Stegal67 Blog

Wednesday, December 27, 2023

SI scrive MOO, si legge "FANTASTICO”!

“Arriva in Italia il MOO. Il panino cinese tradizionale”. L’ho letto un (bel) po’ di tempo fa su qualche pannello pubblicitario in metropolitana. Ricordo di essere passato davanti al pannello e di aver scorto appena, con la vista laterale, la scritta. E’ passato qualche decimo di secondo e poi le sinapsi sono esplose come nemmeno Il Castello delle Cerimonie quando partono i fuochi d’artificio.

Sono tornato indietro, ho letto. Ho riletto. Tutto, fino alle lettere in piccolo ed al codice dell’istanza di autorizzazione. Se il pubblicitario che ha inventato quell’annuncio fosse stato nei pressi, avrebbe telefonato all’ufficio del personale della ditta, tutto compiaciuto. Molto più probabile che qualche commento sia scappato agli altri frequentatori della metropolitana perché: 1. Ero proprio in mezzo ad un passaggio 2. “pensa un po’ ‘sti cretini che restano a bocca aperta davanti alle pubblicità”.

In realtà non so nemmeno dove si trovino questi panini. So solo che almeno per me, ed è solo la mia modesta opinione (My Opinion Only, cioè MOO), ma forse anche per altri frequentatori del blog o delle strade di Milano o della cerchia di Remo Madella, “MOO” non sarà mai e poi mai solo un panino. Questione di opinioni, no? (Matter of Opinion, ed è sempre MOO).

MOO significa che il Madella Operation Office ha aperto ancora una volta i battenti. E che siamo invitati, ancora una volta, ad una avventura oltre i confini dello spazio, del tempo, delle contraddizioni di una città che agli occhi dei comuni passanti può sembrare priva di interruzioni, un corpo unico fatto di affari, di moda, di finanza, di apericene, di modernità e di vicinanza all’Europa. Ma è soprattutto grazie alle cosiddette “contraddizioni”, parole di cui Remo infarcisce la presentazione del MOO quando sale su un palchetto improvvisato in perfetto stile Speaker’s Corner ad Hyde Park, che tanti di noi hanno imparato che il tessuto della città è pieno di cicatrici, di punti nei quali la giunzione tra il quartiere delle archistar e quello della fashion week ha lasciato un buco colmato da pezzi di umanità a cavallo tra una pagina di Borges ed un fotogramma di Gotham City.

Il MOO non è mai una gara fine a se stessa, ma un nuovo cassetto di ricordi che si apre ogni volta che capita di passare in certi posti e di non ricordare altro che la mappa, le domande, la fatica, le parole con il compagno di squadra. Anche nel 2023 il MOO è stato tutto questo e molto di più.

Solo una raccomandazione, Remo: ok le “contraddizioni”, ma non troppe!

Il MOO 2023 va in scena il 19 febbraio. Ci si trova al Palazzo Arca di Milano che offre un tetto, un bar, servizi igienici. Lì convengono habitués del MOO, senatori e senatrici, esordienti totali, orientisti ed orientiste di livello nazionale ed oltre. Arrivano da Milano e zone limitrofe, da altre parti della Lombardia, dal Veneto, dal Trentino, dall’Emilia Romagna, dal Piemonte, dal Lazio!!! Siamo tutti richiamati al MOO dal pifferaio di Hamelin, e mentre si ascolta Remo che comincia a raccontare le particolarità della scelta di questa o quella zona per la gara capita di trovarsi a fianco a chi poi ad ottobre ai Piani di Praglia prenderà la medaglia di bronzo nella staffetta nazionale.

La squadra di cui faccio parte è sempre la stessa: il giovane, snello ed atletico Marco Giovannini ed il vecchio ciccione demente Stegal. Pronti a dimostrare che “Quelli del ‘67” sono in grado di performare al MOO meglio di come faranno durante l’anno nelle classiche gare di orienteering. Pronti a sfoderare acume tattico, sagacia, neuroni, conigli dal cappello e cappelli dai conigli quando ci si troverà a risolvere quesiti che anche quest’anno “Remo te possino!!!”. Marco è pronto, Marco è scattante, Marco è in grado di partire con gambe e cervello da zero a cento in meno del tempo che una notizia di cronaca resta in homepage. Stegal… meno. Stegal nello stesso tempo che impiega Marco per partire, acchiappare le mappe, orientarsi e fiondarsi verso il primo punto di controllo ha già “il fiatone e le pulsazioni a 180! Attorno a me vedo orientisti famosi che mi superano, vedo concorrenti (alcune famose, altri famosissimi, mancano solo quelli con la tuta della nazionale) in tenuta da corsa che mi superano, vedo altre persone in tenuta da domenica a spasso per vetrine... che mi superano! Vedo bambini e infanti e anche una famiglia con il passeggino… e mi superano tutti!!!”.

