Stegal67 Blog

Wednesday, September 07, 2011

Con il post precedente mi è stato confermato, anche tramite mail, telefonate e facebook, che l’appello “aiutate un povero speaker” è stato raccolto a tutti i livelli. Allora adesso posso provare a battere Dario Pedrotti. Sul tempo. Di pubblicazione. Sul blog...

Alta Badia, dunque. Una due giorni da ricordare, da ripetere, da tramandare alle prossime generazioni. Per una serie di motivi che cercherò di spiegare qui sotto.

Quando ho visto comparire i primi volantini della gara, mi sono molto meravigliato del fatto che non ci fosse un forte “battage” (è francese) da parte della Federazione a questa manifestazione: non credo che capiti tutti i giorni di poter avere in calendario due gare organizzate sotto l’egida di gruppi orientistici ma anche extra-orientistici che hanno nel loro carniere una Maratona Des Dolomites (28.000 richieste di partecipazione ogni anno e 9.500 iscrizioni accolte... insomma, è una O-Ringen!) o le gare di Coppa del Mondo di sci sulla pista della Gran Risa, e che annoverano tra le loro fila personaggi che anche mediaticamente godono di un certo prestigio (Maria Canins o Alex Ploner o altri ancora). Sono rimasto abbastanza perplesso in quanto mi è sembrato che su questa due giorni ci fosse una sorta di strana invisibilità, mentre per me essa rappresentava una occasione praticamente unica ed irripetibile: quella di poter andare a fare una gara di orienteering (lo sport che amo) in una zona d’Italia che non avevo mai visto prima d’ora ma che non avrei potuto esimermi dall’amare a prima vista, ovvero la conca di Corvara in Val Badia.

Ora, a costo di apparire un po’ blasfemo (ma sperando di non apparirlo affatto) dovrei dire anche che Corvara è proprio un posto “a casa di Dio”. Accomunando in questo termine il lunghissimo tragitto per arrivare in loco da Milano (abbiamo dovuto fare tappa a due terzi di strada per sfinimento da traffico del venerdì sera) nonché la eterna e tortuosa strada da Chiusa a Corvara passando per Selva di Val Gardena sempre dietro allo stesso stramaledettissmo pullman di tedeschi in gita; a questo proposito mi sento per la prima volta in vita mia di dare un consiglio ai viandanti: uscite a Brunico e risalite a Corvara dalla Val Pusteria! 35 km in più ma 350 tornanti in meno e soprattutto, al ritorno, niente pullman di tedeschi!!!

“A casa di Dio” vorrebbe essere anche espressione (non blasfema o irriverente) per dire che se io fossi al posto del Supremo Architetto dell’Universo, la casetta a Corvara per riposarmi nel settimo giorno della creazione me la sarei costruita subito! Credo che l’Unesco e l’Umanità nel distribuire a piene mani “patrimoni” ad amici ed amici degli amici abbia fatto anche qualche fesseria, ma la Val Badia da questo punto di vista è intoccabile e francamente in cima alla hit parade. Amore a prima vista tra la valle e Stegal in versione impiegato panzottello ed anche un po’ vomitino (i tornanti...), e via allora che si va subito a fare il model event a Colfosco.

