Stegal67 Blog

Sunday, August 26, 2018

5 giorni di Per e di me (senza per forza scomodare Baglioni...)



Per la mia seconda settimana di orienteering del 2018 non ho bisogno di attraversare il confine di stato: mi basta arrivare a Madonna di Campiglio per la 5 giorni d'Italia. Mi sono iscritto con ampio anticipo, un po' spaventato (e forse anche "incentivato") dal numero chiuso posto dall'organizzazione a 1500 iscritti. Dopo aver valutato le mie forze, per una volta consapevolmente, ho optato per una iscrizione in una saggia categoria over-45; poi, improvvisamente, mi arriva dalle terre scandinave la richiesta di affiancare Per Forsberg come speaker in italiano. Ho pensato: "Vabbé... già che sono lì..."
La questione-speaker assume, mano a mano che ci si avvicina alla gara, una connotazione che prende la piega di una sorta di dualismo tra le due persone che dovranno condividere il microfono. Io sono sempre felice di poter commentare le gare, di poter dare una mano ad una organizzazione nostrana: d'altra parte o faccio lo speaker o faccio il parcheggiatore di auto… lo dico con il massimo rispetto che provo per tutti coloro che sacrificano giornate di ferie e tempo per immolarsi in ruoli che non hanno una visibilità e non trovano un riconoscimento immediato, ma che rivestono tutti una notevole importanza per garantire la riuscita di una manifestazione sportiva. D’altra parte nessuna persona sana di mente mi affiderebbe un ruolo tecnico, e diciamo pure che dopo tanti anni sono arrivato persino io a convincermi che come speaker non sono malaccio.
Ovviamente sono rimasto fin dall'inizio molto perplesso per via del fatto che le presenze italiane alla gara di Madonna di Campiglio rimanevano molto limitate nei numeri, con gli scandinavi a farla da padrone: appare evidente che l'evento ha un appeal maggiore per i nordici, nonostante i costi calmierati per i tesserati FISO, ed è altrettanto evidente che uno speaker come Per Forsberg costituisce per tutti gli stranieri non sono una fonte di richiamo ma anche una ulteriore garanzia del livello dell'organizzazione. Nel momento stesso in cui Forsberg viene annunciato come speaker, so che il mio ruolo non potrà che essere quello di spalla-tuttofare: in effetti nel corso di 5 intensissimi giorni farò da commentatore televisivo, da intrattenitore, da autista... darò la caccia alla carta igienica per i toi-toi quando rimangono senza, procaccerò metri di nastro adesivo per fissare al tavolo dello speaker le classifiche, cercherò di rubare al ristoro le casse di acqua necessarie per alzare il livello dei monitor a disposizione dello speaker al livello giusto, gestirò anche un incidente avvenuto in parcheggio tra due auto di svedesi. La postazione speaker costituisce sempre un polo di attrazione inevitabile per tutti coloro che devono segnalare qualcosa, o che vogliono lamentarsi per qualche situazione strana (ma anche per fare complimenti ed apprezzamenti): quando succede qualche imprevisto, Forsberg prende nota, di solito dopo aver ascoltato l’interlocutore in qualche lingua a me ignota, e poi si gira verso di me come a dire “io sono lo speaker e da qui non mi muovo, tu hai capito cosa sta succedendo e quindi tocca a te trovare qualcuno che risolva il problema”. Di episodi di questo tipo se ne verificano sempre parecchi, d’altra parte la postazione speaker alle nostre gare non è “blindata” come all'O-Ringen.
(... il guardiano del corridoio di arrivo alla quinta tappa...)
Credo a questo punto di potermi permettere, visto che sono alla terza esperienza come spalla del grande Forsberg (e avendo "testato" anche altri speaker internazionali) un parere personale sul personaggio, sull'uomo e sul suo ruolo.