La prima mappa da domare è quella della zona di partenza. Una mappa che praticamente io manco vedo essendo impegnato a stare dietro a Marco che fila come un ossesso da un punto all’altro. Sono l’unico a sperare che i quesiti siano così complicati da costringere il mio compagno di squadra a fermarsi un po’ per trovare la soluzione, prima di ripartire?

Quando completiamo il primo giro (in centordicesima posizione, a giudicare da tutti coloro che attorno a me corrono in direzione di qualunque quartiere di Milano) sfoderiamo la mappa generale e decidiamo come affrontare il giro completo. Giro completo che per noi, da qualche anno, vuol dire sempre “facciamo tutte le mappe, che ci piacciono, e chissenefrega dei singoli punti sparsi qua e là a casaccio e sempre troppo lontano dalle percorrenze che faremo noi”. Non andrà così, nel 2023.

Io non so che tipo di supercomputer quantistico abbiano gli altri in testa, ma a noi il giro è venuto fuori così:

Prima tappa: quartiere Stadera. Fin qui è facile: basta riprendere la metropolitana verde a Romolo e sperare di beccare il treno per Abbiategrasso prima che ne passino due per Assago.

Come può vedere chiunque e suo cugggino, la mappa non è proprio quella che abbiamo in mano alla partenza di una gara di orienteering classica. Aiuta molto, nel mio caso specifico, capire che il terzo di cerchio in basso a destra è Piazza Agrippa, sapere già che il retinato magenta in basso è l’area di cantiere che sta proprio davanti a casa di Remo e che quindi l’uscita della fermata di Abbiategrasso è fuori mappa. Dopodiché bisogna capire quale foto corrisponde a quale cerchietto in mappa, SAPENDO che le foto non sono state scattate di recente! E quindi via di analisi dell’intonaco dei palazzi!!!

Infine, bisogna confrontarsi con il più diabolico, ipnotico, strampalato e immaginifico quesito dell’anno: bisogna trovare una vaga traccia di vernice viola che parte più o meno nei pressi di un qualsiasi civico numero 61 di una qualunque delle vie presenti in mappa, seguire per 350 metri la traccia lasciata probabilmente da un secchio di vernice bucato tenuto da un imbianchino sbadato e farsi un selfie dove finisce la traccia.

La ricerca della traccia, mentre corriamo insieme ai ragazzi dell’Orma per le vie del quartiere, è vana. Tuttavia, Marco ha una idea: possiamo cercare, su Google Maps, dove si trovano i civici 61 di tutte le vie della mappa? Magari cominciando dalle vie vicno a dove abita Remo? Detto, fatto. Via Isimbardi 61. Lì comincia la traccia, evanescente, da non confondere lungo la strada con scritte sul marciapiede, lavori in corso, deiezioni canine pestate e trascinate… plaudo al colpo di genio di Marco e, dove finisce la traccia? Davanti al portone del mio amministratore di condominio!!!

A questo punto si torna di corsa alla metro di Abbiategrasso (mai che passi un 15 quando ne hai bisogno!) per dirigersi verso una delle zone meno conosciute di Milano dallo Stegal me medesimo: Lancetti. Posto che non credo di aver mai visto prima (o dopo), e neppure ci tengo così tanto io che vengo dal bellissimo quartiere tutto rose, fiori e paillettes di Gratosoglio. La mappa di Farini è quella delle “contraddizioni” del 2023: pare sembra si mormora che si possa accedere ad alcuni punti del percorso solo percorrendo (senza dare nell’occhio, per carità!) la zona della stazione sotterranea del passante, accedere ad un’area dove ci sono delle porte tagliafuoco che non dovrebbero essere oltrepassate se non da personale debitamente autorizzato (noi del MOO non siamo autorizzati) e che siamo invitati a lasciare aperta per le squadre che arriveranno dopo di noi. Il tutto per accedere ad una specie “terra di nessuno”, una zona che al confronto la Schutzstreifen situata appena ad est del muro di Berlino (la “"striscia di sicurezza" per chi del muro di Berlino conosce solo il file “Il ponte delle spie” con Tom Hanks) appare come un giardino fiorito e dalla quale potremo uscire solo utilizzando una scala rudimentale posata lì da chissà quando e chissà chi e chissàselatroveremo. Richiamo l’attenzione sulla scritta in mappa secondo cui l’uscita su Via Valtellina è “ultima spiaggia ma il portiere si potrebbe inca**are”.

