Stegal67 Blog

Wednesday, October 31, 2007

Che fine ha fatto il mio voto per la Capriasca Ovest?

Con la gara alla Capriasca di sabato scorso si è chiusa la mia prima stagione orientistica da ticinese. 5 gare, un paio di prove discrete, un paio decisamente rivedibili... un ritiro: alla Capriasca. E si che io la carta della Capriasca l'avevo anche "votata", nel senso che ci avevo messo una croce sopra dopo l'Arge Alp 2002 (l'unica volta in cui ho battuto Rinaldi...): troppe curve di livello, vegetazione troppo lussureggiante, troppi valloni scoscesi.
Ma da neo-agetin-ticinese non potevo esimermi. Ci ho provato, ci ho messo del mio, ho fatto anche due belle prime lanterne, ma quando sono cominciati i valloni ho lasciato lì sangue, sudore e lacrime. Ho preso proprio una bella strizza! Altro che storie... mi sono convinto sull'ultimo vallone che anche io ho i poteri di Spiderman! Guardavo di sotto le rocce quasi a strapiombo e... vabbé, non dico altro, colpa mia che sono andato ad infilarmi lì. Ho temuto il peggio per la mia incolumità ma chi è causa del suo mal...

Peccato, perchè la gara meritava una prestazione migliore dal sottoscritto. Spero di essermi rifatto con questo pezzo per il sito ASTI per il quale devo ringraziare:
1) Lidia N. per il titolo e per la pazienza (la mia vena poetica mi seguirà fino al comipmento dei 100 anni...?)
2) il blog di PierLabi per l'incipit, che riconoscerà senza alcun dubbio
3) gli orientisti ticinesi se mi sopporteranno per un altro anno ancora (in fondo ho vinto il FantaCO ticinese!!! Sono il migliore, sono il migliore, sono io il più bravo, sono io il più bello...)

http://www.asti-ticino.ch/co/doc/articoli/sg_071031.pdf

Sperando di fare meglio l'anno prossimo!

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Certe coste capriaschesi

Tutti gli anni l'Università di Harvard assegna gli Ig-Nobel, premi a ricerche che, contando sui contributi di enti assai poco attenti ai loro soldi o molto fiduciosi nel futuro, esplorano branche della scienza poco frequentate dal mondo accademico; giusto per la cronaca, il premio 2007 è stato assegnato a due studiosi dell'Università di Barcellona per aver dimostrato che i ratti a volte non riescono a distinguere tra una persona che parla giapponese al contrario e una che parla olandese al contrario!

Mi chiedo come sia possibile che nessun scienziato abbia ancora pensato di studiare cause ed effetti della SPP... SPP: ovvero Sindrome (da) Primo Punto. Come noto, la SPP colpisce tutti coloro che già soffrono della SMO, Sindrome (da) Mancanza (di) Orienteering; i sintomi della SMO si palesano, come il tragico nuvolone di Fantozzi, soprattutto durante il week-end, talvolta al sabato pomeriggio, molto più spesso la domenica mattina; la SMO causa un desiderio irrefrenabile di inoltrarsi per valloni, colline e zone dalla vegetazione opprimente, armati solo di un foglio di carta variamente colorata e di un marchingegno detto bussola. Coloro che sono colpiti dalla SMO si riducono così a vagare per ore in aree boschive che normalmente non percorrerebbero nemmeno in cerca dei più squisiti porcini! Apparentemente la SMO non reca danni visibili alle persone, che anzi ne traggono benefici quali appagamento, felicità, orgoglio e
desiderio di stare in compagnia di altri “malati”. Tuttavia è dimostrato che questi benefici sono tanto più evidenti quanto più viene inibito il manifestarsi della suddetta SPP: la Sindrome da Primo Punto è il virus che può mandare a carte quarantotto tutti gli effetti benefici della SMO!