Colfosco, laddove la prima cosa che vedono i miei occhi intorpiditi dalla nausea è un prato verde smeraldo brillante che degrada lentamente in discesa verso la prima lanterna; un prato inframmezzato da radi boschetti, canalette bagnate, qualche palude e qualche capanna che fa da punto di riferimento. Attorno a me, e sopra di me sulle ovovie, i turisti che risalgono le piste da sci per andare a fare una passeggiata in quota: non sanno cosa sta per fare quella specie di mozzarella bianca con gli occhiali che ha appena ricevuto un pezzo di carta da Massimo Bianchi, ma non sanno cosa si perdono... Durante il mio tragitto, per fortuna corto (anche perchè, come mi capita sempre più spesso, sono punti a sequenza libera ed io kanno brutalmente il giro dimenticandomi la lanterna 42) incrocio i passi di Alex Ploner, in tenuta sportiva ma niente affatto orientistica, e subito mi accorgo che trattasi di personaggio che con un minimo di competenza orientistica potrebbe fare veramente bene; colgo una sua frase “qui siamo a sinistra della palude” che mi fa subito pensare che io una palude ho saputo riconoscerla dopo 4 anni di gare, mentre lui aveva preso in mano una carta per la prima volta quel pomeriggio (a proposito: nella MB long di domenica a memoria 1° Ploner 2° Lukas Stampfer 3° Giuliano Rampado... sono il Moggi dell’orienteering ma anche un po’ il Dan Peterson e qualcosa ci capisco!).

Il venerdì sera riesco persino, accompagnato ed introdotto da Massimo Bianchi, a conoscere i ragazzi di Mentalità Sportiva che stanno facendo il loro workshop a Corvara: un incontro illuminante (per me) ma avrò modo di approfondire nel futuro.

Sabato il programma prevedrebbe il model event a Piz Sorega, quota 1950 metri, con salita da San Cassiano, ma il GOK Team preferisce affrontare la zona salendo da Corvara verso Prà Longià e godendosi quindi una giornata di sole sul panettone delle piste da sci: un milione e duecentomila foto della Marmolada illuminata dal sole, del SassLong, della pista della Gran Risa e di tutto ciò che i meno fortunati possono vedere solo su qualche rivista di viaggi e montagna.

Si scende a Corvara con le gambe a pezzi ed è tempo di partire per la gara sprint in paese. Laddove, complici quota, poco allenamento, ciccioneria abbondante e distrazione da montagne circostanti riesco a mettere insieme una serie di “perle” orientistiche non indifferenti che purtroppo coinvolgono anche il mio immediato inseguitore Fabio Hueller; mi prende mentre sto navigando a casaccio per andare alla seconda lanterna (la gara è di 3,4 km con 23 lanterne, quindi non sono trascorsi 10 chilometri dalla lanterna 1...) e, fidandosi dei 19 anni di orienteering del sottoscritto, mi segue ciecamente infilandosi in un autentico “cul de sac”. Seguiranno altre perle di minore importanza, rallentamenti in salita e sulle tratte più filanti, qualche indecisione nella parte di bosco sovrastante Corvara ed un finale più deciso che mi porta ad un non memorabile quarto posto finale in poco più di 32 minuti di gara.

La giornata di domenica prevede il piatto forte del fine settimana, ovvero il motivo per il quale sul posto sono convenuti un po’ da ogni dove altri 300 amici che hanno pensato alla gara di Piz Sorega come ad una occasione unica (come dicevo prima) e valida come allenamento per il campionato di Bellamonte (questo non vale per me che miro solo ad arrivare al traguardo in un tempo decente). L’impianto è ad alta quota attorno a 2000 metri, ed ha quindi una conformazione da pascolo alpino: terreni molto aperti, amplissima visibilità con l’occhio che spesso di perde in avanti per chilometri, paesaggi da favola e molecole di aria respirabile portate via nottetempo da qualche accaparratore: avrei taaaaaaaaanto gradito un ristoro a base di bombola contenente il 78% di azoto ed il 21% di ossigeno!