Quello che succede, nell’ordine in cui lo affrontiamo noi, è invece: 1. I primi che si inca**ano sono quelli delle forze dell’ordine schierati in stazione, che già hanno a che fare comunemente con balord* e affini e che gli sale subito la pressione quando vedono gente che corre in giro senza meta e senza cervello (chi sono? Cosa fanno? E soprattutto: da chi o cosa stanno scappando?). Marco, più veloce di me e dotato di faccia più bronzea, è sempre pronto a gestire l’eventuale fermo di polizia con un “non sto facendo niente di male, che volete da me?” (si, ok, ci sarebbe quella questioncella delle porte di sicurezza e dell’ingresso nella terra di nessuno, ma vallo a scovare l’articolo del codice). Io, che sono un tranquillo cittadino al di sopra di ogni sospetto e timorato delle leggi, cerco di fare finta di niente rallentando il passo e fischiettando, riuscendo così nell’intento di alzare ulteriormente il livello di allarme!

Ma mentre cerchiamo di aprire (“forzare” è la parola magica) le porte tagliafuoco, sul gruppo whattsapp arriva un messaggio che dice… non me lo ricordo più! Forse la scala per uscire è sparita, o una delle porte è stata sprangata, o hanno arrestato tutti quelli che sono passati prima di noi! In pratica, i punti non s’hanno da fare. E io tiro un sospiro di sollievo, perché il vedermi sulla scala a saltare già dal muro già mi faceva venire male a tutto: “Ed ora una notizia appena giunta in redazione: uno sconsiderato non più giovane e non più agile si sfracella cadendo da un muro in zona Farini, a Milano. Le forze dell’ordine indagano sui motivi del folle gesto. Tutti i particolari in cronaca”.

Si torna in stazione a Lancetti, dopo aver fatto i punti fuori stazione, sotto lo sguardo perplesso della varia umanità che frequenta le zone ferroviarie di Milano, ed è il momento di prendere un’altra volta una suburbana per arrivare in Piazzale Dateo. La mappa “Argonne-Dateo” sarebbe da percorrere due volte: una in superficie per rispondere ad alcuni quesiti (tra i quali uno diabolico e spaccacervello) ed una in sotterranea per l’ormai quasi-classico (e da me poco digeribile, per questioni di diottrie) quesito da risolvere in metropolitana. Decidiamo di rinunciare alla parte sotterranea per concentrarci sui quesiti in superficie, perché poi dopo ci sarà da mettere le gambe in spalla (ed io tremo).

Quando arriviamo davanti alla Basilica di non so quali santi, in fondo a Viale Argonne, è il momento di dirigersi verso la stazione di Lambrate. A piedi. Perché non ci sono autobus che fanno lo stesso percorso (o, se ci sono, hanno tempi di attesa paragonabili a quelli di Daredevil: Born Again) e perché c’è la possibilità di guadagnare qualche punto passando da Largo Murani per uno dei punti isolati. Ma non avevamo detto all’inizio che…? Lasciamo perdere. Da Viale Argonne alla Stazione di Lambrate sono 2,7 km. Con lo zainetto. Cercando di seguire il passo da arrembaggio di Marco. Mentre le pulsazioni vanno oltre due elevato alla ottava. E si mettono a posto le cartine. E occorre capire se abbiamo risposto a tutte le domande sulla maledetta app che Remo mette a disposizione dei partecipanti. E se abbiamo mandato tutti i selfie. E… SI SVAMPA LO SMARTPHONE.

