Stegal67 Blog

Monday, October 12, 2015

Come disse Murtaugh, sono troppo vecchio per queste "cose" – parte 1

Loco di Rovegno. Sabato 26 settembre, ore 5.30. Suona la mia sveglia. Dall’altra parte della stanza dorme Gianluca Carbone, che deve essere andato a letto all’una di notte dopo aver fatto la spunta di tutte le cartine del Campionato Italiano Long distance. Gianluca pensa che io sia uscito dalla stanza facendomi luce con la pila frontale… magari! Ho usato lo smartphone. Mi vesto al buio, scendo le scale, esco dal “Palazzo” e sono sulla Statale. Apro il baule dell’auto e, alla luce della lampadina interna, faccio colazione con un brick di succo di mela Esselunga. Mi deve bastare per la mia gara Long… mi deve bastare per tutta la mia gara Long Distance, categoria Elite, da solo nel bosco. Prevedo oltre tre ore di gara: ma il brick deve bastare.

Perché lo faccio? Boh? Il fatto che quando una idea germoglia nella testa, poi è difficile tirarla via. L’anno prossimo la mia età sarà a quota “sette al quadrato”. Non ho più tante cartucce da sparare, e poi quest’anno ho fatto la O-Marathon, e l’ho fatta solo usando la testa, non il fisico. Posso reggere a lungo se vado piano. Ma posso provare il percorso Elite dei Campionati Italiani a Lunga Distanza? Forse posso. Mi piacerebbe raccontare agli atleti, una volta vestiti i panni dello speaker, i luoghi nei quali i big si giocheranno la gara, dove potranno avere lo spazio per una ultima rimonta o dove dovranno tenere le ultime energie per resistere al comando. Mi piacerebbe. Posso farcela? Forse.

Però poi le cose prendono la piega sbagliata. Prima ci si mette il tracciatore, Rudy De Ferrari, a disegnare il percorso Elite più duro degli ultimi anni. Ci si mette … qualcuno? qualcosa?… ad anticipare di mezz’ora l’orario delle prime partenze alle 10.00. Ci si mette… beh! Sull’orario in cui albeggia non posso dare la colpa all’astronomia, però con un campionato italiano alla prima settimana di settembre avrei avuto più margine per la mia corsa solitaria.


(notare l'orario di partenza - si vede meglio capovolgendo il video!)

Dopo il brick è ora di salire in macchina. Il parcheggio del ritrovo è poco distante. Parcheggio la macchina tra i camper e indosso termica e divisa. Un movimento da un camper: Gianni Biroli, che si è già svegliato e forse sente la tensione pre-gara, che si aggira anche lui nel parcheggio. E’ ancora buio pesto (io lo riconosco dall’andatura, come sempre). Due saluti come sussurri ed una stretta di mano tra atleti. Alle 6.20 lascio il parcheggio e risalgo lungo la strada, con qualche fioca luce ai bordi a mostrarmi la prossima fettuccia che mi porta in partenza. Alle 6.40 sono a bordo strada, in attesa di un po’ di luce per entrare nel bosco, per percorrere le ultime centinaia di metri che mi portano al triangolo di partenza. Veder arrivare da est le prime luci dell’alba è come vedere il mondo che rinasce: è ancora buio ma posso entrare nel cunicolo stretto che va verso la partenza. Alle 6.45 c’è un chiarore sufficiente per farmi vedere i macrodettagli della carta e capire dove è il triangolo di partenza. Alle 6.50 parto.

Percorso Elite. Io sono solo un Impiegato Panzottello, non un Elite. Sono l’abusivo, sono lo scarto, sono “indovina l’intruso”. Per questo è meglio che io parta in un orario diverso dagli altri. La sera prima, parlando con Rudy e Raus, avevamo stabilito la “tattica”: divincolarsi velocemente dalla prima area di gara, fare una passata sulla zona con un sacco di punti di controllo (dove di fatto sarebbero andati solo gli Elite), ritornare velocemente e fare una seconda rapida passata nella zona impestata di rocce ed ostacoli… Facile a dirsi. Se avessi 4 ore di tempo, potrei farcela. Anche 3 ore e 45 minuti. Ma mezz’ora me la ha portata via il regolamento (partenza alle 10 anziché alle 10.30), mezz’ora me la porta via l’astronomia (gara il 26 settembre anziché il 5 settembre). Non posso fare tutto il percorso e dovrò trovare qualche scorciatoia.