Per Forsberg è incredibile! Sarà che c’è una certa compatibilità di ricordi perché, viaggiando entrambi verso i 55 anni, abbiamo vissuto più o meno le stesse imprese sportive (talvolta lui le ha viste da vicinissimo come tv-commentator o come spettatore dal vivo, mentre io posso rammentare solo qualche immagine televisiva dello stesso evento). Ma assicuro che passare una sera con Forsberg a sentir raccontare storie sportive che risalgono fino agli anni '70 è qualcosa di impagabile. Tra l'altro sembra che disponga di una sorta di "memoria totale", e con quella può cominciare a snocciolare aneddoti conditi da risultati, prestazioni, tempi, piazzamenti... l'unica volta che l'ho visto in difficoltà è stato quando ho citato Heini Hemmi e le Olimpiadi del 1976 di Innsbruck (ma, bisogna capirlo, quella volta Hemmi e Good misero nel sacco un certo Ingemar Stenmark... e quindi forse Forsberg ha intenzionalmente rimosso l’evento dalla memoria). Quando mi è capita di dargli il "go" su qualche ricordo del passato, vedo i suoi occhi fissare nel vuoto per un paio di decimi di secondo... il tempo di recuperare il file dalla memoria totale..., e poi quegli stessi occhi si spalancano e la voce che tutti gli orientisti conoscono benissimo inizia il suo racconto, dal vivo e non su uno streaming scalcagnato! E’ come il pifferaio di Hamelin: starei ad ascoltarlo per ore.

Cosa potrei mai insegnare io ad uno così? Forse solo di andare a provare il percorso prima delle gare, che è quello che faccio da più di 10 anni a questa parte? Beh... non so da quando Forsberg si cimenta anche in questa veste, ma a Madonna di Campiglio lo ha fatto: si è messo la tuta e le scarpette, ha preso su la sua cartina e la sua bussola ed è andare a testare il percorso H55 in modalità-gara. Avendo visto i suoi tempi ed i suoi percorsi, posso assicurare che dal punto di vista tecnico ed atletico darebbe la paga a tanti master nostrani!

Poi c'è il Per Forsberg al microfono. La sua professionalità raggiunge livelli inimmaginabili, da autentico numero 1 del ranking: non può che essere così, visto che è il suo lavoro. Sono convinto che una settimana a fianco di Forsberg costituisca per qualunque aspirante speaker una sorta di dottorato da mettere nel curriculum: l’attenzione nell'allestimento passo dopo passo della postazione (ne ha fatto una scienza in fatto di ergonomia… cosa indispensabile quando ci si prepara ad una cronaca che dura alcune ore), la preparazione della gara fatta di ricerche certosine dei risultati precedenti, dei medaglieri degli ultimi anni, degli orari di partenza dei favoriti e dei potenziali tempi di passaggio ai punti radio ed al traguardo degli stessi favoriti. E poi la verifica sulla carta di gara della posizione dei punti radio; oppure ancora l'allestimento di quei “pre-punti radio” che costituiscono uno dei segreti di Forsberg: punti che restano invisibili al pubblico che segue dal vivo o su internet ma che gli danno la possibilità di anticipare e dare la giusta enfasi a quello che potrebbe succedere... e che ovviamente poi succede veramente! Chiaramente tutto questo è funzionale al commento di una gara a beneficio di un pubblico pagante, che vuole trovare nel commento competenza e ufficialità.

In queste situazioni emergono tutte le differenze tra un professionista, che rimane tale anche quando la gara è un po' più rilassata (come nel caso della 5 giorni), ed il cazzaro rappresentato da me medesimo, visto che io tenderei a mantenere il mio consueto registro anche al commento del campionato del mondo. Nel mio mondo da speaker non sempre (anzi quasi mai) ci sono i punti radio, anche se posso contare ormai sempre più spesso dell’ausilio di un computer (contrappasso: non sempre posso avere gli aggiornamenti on line) e quindi il mio registro è tutto dedicato a tenere chi mi ascolta “attaccato all’evento”, in attesa che si verifichi qualcosa di imprevisto, di memorabile o semplicemente di strano; sono diventato lo “speaker del popolo" che nelle prime ore di gara dedica un filo di voce ed un annuncio un po' a tutti, senza dover pesare il rango, i quarti di nobiltà, le medaglie vinte. Questo è il mio mondo. E lo sarà finché me ne sarà data la possibilità o finché avrò le forze ed il tempo per girare in lungo ed in largo per frequentare le gare di orienteering.