Il sintomo principale del manifestarsi della SPP è l’assoluta incapacità di identificare il triangolo color magenta della partenza, una volta ricevuta la cartina. Ci avete fatto caso? Ci fosse una volta che l’occhio casca direttamente sul triangolo o almeno sul cerchietto della lanterna 1, o 2! Invece io becco sempre la lanterna 14, o giù di lì. A questo punto il cervello, o meglio i due emisferi che lo compongono, iniziano una lotta fratricida per contendersi il possesso degli occhi: l’emisfero della razionalità ordina “risali da un punto all’altro e prima o poi troverai la partenza” mentre l’emisfero opposto della fantasia si ribella e dice “hai in mano un semplice foglio A4... dai un’occhiata qua e là: pensi di non trovare la partenza?” Nel frattempo le gambe si muovono senza una direzione precisa, finché la lanterna svedese si trova alle nostre spalle e noi non abbiamo idea né di dove siamo né di che direzione prendere: la SPP sta cominciando a fare effetto, i nostri guai sono appena cominciati...

Per vincere la SPP, sono stati escogitati vari rimedi, nessuno dei quali però si è ancora rivelato decisivo. Alcuni ricercatori (che, chissà perchè, si fanno chiamare “tracciatori”) risolvono il problema mettendo un primo punto talmente banale da annullare di fatto la possibilità dell’insorgere della SPP; così facendo, però, facilitano l’arrivo della SSP (Sindrome da Secondo Punto), o della STP, o della SQP... Invece sabato scorso, in Capriasca (Ovest), nell’ambito della quinta lezione del corso “Come diventare orientista ticinese in dieci facili – come no? – lezioni”, il Dr. Davide Cola della ASCO Lugano University ha suggerito e messo in pratica il suo personale metodo per annullare gli effetti della SPP: proporre una prima tratta che fosse insieme abbastanza comprensibile da risultare di immediata lettura per tutti i partecipanti alla XII prova del TMO (Trofeo Miglior Orientista), ma che fosse anche un vero banco di prova delle difficoltà cui avremmo dovuto far fronte lungo tutto il percorso. Una “tratta-simbolo”, quindi, nella quale identificare i trabocchetti posti lungo il percorso. E’ venuta fuori così una bella tratta in costa, da percorrere in curva di livello con la compagnia di una vischiosa vegetazione di qualche ostacolo naturale, che ha messo in difficoltà parecchi concorrenti ma li ha anche temprati e preparati alle tratte successive. L’unica cosa che il buon Davide non ha potuto inserire nella sua prima tratta, perchè troppo lontani dalla partenza, erano i micidiali valloni di cui è ricca la carta della
Capriasca, valloni con rocce a strapiombo da evitare accuratamente scalando curve di livello (per chi ha gambe) o trovando passaggi a nord-ovest degni di un vero corridore dei boschi (per chi ha testa). Perchè nell’orienteering vale ancora il vecchio detto: “Chi non ha testa abbia gambe” e viceversa. E chi non ha avuto né l’una né le altre? Leggere alla voce: Galletti Stefano, H40, “N. class.” o ”Po.f.” (Non classificato).

Nel mio piccolo, credo che per immunizzarmi dalla SPP basterebbe poco... magari qualcuno di quegli scienziati di Barcellona potrebbe sintetizzare in pillole un “estratto di Maddalena”, o un “unguento Roos” o ancora la “pomata Guglielmetti”. Perchè loro, come tutti noi, sono affetti dalla buona vecchia SMO e non vedono l’ora di tornare nei boschi a cimentarsi tra valloni ed anfratti, ma con ogni probabilità non sanno nemmeno cosa sia la Sindrome da Primo Punto!

L’unica cosa di cui sono certo è questa: che tutti gli orientisti sono immuni dall’unica sindrome che ci differenzia da coloro che per un motivo o per l’altro (“perchè alzarsi presto alla domenica mattina?”, “che fatica correre nel bosco!”, “preferivo andare al centro commerciale...”) non amano uno sport come il nostro: questa si chiama sindrome CFF: Chi (me l’ha) Fatto Fare? Se ne siete affetti non siete orientisti; ma non temete: le dieci lezioni del corso possono fare miracoli anche per voi!