Saranno stati i colpi subìti, le vibrazioni, sarà che l’ho stretto troppo. Lo smartphone si svampa. La reazione di Marco all’accadimento è composta e diplomatica

(Marco è quello in verde)

Come tutto l’orbe terracqueo sa, io padroneggio la tecnologia dei cellulari come Paolino Paperino sa di prodotti derivati complessi. Davanti a me ci sono due alternative: la prima è alzare bandiera bianca, e mi vedo già sulla prima metro che torna verso Romolo a prendere la macchina per tornare a casa anzitempo. Solo che è una alternativa non percorribile perché: 1-sub-a) Marco mi toglie definitivamente il saluto oppure 1-sub-b) Marco mi uccide. Passo quindi all’alternativa 2: comincio a spegnere e riaccendere, più volte, poi stacco la batteria, poi resetto, riassetto, resetto di nuovo, faccio off on spegn riaccend prego tutti i santi del Paradiso come faccio solo nei momenti difficili delle gare in bosco “Signore, aiutami a trovare questa che alle altre ci penso io e prometto che diventerò più buono”.

Il cellulare, grazie alle mie sapienti arti tecnologiche, riparte. Non chiedetemi di rifarlo, grazie.

Della prima mappa di Lambrate… non c’è supporto cartaceo. La mappa è infatti un video di youtube nel quale Remo percorre a piedi (e con un passo, sia ringraziato il Cielo, tranquillo!) un pezzo di quartiere adiacente a via Rombon. Ogni tanto, soprattutto all’inizio, ci sono dei salti quantici nei quali Remo nel video passa da un livello all’altro della stazione di Lambrate, ma in un modo o nell’altro (non posso specificare “l’altro” perché la Cassazione potrebbe ancora intervenire sulla classifica) possiamo cominciare il giro, e la velocità che teniamo coincide (DEVE coincidere) con quella del video e posso tirare il fiato. Alla fine del video si passa alla mappa sopra (e sotto) lo svincolo della tangenziale di Lambrate.

Ri-porto l’attenzione di chi legge sulla scritta in basso “Recinto (eventualmente) da scavalcare”. E questa volta il recinto c’è. E non c’è nessuna scala per aiutarmi!!! Marco scavalca il recinto con l’agilità di un gatto o di Armand Duplantis. Io no! Io per salire devo farmi aiutare da Marco (che tiene il recinto per evitare che balli sotto il mio peso e mi dice dove mettere i piedi) e quando sono dall’altra parte e devo scendere farei meglio a lasciarmi cadere di mia iniziativa anziché rischiare di precipitare di testa: “Ma ora una nuova notizia: ennesimo episodio di inciviltà a Gotham City, altrimenti detta Milano: un anziano sconsiderato precipita da un cancello nello Slum sotto i piloni della tangenziale Est di Milano. Le forze dell’ordine indagano sui motivi dell’accaduto. Non si esclude alcuna pista. Tutti i particolari in cronaca”.

Sarà la strizza, sarà quel particolare momento in cui mi è passata tutta la vita davanti, ma dall’uscita della mappa al ritorno alla stazione di Lambrate saranno trascorsi solo pochi istanti. Da Lambrate si riprende la metro verde per andare in Stazione Centrale, per una nuova divertentissima mappa multi-livello che metterà (e ci metterà) in difficoltà squadre ben più blasonate di noi

A questo punto manca solo la strada per tornare a Romolo, e ci arriveremmo comodamente con la metro verde. Ma c’è ancora tempo per raggranellare qualche punto. Metro gialla, sbarchiamo in Monte Napoleone e ci produciamo ancora una volta nella traversata trafelata (noi), puzzolente (sempre noi) e altoborghese (Loro) della via dello “shopping a carissimo prezzo” milanese. In San Babila qualche momento di incertezza per identificare dove cavolo siano le zucche di Louis Vuitton, un selfie e via sempre di corsa a prendere il tram numero 15 dove troviamo la squadra della famiglia Fellin, giunta direttamente dall’Altopiano di Piné. Qualche battuta, qualche commento, una finta a Porta Lodovica e poi giù tutti di corsa per correre con il fiato rimasto (a me, poco) via Sarfatti ed il Parco Ravizza, per un ultimissimo selfie.

Poi è davvero ora di riprendere la strada dell’arrivo. Alla fermata del filobus numero 91 di Viale Toscana ci sono alcune tra le squadre più forti, e molti sono meravigliati che io (non Marco, ma io!!!) sia ancora in gara con tutte le mappe messe in saccoccia. Chiaro che non potrò competere per lo sprint finale una volta arrivati a Romolo, ed il Palazzo Arca non mi è mai sembrato così lontano da Piazza Ascari (dove scendiamo dalla 91) come questa volta.