Da sportivo, auguro a tutti i veri sportivi ed appassionati di poter passare almeno una serata in compagnia di Per Forsberg per apprezzarne le competenze, lo humour, il senso della storia e dei ricordi: tutte cose che vanno a costituire la trama su cui poi intesse le storie sportive che racconta al pubblico. Allo stesso modo, da speaker auguro a chiunque abbia voglia di imparare come si fa davvero questo mestiere, ma impararlo in modo professionale intendo, di poter affiancare Forsberg durante una cronaca diretta.
(la premiazione per i miei 25 anni di orienteering)

***

Iscritto in M45 senza alcuna velleità di classifica, al mio arrivo a Madonna di Campiglio con incarico di speaker ho pensato che avrei potuto operare qualche variazione sul tema, soprattutto in considerazione del fatto che ci sarebbero state due gare sprint (a mio parere ne sarebbe bastata una: due gare sprint cittadine su cinque tappe sono una percentuale un po’ troppo sbilanciata…).

Martedì mattina il mio primo impegno è stato sul percorso di Madonna di Campiglio, in veste di apripista sul percorso Elite maschile. Dopo essermi recato alla partenza sotto gli occhi di metà degli stranieri partecipanti alla gara, ho avuto la fortuna di rantolare tra una lanterna e l’altra proprio nell’orario in cui tutti quanti erano probabilmente più impegnati a mangiare in albergo che a passeggiare in zona gara


(… con Marco Bezzi, che il cielo ce lo conservi a lungo… in fase di controllo di un paio di passaggi che avevo trovato chiusi lungo il percorso…)

Per la seconda tappa si sale finalmente nel cuore della 5 giorni, al rifugio Boch ai piedi della Pietra Grande, ovvero sul Grosté. La carta è praticamente quella della Luna e sfido chiunque a trovarne un'altra simile! Trovo il primo punto praticamente “per grazia ricevuta”, seguendo i rilievi una buca dopo l’altra, ma per arrivare al punto 4 devo appoggiarmi al posatore Maurizio Ongania, che mi indica letteralmelmente la posizione della lanterna. In caso contrario sarei ancora lì a cercarla!

(la zona di arrivo vista dal penultimo punto: un piccolo spettacolare avvallamento che meritava la foto)

(il punto 9 visto dalla cima della discesa)
(il punto 9 visto dalla fine della discesa... fatta sul mio onorevole posteriore!)
Tappa 3. Ancora Grosté, ancora un posto benedetto dal Geometra dell'Universo. Questa volta si gareggia dalla parte opposta, verso le malghe. Rispetto alla “Luna” del giorno prima, il terreno sembra un parco cittadino ed i rilievi si leggono benissimo, ma la fatica del rientro al traguardo in salita è una sofferenza indicibile.



(la mia panza in posa per un fotografo d'eccezione: Denny Pagliari. D'altra parte anche il mio punto 9 è stato eccezionale, ed una foto la meritavo proprio)

(terzo punto del percorso, con panorama sulle malghe)
(quarto punto del percorso: non è proprio lo sfondo di cui posso godere ad ogni gara)
(decimo punto: qui Denny non era ancora passato... in questi punti il mio orienteering stava diventando "gueorgiouiano" - si può dire così?)
(con la lingua tra i denti - come Michael Jordan - al punto 17: la salita comincia a farsi sentire)
(il punto 12: uno scherzo dopo aver trovato tutti i precedenti... e quelli del giorno prima!)
(si vedono bene le curve di livello, vero???)
Tappa 4. Passo Campo Carlo Magno. Non è una delle mie carte preferite, ma credo che cominci a farsi sentire soprattutto la fatica dei giorni (e delle settimane) precedenti. Un sacco di marmotte in giro, tanto bosco “sporco” nelle prime lanterne e la soddisfazione di aver trovato Forsberg perso vicino al punto 2!
L’ultima tappa è ancora cittadina, tra Carisolo e Pinzolo. In partenza sono completamente bollito dalla fatica: la prima tratta che mi porta fino al boschetto di Carisolo posso affrontarla solo camminando