Stefano Galletti RAP (Rimandato all’Anno Prossimo)
Stegal67@hotmail.com

Wednesday, October 24, 2007

Visto che questa è la settimana post Monte Generoso, a gentile richiesta di Mister U.N.Owen (redattore Unione Lombarda) ripropongo questo pezzo datato "gennaio 2002". Eggiàggià... perchè io, una volta, al Monte Generoso ci ho pure vinto! (il pezzo non è nuovo per i trentini di una certa età, che lo avranno letto sul dormiente "kilometrosforzo" e nemmeno per i vari Uellini che diranno: 'naltravolta??? Ma a me e a Mr. Owen piace...).
Ps: il racconto può sembrare poco veritiero nello svolgimento della gara, invece è proprio-tutto-vero!


Sogno di una giornata da svizzero

Suona la sveglia.
E' lunedì mattina, ed io sono sveglio da un pezzo.
Un sorriso è stampato sul mio viso.
Allontano le coperte e con un balzo sono già in piedi.
Ho fretta, i miei muscoli fremono: non è il richiamo della colazione.
Mi precipito fuori di casa, dritto verso l'edicola.
Afferro la Gazzetta dello Sport e la notizia è lì, in prima pagina:

Dal nostro inviato speciale
CLAMOROSO AL MONTE GENEROSO !
UN ITALIANO SPEZZA L’EGEMONIA ELVETICA NEL TMO

Ebbene si, l’incredibile è successo: il nostro portacolori è riuscito nell’incredibile impresa di aggiudicarsi la 6° prova di TMO disputata sul tremendo Monte Generoso nella terribile categoria HB, affollata di campioni ed ex-campioni assai più delle edonistiche HAK e HAL. Con una prova ai limiti delle possibilità umane, l’eroe ha concluso la prova sotto lo sguardo esterrefatto del folto pubblico che è rimasto ammutolito per tutto il pomeriggio.

Alla pubblicazione della classifica definitiva, alcuni bookmakers di Londra si sono suicidati gettandosi dalle finestre dei loro uffici: non sarebbero riusciti, infatti, a saldare le puntate. La borsa di Zurigo ha interrotto le contrattazioni perché il rapporto Franco Svizzero/Lira Italiana stava pericolosamente crollando ed il Presidente Ciampi si è congratulato personalmente con il nostro campione.

