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Sunday, December 19, 2021

Calendario dell'Avvento - giorno 19 - O-Marathon degli Altipiani

Dalla gara più lunga dell’anno alla gara più lunga dell’anno: O-Marathon degli Altipiani. Anche in questo caso, basta la parola. Torno sul terreno di Millegrobbe per un’altra edizione della Gara, e questa volta sono schierato al via in M50, dopo aver corso per tanti anni la categoria Elite e, in una occasione, la M35.

Questo fa di me un recordman assoluto: credo di essere stato il primo a correre la O-Marathon in tre categorie diverse. Per la quarta categoria, o il Gronlait inventa la supermaster (ma dovrò aspettare ancora qualche anno), o Robert Zemeckis mi regala da DeLorean per tornare a correre in M20. Tutto questo per dire che i record, se non mi vengono attribuiti formalmente, me li costruisco da solo (e se qualcun altro lo avesse fatto prima di me potrei sempre aggiungere la categoria “per orientisti sopra al metro e novanta”).

In una giornata clamorosamente soleggiata ma con temperatura mite, il percorso è impegnativo il giusto, lungo il giusto, tecnico il giusto. I trattoni lunghi lunghi della prima carta mettono ovviamente un sacco di paura, ma io mi metto in coda al trenino dell’Orienteering Piné pilotato da Marco Giovannini che fa il ritmo giusto ed arriva alle fermate in perfetto orario.

Fino alla tratta 4-5 nella quale, più o meno a metà, Marco impone di separarci: lui prende una strada diritta ed io farò la circonvallazione usando la strada che passa all’angolo nord-ovest della carta. Questo mi impone ovviamente di trovare i punti da solo, ma non è una impresa sovrumana. Le lanterne 5 e 6 vengono via abbastanza tranquille (la 6 è in una delle zone battute nel famoso campionato italiano long con il tempo da lupi), così che quando arrivo all’attraversamento della strada il più è fatto.

Sono così convinto che Marco nel frattempo è molto più avanti di me, che mi attardo per un primo passaggio dal ristoro prima ancora di andare verso la 7. Solo che, quando arrivo ai piedi della salita e vedo già il telo da sotto, vedo anche Marco che ha appena punzonato e sta scendendo. Proprio così: facendo la circonvallazione gli ero passato davanti. Non lo riprenderò più.

Il secondo giro è una bella middle abbordabilissima. Sempre memore della long distance 2019, per andare dalla 10 alla 11 mi appoggio al sentiero grande che sale verso nord-est fin quasi all’unica area privata presente in carta. Da lì, entro con grande circospezione nella zona della 11-12, perché fatte quelle la O-Marathon sarà praticamente finita. Lì trovo ancora Marco, davanti a me di una lanterna.

In realtà “Non finisce proprio niente se non l'abbiamo deciso noi” (chi riconosce la citazione è un Delta Tau Chi) perché la 13 è almeno di livello Riccardo Rancan in una scala da zero a Thierry Gueorgiou. Non la trovo al primo passaggio, esco sul sentiero, mi porto dove c’è la statua della Madonnina (è proprio vero che mi affido alla Madonna…) e rientro, trovandola subito. Da lì c’è solo da arrivare al traguardo.

Dove avvengono le premiazioni, dove cerco di fare da agente disturbatore offrendomi di parlare al microfono a favore dei premiati, dove un’altra O-Marathon è andata negli archivi e dove il sole continua a splendere ed il sorriso contagioso di Roberto Sartori continua a scaldare i cuori dei presenti. Non posso fare a meno di ricordare che quella sarà l’ultima volta in cui ho visto Roberto, che purtroppo verrà a mancare a distanza di nemmeno tre settimane, pochi giorni prima della fine di luglio.

Mi auguro che l’eredità orientistica di Roberto non venga dispersa, e tra i cimeli di questa eredità c’è sicuramente la O-Marathon degli Altipiani. Ancora un abbraccio a Roberto.

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