Ma anche questa volta ce l’abbiamo fatta. E mentre su Milano calano le prime ombre della sera e qualche energia ritorna in circolo ed è il momento di salutare tutti, il pensiero va alle stesse due cose che tornano ogni volta che finisco un MOO: cosa potrò scrivere questa volta, per descrivere un nuovo capolavoro di Remo? E, soprattutto: a quando il prossimo MOO?

Wednesday, December 20, 2023

“Se sarò ancora in piedi…” – ultima parte: dall’Arge Alp ad un nuovo inizio

Cronache di una stagione che finisce negli stadi del ghiaccio

Uscito dagli EOC, le energie rimaste sono subito convogliate nelle gare dell’Arge Alp. Si torna a casa, a Folgaria e Lavarone. L’atmosfera è bellissima, i ricordi dell’esperienza agli Europei è vivida. In tanti mi chiedono come mi sono trovato in televisione, mi dicono che hanno sentito il commento, che hanno apprezzato, che ho reso un ottimo servizio all’orienteering.

La gara del sabato è nel bosco di Costa, che ormai penso di conoscere bene ma nell’orienteering ci sono sempre mille insidie. Infatti sabato mattina ho un mal di testa da scoppiare, che “curo” a suon di Brufen e caffè. Visto che la mattina è lunga, faccio un primo giro nel bosco con la cartina “tutti i punti” ed ho modo di incontrare nella zona dei punti 32 33 e 34 un enorme mandria di pecore. Che poi verrà spostata in un’altra zona del bosco…

PROPRIO NEL PRATO DELLA PARTENZA!!!

La mattina è proprio lunga, e per passare il tempo dedico di fare un altro giro, questa volta come ticinese nella categoria Open…

E FINISCO PURE TERZO! (ma solo grazie ai miei compagni di squadra)

Nella domenica dell’Arge Alp, la sveglia suona molto prima dell’alba. Vado in partenza come un automa, sapendo che non potrò fare il giro completo nell’ordine previsto ma dovrò tagliare i loop da qualche parte. Il bosco nella zona ovest è decisamente “impestato”, come pure nella parte finale 9-13-14 e ci metto poco a capire che l’ago della benzina è già in riserva.

Il fine settimana successivo torno in auto, c’è il fine settimane ligure da onorare. La gara di Genova Bolzaneto progettata da Alessio Tenani è bellissima ma anche molto dura, mette a dura prova la mia vista di 56enne nel loop 13-17 ma tanti dei miei personali casini li avevo già combinati al punto 10 dopo il passaggio al punto spettacolo, dove sono arrivato ancora con il fiatone per via di quella tratta 3-4-5 che mi ha portato dritto fino al gran premio della montagna.

Del fatto che il fisico è in sfacelo me ne accorgo anche il giorno dopo, alla staffetta dei Piani di Praglia, dove mi devo accontentare di fare il giro dei punti attorno all’arena (ed il giro finale Elite dopo il passaggio al punto spettacolo) su un terreno che da giovincello mi aveva visto quindi ai campionati regionali a staffetta insieme a Daniele Falcaro e che non costituiva tutta questa insidia… ma sto parlando di quasi trenta chili fa!

Le ultime uscite sono ancora quelle della Milano nei parchi, e poi le gare bi-sprint vicino a Milano. Al quartiere Barona siamo iscritti in categoria Nero solo in due, siamo Marco G. ed io, e cerchiamo di suonarcele di santa ragione su percorsi davvero belli disegnati da Paolo Bocchiola e Michela Titoli.


Quando vado a Casatenovo per la mia ultima bi-sprint, a metà novembre, ancora non so che la mia stagione orientistica è giunta al termine. Non lo so io, ma lo sanno le mie gambe che non riescono neppure a connettersi con il cervello in modalità “sono le ultime dell’anno: falle bene e datti da fare!”.

E’ invece la stagione da speaker a non essere affatto finita.

Solo che questa volta non è Orienteering: le mie apparizioni agli Europei hanno avuto l’effetto di suggerire il mio nome per le gare di un altro sport. Pattinaggio di velocità, pista lunga. Mi trovo così tra fine novembre ed inizio dicembre a cimentarmi come arena speaker per le Coppe del Mondo Junior.

Dove trovo altri team meeting, persone fantastiche ed appassionate e tanta pazienza nei miei confronti e per la mia modalità di commentare qualcosa di più rispetto ad una serie di tempi intermedi e di posizioni


In questa foto ci sono DUE medaglie d'oro olimpiche
Entrambe al collo di Enrico Fabris



C’è però una differenza notevole con l’orienteering, che non mi farà mai abbandonare il mio sport: non ci sono pattini di numero 50, e quindi non posso provare i percorsi!!!