La prima lanterna non è difficile (mi chiedo come abbia fatto Rudi Mair a metterci 11 minuti...): dovrebbe essere sufficiente tirare dritto sui pascoli e guardare i pochi oggetti (piloni, piccoli capanni, radi alberi isolati) per arrivare dritti al punto. Il problema è che manca l’ossigeno ma per una lunga parte della lunghissima tratta si è ancora a vista degli spettatori alla partenza... e quindi bisogna correre per far vedere che si è atleti e non semplici panzottelli! Tutto ciò finisco per pagarlo già sulla lunghissimissima tratta verso la 2 e sulla salita dalla 3 alla 4. Qui mi raggiunge Fabio Hueller, sempre lui, che stavolta non si fa trarre in inganno dai miei sbandamenti; appena esco dalla 5 vengo staccato da Fabio e superato sulla destra da un Dietmar Lanz mai visto così in forma, ma con lo sguardo posso persino seguirli lungo i pascoli per una decina di minuti fino alla 6. Qui succede una cosa curiosa: arrivo in zona “6” in totale debito di fiato e trovo una lanterna che mi sembra la mia, codice 61; non ho la lucidità per controllare la descrizione e mi fido della memoria... avevo dato una occhiata al road book solo qualche minuto prima... esco dal punto e mi avvio verso la 7 meravigliandomi di avere le due capanne un po’ più lontane di quanto mi aspettassi, ma in fondo sono lento e non posso pensare che tutti gli oggetti mi vengano addosso! Un movimento appena accennato alla mia destra: un punto di controllo, con un gonfalone dell’Alta Badia, un fotografo ed una persona dell’organizzazione Ma ho punzonato poco prima... non può essere il mio... “Vuoi che abbiano messo un punto fotografico e che non sia sul percorso degli M35???” penso mentre mi allontano... sarà... ma tanto non sono qui per fare il risultato e quindi torno indietro di qualche metro e vado a punzonare una lanterna che, ovviamente, non può essere mia; ho punzonato poco prima, no? Mi metto in posa per la foto, punzono, controllo istintivamente il codice “71” e guardo il road book sul polso: “71”. Una P.M. mancata per pura vanità!!! :-)

Da lì in poi la gara è lunga ma è uno spettacolo. Mi raggiunge e mi supera Valerio Casanova “Dai che non è una passeggiata ecologica!”, mi stacca ma lo supero nuovamente verso la 9 in una tratta un po’ tecnica per venire poi subito dopo definitivamente staccato. Mi raggiunge sulla salitazza verso la 11 Andreas Weitlainer “E’ lunga... non finisce più...!”, ma commette qualche errore per andare alla 12 cosicché su questa lanterna piombano dai 4 punti cardinali diversi 4 concorrenti dell’M35 (sinceramente credo di essere quello che ha fatto la tratta più dritta), e ce ne sarebbe abbastanza per scrivere un libro sull’orienteering e su come viene variamente interpretata una mappa, persino su una tratta corta.

Nell’ultima tratta lunga vengo sfilato da Dario Pedrotti che opta per una scelta a scendere e risalire ma su un terreno piatto mentre io limo anche la curva di livello a 10 centimetri di equidistanza ma per farlo sono abbarbicato ad una costa ripida come un muro del pianto... finale “cattivissimo” con una salita finale alla 100 che consente al fotografo di riprendermi (ma non solo me) almeno 20 volte in tutte le possibili pose della fatica, del dolore e dell’asfissia!

Dopodiché verrà l’ora di abbandonare la “casa di Dio”, con un ringraziamento allo speaker ufficiale che mi coinvolge in qualche bella discussione aperta sulla materia orientistica (bella per me che parlo ed ascolto, magari meno bella per chi viene travolto dal fiume di parole...): con uno speaker così, intendo lo speaker ufficiale, si potrebbe organizzare un Mondiale senza nemmeno stare a coinvolgere Per Forsberg, e chi ha orecchie per intendere...

2 Comments:

At 6:42 AM, Anonymous Anonymous said...

Stegal, informatico da strapazzo!

Impara ad inserire immagini grandi delle cartine!!!! Visto che non sono venuto alle gare almeno mi posso vedere i percorsi...

Marc-0

 
At 7:45 AM, Blogger Stefano said...

E che ne so io?
Fa tutto Blogspot... Io mi limito a cliccare sull'icona di Aggiungi Foto e a scegliere il file che ho sul desktop.
Vai su sito Orimaps: li trovi le mappe anche di MA e WA

 

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