Questo toglie un po’ di “tensione agonistica”. Credo sia arrivato il momento  di spiegare ai miei tre lettori (che lo sanno già, peraltro) alcun cosette. Perché lo faccio? Primo: perché sono un orientista. Sono scarso, panzottello, impiegatizio, poco allenato, tecnicamente impreparato, vecchio… ma sono un orientista; e l’orientista va alle gare per andare nel bosco. Io sono uno di quelli che, più ci sta, meglio è. Secondo: sono lo speaker di uno sport nel quale nessuno vede davvero come si svolge la gara; cosa ne sa lo speaker se Mamleev ci mette 100 minuti anziché 90, a finire la sua gara, perché il bosco è terrificante oppure perché sono diventati tutti scarsi e vanno piano? Forse allo speaker non dovrebbe nemmeno interessare! Forse lo speaker dovrebbe recitare con voce monocorde che “Mamleev passa al comando (… yahwwnnnn…) con un tempo di tot ore tot minuti tot secondi e massì mettiamoci anche i decimi (super-yahwwnnnn…)”. Bello? Quindi… terzo punto: io posso parlare al microfono per 5 ore di una gara ma ogni tanto ci devo mettere dentro la monàta, lo scherzo; e gli orientisti magari capiscono che mi permetto di scherzare perché la loro fatica l’ho fatta anche io, e se dico che il percorso è duro, è perché l’ho provato sulla mia pelle. Ok. Sono l’unico a pensarla così. Forsberg di sicuro nel bosco non ci va, ma lui è Forsberg: guarda la cartina e capisce in un nanosecondo dove si deciderà il campionato del mondo. Io sono io. Guardo la cartina e dico “uuuhhh… che bello sarebbe andare a mettere un punto di controllo proprio lì!”, ma poi vorrei anche avere la possibilità di andare a cercarlo!

Sapere già dall'inizio che non concluderò la gara toglie parecchia tensione agonistica. Quella che cerco quando dico agli organizzatori che, alba o non alba, io vorrei fare una categoria agonistica e vorrei gareggiare per essere in classifica, anche ultimo (quasi sempre ultimo). Altrimenti, ma non sarebbe la stessa cosa, potrei cominciare a farmi dare una cartina “tutti i punti” e fare un giro a caso dei paraggi. Oppure, meglio ancora, potrei farmi dare una cartina senza alcun punto e fare un giro ancora più corto. Oppure, ancora, potrei farmi dare una cartina degli Esordienti e farmi il giro sui sentieri: mi alzerei alle 8 del mattino e potrei fare le cose con calma. A questo punto potrei anche non fare nulla e limitarmi al commento. Anzi, estremizzando, potrei anche stare a casa e passare la mattinata all’Ikea. Ma io non voglio andare all’Ikea! Ed il modo migliore per non andarci è quello di mettere l’asticella sempre in alto. Anche se vuol dire incrociarsi con Gianni Biroli alle 6 del mattino nel buio di un parcheggio di Rovegno, Liguria.


Nella penombra del bosco di Rovegno, il primo punto lo trovo facile (c’è davanti la collina) anche se per uscire dal bosco fino al sentiero servirebbero le gambe di Mats Haldin e per convincermi che sono arrivato davvero a 3 metri dal punto, senza dover stare ogni volta a guardarmi intorno pensieroso “dove sarò capitato?”, ci vorrebbe l’arroganza tecnica di Gustav Bergman. Per la 2 e la 3 io e Teno (la cartina è ovviamente la sua) facciamo la stessa scelta… a due velocità diverse direi così a prima vista! La 3 è bellissima perché sbarco in piena carenza di idee su un pianetto e all’improvviso dal bosco fitto e impestato mi trovo in una pineta di piccoli alberelli di Natale che fanno tanto "bosco dell’Alto Adige", e per qualche secondo non so se è meglio star lì a sentire il profumo o cercare il punto! La 4 è facile, ma io la prendo dalla strada perché non sono Gustav Bergman, mentre sulla strada per la 5 succede qualcosa per la quale tutti gli Elite dovrebbero offrirmi da bere alla prossima gara… ok! Ho capito che morirò disidratato.