Tuesday, December 19, 2023

“Se sarò ancora in piedi…” – parte 9: dagli EOC al ritiro di Elena Roos

Cronache di una stagione che diventa catodica

EOC. Esegui O Cancella. Quante volte ci siamo trovati davanti ad un popup, una istruzione video, uno schermo con una opzione del genere? Io tante volte. Dal mese di Ottobre 2023, 12 volte in più.

12 volte, tante quante sono sceso in campo in una settimana di passione (orientistica), di passione (nel senso di innamoramento) di passione (nel senso di sofferenza). 12 volte, spesso con trasformismi degni di Stanislao Moulinsky. Corridore, speaker, pre-runner, autista, Enforcer, spalla di Forsberg, telecronista, DeeJay, diplomatico…

Volevo buttarmi a capofitto nell’avventura dei Campionati Europei di Corsa di Orientamento? Credo di esserci riuscito. A volte, anche troppo.

Ri-cominciamo.

Sabato. Ambientamento. Presa di contatto con il “villaggio olimpico” di Peschiera del Garda. Nemmeno il tempo di fare un giretto sulla carta di training di Peschiera ed assistere ai primi scontri tra atleti e passanti, che le mie qualità di relatore e speaker vengono subito valorizzate.


Domenica. Prima gara. E’ a tutti gli effetti un prequel. Si va a Marcesina Malcesine anche per verificare che la parte organizzativa dell’EOC Tour sia a posto. Quello di Marcesina Malcesine sarà, a mio parere, il più bel percorso di tutto l’EOC Tour, gare degli Europei comprese!





Ogni tanto bisogna andare a fare delle nuove fotocopie delle carte di gara, perché i concorrenti che si sono iscritti all'ultimo momento esondano le stime che erano state fatte, ma alla cartoleria troviamo un addetto tranquillo e sornione e tutto quanto viene gestito in modo spedito ed efficace

Purtroppo, nulla può contro l’apocalisse stradale che si abbatte sull’EOC Team il pomeriggio di domenica. Due ore e mezza per tornare da Malcesine a Peschiera, con soste a Lazise e Torri del Benaco per verificare sul campo la location delle due gare successive.

Lunedì. Torri del Benaco. Mi tocca fare due volte avanti e indietro da Peschiera per recuperare gente dispersa (finora non mi è arrivata nessuna multa!).

Dopo la gara di scatena la cerimonia di inaugurazione, nella quale sfilo come rappresentante della Danimarca che non ha mandato nessuno a tenere la bandiera. Passo bene per un danese?



Partecipare alla cerimonia di inaugurazione vuol dire arrivare tardissimo alla cena e dover mendicare un pezzo di pane e soprattutto una sedia in un ambiente dove scatenerei l’ilarità se solo pronunciassi la frase “io sono un orientista”


Tutti leoni e leonesse la sera, ma poi il mattino dopo mi lasciano da solo a colazione alle 5.30 del mattino. Oddio… da solo proprio no… UNO C’E’! “Colazione da Thierry”.

Martedì a Lazise va tutto bene, l’EOC Tour prosegue come una autentica kermesse. All’orizzonte si profilano le prime nuvole: è l’EOC in arrivo.

La sera prima della prima ci si ritrova tutti fino a tardi per fare il punto della situazione. A me viene confermato che sarò speaker accanto a Forsberg, ma che ALLA QUALIFICAZIONE A BORGO VENEZIA (limitrofo a Verona) non ci sarà l’impianto per il commento

Mercoledì mattina, per prima cosa dico a Forsberg che non ci sarà bisogno di fare commenti live alla gara di qualificazione. Lui dice “ok”. Lo guido fino al campo gara (fino all’ultimo giorno sarò il suo autista) e quando scende dalla macchina vedo che si avvicina al team di organizzatori e dice “dov’è il mio impianto di commento?”. E glielo installano sul posto.