***


Già che sono arrivato fino a qui... tanto vale che aggiungo anche questa (non breve) conclusione per un argomento che mi sta molto a cuore.

Sono stato speaker alla "5 giorni d'Italia" di Madonna di Campiglio, così come in passato lo sono stato all'edizione di Agropoli-Paestum-ReggiadiCaserta dei Mediterranean Open Championship (e, se vogliamo mettere la ciliegina sulla torta, posso dire di essere stato uno dei quattro soli italiani a partecipare alla 5 giorni di Toscana disputata dopo i Campionati Italiani di Loco di Rovegno, la 5 giorni con l’indimenticabile – almeno per me - kermesse finale sulla carta della "Buca del gatto"). L'organizzazione di queste gare ha un comune denominatore nella società PWT.
Mai come quest'anno mi è capitato di sentirmi definire "dalla parte dell'uno \ dalla parte dell'altro" sulla base delle mie adesioni a ricoprire il ruolo di speaker a questa o quella gara. Ad esempio, la prossima gara per la quale mi sono dato disponibile è il Campionato Italiano che si disputerà in Puglia il secondo fine settimana di settembre. A chi mi chiede “alla fine da che parte stai?” essendosi costuito uno scenario plausibile sulla base delle gare alle quali partecipo o faccio lo speker, rispondo questo: finché qualcuno me lo chiederà ed apprezzerà il mio contributo, nei limiti delle mie possibilità di tempo, di energie e di ferie disponibili, cercherò di fare il mio meglio come speaker e, in generale, come sportivo. E questo vale per tutte le organizzazioni e per tutti gli orientisti.
Mi accorgo che il mondo dell'orienteering è sempre più un piccolo specchio della nostra società civile, con tutti i comportamenti, le espressioni, le lotte e le polarizzazioni del caso (si, Marco: hai perfettamente ragione quando dici, come stai facendo adesso "te ne accorgi solo ora? E ti meravigli pure?"). Mai come quest'anno mi è capitato di assistere ad una polarizzazione così forte tra i due schieramenti che (se succederà davvero?) si confronteranno nella prossima edizione della Assemblea Elettiva Fiso.

