, espresso apertamente in riunione) al mio comitato l’ho mandato anche io... :-) e magari anche in questo caso tu ed io ci saremmo trovati dalle parti opposte della barricata, perchè magari Trivigno è un posto dove tu, dovendo fare una trasferta di due giorni, arriveresti di corsa!

Ad maiora Zonori, non farti raggiungere dagli orsi e sappi che in Canada gli orsi scappano davanti a chi canta in maniera molto stonata. Come sei messo a qualità canore? :-)

 
At 11:37 PM, Blogger zonori said...

OK, vada per le due categorie di Orientisti. Questa mi sembra una buona sintesi. Potremmo a questo punto proporre alle società di indicare nelle loro brochure d'invito alle gare a quale delle due categorie è destinato il loro evento ...
Gli orsi canadesi, come del resto anche gli alci canadesi e le renne canadesi, sono un tantino più scorbutici, ed è meglio non incontrarli proprio. I Finlandesi, intesi come fauna in generale, sono più pacifici e timidi e al massimo "tirano" qualche perkkele in varie sfumature.
Secondo me oltre che in Danimarca c'è del marcio anche in Canada ...

 

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