Succede che al ristoro cerco senza successo l’acqua, ed un tale mi si avvicina (stava lavorando con ruspa e benna per rimuovere dei tronchi d’albero) per sapere se ho perso io le bottiglie. No, non le ho perse io, ma le sto cercando… “ah! Devono essere cadute dal camion di qualcuno, e le ho fatte portare via da uno dei miei uomini”. Ach! “Guardi, da qui ad un paio d’ore deve passare una gara… non è che potrebbe farle riportare, che ne avrei bisogno anche io?”. La persona è gentile e mi assicura che chiamerà per far riportare il tutto. Intanto io spiego che ripasserò nel giro di una mezz’ora abbondante (si, come no... mezz'ora), e che sarebbe un piacere potermi ristorare. A quel punto parte il mio Campionato Italiano Long Elite a sequenza libera: 5 – 7 – 8 sfruttando il sentiero (che bello il bosco attorno alla 8!) – 15 con problemi tecnici e almeno due minuti persi sul pianetto – 14 con problemi fisici e parolacce al tracciatore e alle sue prossime generazioni – 13 – 12 e le parolacce arrivano anche agli antenati di Rudy – 11 – 10 e mi riconcilio almeno con gli antenati – infine la 6/9/16 fatta tutta in un colpo solo (che culo correre il campionato a sequenza libera…).

A questo punto si passa alla cartina numero 2. Io la avevo già in tasca bella piegata ma mi immaginavo che gli Elite, trovandola alla 16, avrebbero tirato giù i santi del Paradiso dal 1° luglio al 31 dicembre (il primo semestre lo avevo prenotato io). Arrivo alla 17 in piena carenza di forze fisiche e guadagno faticosamente la strada per tornare al ristoro, dove trovo bottiglie ed il tizio sorridente che mi passa persino un biglietto da visita dicendo “per qualunque problema, chiamami a questo numero!”. Biglietto che sarà passato a Carbone a fine percorso… Quindi, cari Elite che avete trovato il ristoro, mi dovete una bevuta!!!

Forte della mia bottiglietta in mano, faccio la 18 in piena arroganza tecnica svedese. Sono ancora arrogante alla 19 (ma ci arrivo dal bivio di tracce di sentiero), mentre per la 20 resto lì a contarmela su per un po’ senza vedere altra soluzione che fare il “giro del fullo” (Larry cit.): sentiero verso sud-ovest, sentiero verso nord-ovest, giro del collinone verso nord-est e, quando il bosco diventa bello bianco e quasi piatto a digrarare in basso (e cerco di immaginarmi la velocità di uno Scalet…), torno arrogante e arrivo alla 20 senza sbagliare di un metro.

A questo punto ricomincio il mio Campionato a Sequenza Libera: scelta à-la-Tenani fino alla 25, scelta à-la-Stegal (cioè a caso) per la 26. Ancora più penosa è la mia scelta per andare alla 27, nella quale prendo la pietraia di petto o per meglio dire sotto la pianta dei piedi! Rimbalzo due volte verso l’alto perché non c’è verso di attraversare quell’inferno, e meno male che al terzo tentativo trovo il punto perché veramente non sapevo più che pesci pigliare… Trovo il punto ma perdo più o meno definitivamente l’uso della gamba sinistra, la cui reattività rimane tra le rocce attorno alla 27. Usando la sinistra più o meno come una stampella di carne ed ossa, trovo facile la 28 e la 24 (che, o cara grazia!,  posizionata alle colonne d’Ercole dell’inferno e quindi la scelta di percorso è “appena comincio a non stare più in piedi, capisco di essere andato lungo”).