L’impianto di commento ha un solo microfono. Io non sono previsto. Di conseguenza mi hanno già trovato un ruolo alternativo: dovrò mettermi all’incrocio dove arriva la strada che atlete ed atleti percorreranno per una cinquantina di metri dopo il via, e bloccare qualunque traffico veicolare, motociclistico, ciclistico, pedonale, passegginifico e carrozzinabile. Un compito per il quale, in un paese dove vige da sempre il “E qui comando iooooo… e questa è casa miaaaaa…” servono doti diplomatiche e relazionali, sempre trattare le persone con il sorriso sulle labbra, accondiscendere, essere assertivi, stemperare subito ogni possibile fonte di tensione…

IO SONO QUELLO IN VERDE !

Come sempre, fatte cento le persone che hanno cercato di passare, ottanta non hanno fatto una piega e hanno deviato, dieci si sono mostrate interessate, otto hanno bofonchiato in modo più o meno aggressivo e uno si è lamentato perché doveva andare in auto a 50 metri a comperare il pane. L’ultimo è quello che ha detto “Mi obblighi a fare in auto una strada nuova che non conosco. Se faccio un incidente e muoio, ti denuncio”. A quel punto ho fatto quello che una qualunque persona dotata di tatto e buon senso avrebbe fatto. Ho infilato la testa nel finestrino e gli ho detto “Hai ragione. Sono d’accordo con te. La tua proposta mi fa bene. Facciamo le cose come hai detto tu!… nello stesso ordine in cui lo hai detto tu!!! PRIMA muori E POI mi denunci!!!!! VA BENE?!?!? MUORI!!!! ADESSO!!!!”.

Il tutto sotto lo sguardo del Senior Event qualcosa Advisor. Che a fine gara mi ha preso da parte e mi ha detto “A Soave posso affidare a te il compito di bloccare le strade?”. Vedremo.

Il pomeriggio a Verona va in scena la prima gara dell’Europeo. Quella del grande errore di Tove alla 100. Quella disputata in mezzo ad una marea di turisti che si scansano all’improvviso o saltano da tutte le parti quando dietro l’angolo sbucano i concorrenti correndo a 25 all’ora. Quella di “cavallo pazzo”, un balordo che per due volte elude la security e riesce ad infilarsi sul corridoio di arrivo mentre arrivano i concorrenti.

Giovedì. Si sale in quota a Prada. E la sveglia è ancora una volta all’albissima. Grazie per la domanda: la risposta è no, Forsberg non viene a fare lo speaker alle gare dell’EOC Tour.

Per salire all’altezza del campo gara, si prende una bidonvia. Che a vederla fa già un certo effetto. A prenderla l’effetto è ancora più forte. A viaggiarci sopra sempre di più.

La gara non è difficile, ma per uno ormai abituato alla bassa quota l’aria rarefatta fa lo stesso effetto di tre round con il migliore (o peggiore?) Mike Tyson. Finisco la gara che nonne ho veramente più. Ma diamo pure la colpa all’ennesima alzataccia

Giovedì sera ho la conferma della notizia che girava da qualche tempo ma che non era mai stata ufficializzata: alla sprint relay di Soave non sarò al commento con Forsberg ma posizionato leggermente più in alto, nello studio televisivo di TeleChiara (gruppo Videomedia) che trasmetterà in diretta tutta la fase preliminare della sprint relay e tutta la gara. E’ una prima assoluta per l’Italia. L’idea è che gli orientisti italiani, ed anche i semplici passanti, possano assistere dal vivo alla gara e seguirla sugli schermi televisivi dei locali di Soave o sullo smartphone con il commento in italiano. Io accolgo la notizia con il mio consueto aplomb: me la faccio sotto e non ci dormo la notte.

Essendo una prima italiana, è una prima per me ma è anche una prima per tutti. Di conseguenza vengo lasciato a gestire con i responsabili della televisione tutti i dettagli della trasmissione, dai più rilevanti a quelli trascurabili. Le mie due sole domande sono: “Ci sono stacchi pubblicitari durante la diretta?” No. “E se uno deve andare in bagno?” Ehhhh… Per fortuna, mia e di tutti e di tutto l’orienteering mondiale, il team di TeleChiara è fatto di professionisti fatti e finiti, che di trasmissioni in diretta ne hanno fatte a centinaia se non migliaia e che se ne fanno un baffo di due ore e mezza di diretta. Il team leader, il commentatore che affiancherò per la parte tecnica (credici!) è Jonnhy Lazzarotto che ha lavorato per la RAI, per SKY, per Eurosport, per SportItalia, ha fatto due olimpiadi estive e tre olimpiadi invernali e quindi sono in una botte di ferro. Io. Lui un po’ meno.


Questo screenshot è preso dalla diretta della televisione svedese!!!!!