Per quanto possa sembrare strano a qualcuno, sarei davvero felice se tutte le anime della FISO che si stanno dilaniando in lotte ormai fratricide potranno trovare spazio adeguato all'interno di un Consiglio Federale che ha la fortuna di gestire, in un territorio tra i più scenografici del pianeta (mari, montagne, laghi, città d’arte…), uno sport che rimane tra i più attraenti sotto qualunque punto di vista. Pago la mia quota di iscrizione alle gare, e ricevo in cambio la possibilità di gareggiare fianco a fianco con tanti appassionati in un contesto nel quale difficilmente mi troverei in circostanze meno agonistiche: a me valutare se la spesa che ho affrontato è stata "value for money". Durante l'ultimo viaggio per andare a gareggiare alla Wolf-O si ricordavano le gare di Volterra, meravigliosa sotto la pioggia. O quella di Vieste sotto il sole con il passaggio nella città alta e l'arrivo sul lungomare. Oppure il borgo di Castagneto Carducci nel quale ci ha accolto un vento freddo da regata. I borghi dell'entroterra pugliese con i loro labirinti. Paestum! Ci sono orientisti che hanno nel loro profilo facebook la foto di una lanterna a pochi metri da uno dei templi! Una gara "once in a life" che, campassi 102 anni (perché devo pur sempre vincere 2 volte l’O-Ringen in H100...), potrò citare in qualunque consesso orientistico per dire "io c'ero e voi no (suka!)". La stessa cosa vale ad esempio per le due tappe della 5 giorni 2018 disputate al Grosté, la seconda e la terza. L’orientista che è in me (uno dei molti orientisti, vista la stazza che mi porto in giro… ) si chiede se mai la carta del Grosté potrà essere riutilizzata in una qualche manifestazione nazionale o internazionale: troppo irraggiungibile senza l'ausilio dell'ovovia (che costituisce un costo a parte da aggiungere a qualunque entry fee), forse anche il Grosté ha rappresentato per me una "once in a life", ma è valsa la pena andare a gareggiare su quel terreno.
Quindi io partecipo alle gare organizzate da "questa" e da "quella" parte, e se qualcuno me lo chiede faccio pure lo speaker . Ascolto gli organizzatori di "questa" e di "quella" parte e costruisco i miei pareri personali. Tra questi, c'è il fatto che l’idea di una 5 giorni congegnata per portare gli orientisti in luoghi sempre più scenografici a me piace: riconosco il fatto che ci sia un chiaro fattore economico che muove l’evento, e spero che un evento di queste dimensioni (anche proprio dal punto di vista del bilancio) possa continuare a costituire un valore aggiunto per la FISO. Dopodiché sono il primo a dire che mi dispiace (l'ho fatto presente anche durante la cerimonia di inaugurazione) che sia molto lontana l’immagine di una FISO coesa, a partire dal Consiglio Federale di cui sono note le vicissitudini. “Gens una sumus”, che sarebbe pur sempre il motto di un’altra federazione, non sembra più essere tanto di moda dalle parti di chi si cimenta con cartine e bussole. Ad esempio durante la cerimonia di inaugurazione sono stati citati e ringraziati per la loro presenza gli ex consiglieri federali presenti di "questa" parte e non di "quella" parte, sebbene io li conosca tutti quanti come persone meravigliose che dedicano tempo, fatiche, preoccupazioni al nostro sport: sia quelli che stanno da una parte che quelli che stanno dall'altra.

Sono tutti atleti, dirigenti, tecnici pronti a darsi da fare nel fango o sotto la pioggia per posare una lanterna, per combattere con la burocrazia fino a pochi secondi prima della partenza di una gara nazionale, per trovare una soluzione alle mille incombenze di una organizzazione sacrificando le ore di sonno tra una giornata lavorativa e l'altra oppure la cura e l'attenzione verso la propria famiglia. Quando guardo e parlo con gli orientisti, di “questa” e di quella” parte, vedo tantissime qualità positive che superano di gran lunga gli aspetti negativi con i quali ormai ci si accusa vicendevolmente di peccati imperdonabili. Quindi, lasciando da parte il microfono ed il ruolo di speaker e tornando a vestire i panni del semplice orientista quale sono, vorrei chiedere perché non è possibile andare d'accordo e trovare una sintesi tra le diverse posizioni ed i punti di vista? Per favore spiegatevi, parlatevi, non lanciate agli orientisti messaggi del tipo "un giorno saprete la verità..." "se soltanto sapeste cosa sta succedendo realmente...". Perché sta succedendo tutto questo? Talvolta trovare una lanterna in un sottobosco fitto, con qualunque punto di attacco lontano mille miglia dal centro del cerchietto color magenta, sembra essere diventato un gioco da bambini rispetto alla soluzione a questa domanda.
Ma si tratta di un gioco pericoloso, a causa del quale stiamo tutti rischiando di perdere qualcosa che ci sta molto a cuore: il nostro sport preferito.


 

1 Comments:

At 2:23 AM, Blogger Dario Pedrotti said...

ciao, dovresti pubblicare l'ultimo pezzo di questo tuo post in un nuovo post, perché qui in fondo mi sa che ci sono arrivato solo io, ed è un peccato.
oppure te lo pubblico io
:-)
D

 

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