Seduto per terra di fianco alla 24, con l'aria di uno che è fuggito da un carcere di massima sicurezza nelle paludi della Louisiana e sente il latrare dei bloodhound appena dietro le spalle, e con ancora un quarto di bottiglietta in mano, prendo fiato per capire cosa mi aspetta ancora: la 23 è l’ultima vera insidia. La 23 è il punto nel quale di solito torno ad avere un Padreterno e cominciano le litanìe del tipo “Good Lord… fammi trovare questo punto che poi agli altri ci penso io! E potrei persino diventare più buono, ma tu intanto fammi trovare questo…”. Non so se è il Good Lord o il mio Angelo Custode che ogni tanto assume le fattezze di Gueorgiou, ma casco più o meno addosso alla 23: la vedo perché davvero ci sbatto addosso… in questi casi di solito controllo tutto il controllabile a destra e a sinistra e la lanterna mi compare davanti come se niente fosse, ma a 15 minuti al chilometro credo che potrei trovare anche lanterne invisibili. Mi tiro fuori a fatica dalla 23 verso la 22 (“Caxxo! Non era l’ultima insidia… ehhmmm… caro Signore… non  che potresti cortesemente concedermi l’utilizzo della gamba sinistra ancora per qualche minuto? Poi prometto che sarò buono e dirò meno parolacce… ah! Avevo detto anche prima che sarei stato più buono? E invece continuo a dire parolacce?? Ma non vedi anche tu dove ci sta mandando quel *%&$£* di Rudy???”.

Risalita al sentiero. Nuovo giro del fullo sul sentiero (con la tentazione di raccogliere un po’ di mazze di tamburo sparse qua e là) e attacco la discesa per la 29 un po’ più in là rispetto al giro che fa Tenani, ma almeno riesco a tenere insieme i pezzi della gamba ancora per un po’. La 30 è facile, la 31 è ovvia (dalla strada). L’unico problema per la 32 consiste nel passare attraverso le ortiche appena sotto la strada. La 33 è facile ma… porca miseria!... proprio a bordo statale così mi tocca sentire le auto che passano e rifarmi le curve di livello in salita??? Sbaglio anche la 34, e da orientista tecnicamente depresso quale sono, mi immagino persino che qualche Elite potrebbe giocarsi le posizioni arrivando sull’avvallamento (con lanterna) vicino al sasso… insomma che faccia lo stesso errore che faccio io! Probabilmente gli Elite veri hanno messo via la cartina 10 minuti fa e stanno finendo il percorso a memory! 

Per non farmi mancare niente riesco anche a lambire la strada asfaltata prima di scendere precipitare sulla 35, laddove “precipitare” significa che mi faccio agganciare il piede da un rovo e faccio un volo a planare verso la lanterna proprio nei primi 3 secondi nei quali arrivo a vista dei ragazzi che stanno salendo verso la partenza, giusto perché di figure di "emme"… non ne faccio abbastanza quando il mio nome compare nelle classifiche finali! La gamba tiene ancora per abbozzare un tentativo di volata, nella quale rischio di “abbattere” qualche concorrente che staziona o passeggia lungo il per-nulla-rettilineo finale. Quando sbuco sull’ultima curva, alle 9.52, vedo la lanterna del finish e la prima tentazione è di raggiungerla senza dover correre gli ultimi metri… già, ma con che cosa potrei raggiungerla? Beh… con la bottiglietta del famoso ristoro nel quale è rimasto un ultimo goccio di acqua per le emergenze, no? 

Tiro la bottiglia contro il cartello “finish”, lo centro con un gran botto e, mentre gli addetti dell’arrivo si guardano sbigottiti al pensiero di “ma che matto è mai questo?”, mentre il mio orologio si ferma a TRE ORE DUE MINUTI E 42 SECONDI DI GARA, mentre la mia gamba sinistra entra in sciopero sostenuta dai picchettaggi di entrambi i piedi, mentre una vocina del mio cervello dice che ce l’ho fatta!, che ho trovato tutti i punti!, che potrei persino essere il nuovo “Campione Italiano Long Distance a Sequenza Libera”! (la mente, sotto sforzo, vaneggia)… mentre un'altra vocina si complimenta per aver fatto tutto questo con un brick di succo di mela e mezza bottiglietta d'acqua nella pancia, mentre l’unica vocina intelligente del cervello si chiede con quali energie riuscirò a fare lo speaker per le successive 5 ore… mentre mentre mentre... la realtà alla fine dice solo una cosa, unica e inequivocabile:


sono diventato troppo vecchio per queste cose!

(... continua...)

2 Comments:

At 6:51 AM, Anonymous io said...

Il giro del fullo è una strategia di gara codificata.

 
At 7:39 AM, Blogger Stefano said...

Io ti farei organizzare la "5 giorni del Fullo"...

 

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