Però in qualche modo di veniamo incontro. Lui tiene il pallino in mano durante la parte iniziale della diretta, prima della partenza, quando di fatto introduciamo all’orienteering “la casalinga di Vicenza” (parole sue) ed io poi cerco di non sommergerlo di parole durante la gara, in modo che la cronaca sia una sorta di lungo dialogo tra noi. Oltre ai riscontri tra il divertito e l’entusiasta delle amiche e degli amici che hanno seguito la diretta (troppo buoni!), otteniamo un effetto inatteso: poiché la diretta streaming su TeleChiara è gratis, mentre in alcune nazioni estere va in onda a pagamento, chi capisce un po’ di italiano (non c’è di che amiche ed amici svizzeri) si collega con noi e quindi in alcuni forum va in onda uno strano dibattito con commenti del tipo “Forsberg sta dicendo questo, ma sulla televisione italiana stanno dicendo quest’altro”.

Probabilmente in ognuna di queste situazioni Forsberg aveva ragione ed io torto, ma a mio credito c’è il fatto che io il percorso (come sempre del resto) l’ho provato 😊

Un ultimo commento, a fine gara, mi fa particolarmente sorridere. Qualcuno mi dice che non è stato bello, per la platea locale, ascoltare un intero commento in inglese dall’arena speaker. Ma è la stessa persona che al termine del mondiale sprint di Venezia si era lamentata con me per i miei inserimenti in italiano.

La sera, a cena, mi godo un po’ di popolarità. Un paio di svizzeri mi chiedono come mai non hanno sentito la mia voce durante la gara (quindi la sentite!?!) ed io rispondo che ero in diretta non stop sulla televisione italiana. In particolare, ad uno di loro, dico “se ti capitasse di ascoltare quella diretta, mi sentiresti dire che tu sei stato l’anello debole del quartetto svizzero… mi spiace”. Per fortuna Matthias Kyburz è un bravo ragazzo e fa finta di niente: lo sa da solo di non aver performato al meglio.

Dopo la giornata tutta emozione e testosterone di Soave, sabato è il turno dell’ultima gara dell’EOC Tour. Si va ad Alonte ed è una giornata molto particolare: passare dal trambusto della diretta e degli Europei che assegnano una medaglia ad una gara con qualche decina di persone mi fa sentire in pace ed armonia con la carta e con l’ambiente, ed il percorso tra i vigneti mi sembra persino più bello di quello che ha dato il titolo alla Svezia

Domenica. Gran finale. Si comincia all’alba a Creazzo, dove è prevista la gara di qualificazione alla KO-sprint. Anche in questo caso non è previsto il commento live (anche perché non c’è nessuno a vedere la gara), anche questa volta la postazione di commento viene predisposta in fretta e furia per il solo Forsberg. Io all’inizio sono uno dei tanti pre-runner della gara, e becco il momento nel quale uno dei punti di controllo viene spostato (poi verrà proprio sottratto) da chi fa sempre del “e qui comando io, e questa è casa mia” la sua filosofia di vita. Dato che non è previsto un mio contributo al commento, vesto nuovamente i panni dell’Enforcer, ma mi viene dato il compito di presidiare un passaggio vietato ai concorrenti. Devo prendere nota dei numeri di pettorale e riferire, se mai capitasse che… ma nessun problema: non capita.

Per il pomeriggio è prevista una nuova diretta su TVA, ma io ormai mi considero un cronista navigato. Sul tetto dello studio predisposto da TVA accompagno Barbara Todesco, anche lei come Jonnhy Lazzarotto giornalista esperta che si occupa di cronaca e sport. Comincio il pomeriggio nella postazione con Forsberg, perché TVA non trasmette i quarti di finale, ma dalle semifinali in poi (8 gare in tutto) Barbara ed io ci passiamo la palla cercando di essere spigliati e intriganti il giusto affinché gli spettatori casuali e “le casalinghe di Vicenza” restino agganciate nella rete della gara.










Tra le frasi che ricordo di aver pronunciato, una soprattutto sarà oggetto di molti commenti (in particolare da oltre Brogeda) “Stanno portando Kyburz al traguardo in poltrona!” “Kyburz è sul divano che guarda la gara degli altri ed aspetta il momento giusto per accendere il motore”. E di aver fatto molto tifo per Elena Roos.


Una giornata fantastica, che darà il via ad alcuni sviluppi del tutto inaspettati.