Eppure la giornata non era cominciata sotto i migliori auspici. Alla partenza, allo scopo di favorire sfacciatamente i campioni locali, i giudici di partenza rimandavano indietro l’italiano per un errore nella trascrizione del tempo di partenza. Una rapida ricerca confermava invece la correttezza della posizione nella griglia; a questo punto, oltre ai numerosi metri di dislivello percorsi in più, solo un tremendo sforzo di concentrazione consentiva al nostro portacolori di mantenere l’attenzione sulla gara.
Ma non basta: subito dopo la partenza una radice di albero svizzero, strategicamente cresciuta in pochi secondi nelle vicinanze della cartina, manda lungo e disteso l’atleta scattato perentoriamente al via con un balzo degno di un felino.
Dopo queste premesse, le prime lanterne risultavano assai complicate ma una agile scelta del sentiero giusto consentiva un ingresso in carta sicuro ed efficace. Al terzo punto, puntualmente e tragicamente, l’incontro con un petulante bambino rischiava di mandare la rimonta all’aria, ma una audace scelta di percorso si rivelava decisiva per depistare il seccatore: il bambino scendeva incautamente ad azimut in un verde 3 mentre il campione si allontanava lungo la terribile strada provinciale asfaltata e trafficata nella quale, privo di altri riferimenti, doveva scegliere la salita a destra o la discesa a sinistra.
Ma ecco il commento dalla viva voce del nostro alfiere: "Ancora difficoltà al quarto punto: la scelta di percorso mi manda su un prato nel quale gli organizzatori hanno posizionato fanciulle in topless intente a prendere il sole. Sono lanciato in una difficile rimonta quindi il mio ansimare mi fa sembrare più un maniaco telefonico che un atleta impegnato allo spasimo. Tuttavia i loro sguardi vogliosi non mi distraggono: so che il percorso è ancora lungo e che saranno le prossime salite a decidere l’esito della gara".
Dal quinto punto, la gara entra nel fitto bosco mendrisiense. Qui le doti tecniche innate dell’azzurro cominciano a macinare gli avversari. Buche e canalette vengono scovate con perizia e al giro di boa la rimonta era completata. Ma sarebbero rimaste abbastanza energie per lo sprint finale? Non aveva forse speso troppo nella rincorsa? Ecco ancora la viva voce del protagonista: "Sono entrato nella zona delle carbonaie: con la mia tattica A-casaccio-Dritto-per-Dritto-alla-rinfusa, sapevo di poter guadagnare ancora qualcosa. Anni di pascolate (o pascolate durate anni) a Schia mi hanno consentito di riconoscere queste maledette piazzole a distanza, nonostante sul comunicato gara gli organizzatori mi avessero messo in difficoltà definendole (con terminologia non conforme agli standard internazionali) Carboniere: pensavo di dover cercare una nave !!!
Purtroppo sull’ultimo punto in salita, allo scoccare dei trenta minuti di gara, sono stato colto da una tremenda crisi di fame: i grisbì al cioccolato ingurgitati prima della partenza avevano esaurito il loro effetto e mancavano ancora quattro punti, ma dovevo tenere duro e dimostrare la mia tenacia. E così ho fatto: mi sono trattenuto dal saltare addosso ad una procace concorrente (il cannibalismo non è consentito) e ho raggiunto la massicciata della ferrovia (sperando in un passaggio), poi ho lanciato le mie gambe nell’ultima discesa. Il mio occhio esperto correva lontano per cercare di individuare i punti di controllo.
Sull’ultimissima salita un giudice dell’organizzazione ha cercato di distrarmi, fingendo di dare ad un bambino indicazioni sulla corretta ubicazione di una lanterna che stavo cercando anch’io: come se non sapessi che ero nell’avvallamento sbagliato! Mi sono prodotto in uno scatto decisivo verso l’ultima lanterna: il mio tempo era talmente buono (nonostante le previsioni della vigilia di alcuni incauti tecnici) che anche il fotografo da me lautamente pagato per avere una foto ricordo non si è accorto del mio arrivo. Ormai la mia velocità era impressionante: accortosi di me, ha cercato inutilmente di rincorrermi e farmi una foto «al volo» ma a che sarebbe servito? Si sarebbe vista solo una scia …".

La premiazione dei vincitori diventava così l’apoteosi di una epica giornata di sport, con gli allenatori svizzeri increduli nell’esaminare le scelte tecniche e i tempi parziali del nostro fenomeno. Il meritato premio (polenta e formaggio) servirà per qualche tempo a placare la fame atavica del coraggioso atleta, nonché a rimetterlo in perfetta forma per i futuri appuntamenti del calendario…………..

DRRRRRRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIINNNNNNNNNNNNNNN!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Suona la maledettissima sveglia.
E' lunedì mattina, perché hanno inventato i lunedì?
Sto dormendo come un sasso e andrei avanti ancora per ore.
Lo sforzo per allontanare le coperte è enorme.
Mi metto in piedi a fatica nonostante il profumo della colazione che proviene dalla cucina.
I muscoli delle gambe mi fanno un male cane.
Mi guardo allo specchio.
Un sorriso è stampato sul mio viso… … ma allora… non avevo sognato proprio tutto!

No. Non ci saranno articoli sulla Gazzetta ma le e-mail degli amici. I muscoli forse mi faranno soffrire per tutto il giorno, ma il pensiero resterà fisso sulla gara di ieri. E mi torna in mente tutto: la radice, il bambino, le ragazze che prendevano il sole (soprattutto quelle)… e la classifica finale che mi ha visto, almeno per una volta, vincitore.
Realizzo che non è stato solo un sogno, che non ho bisogno di tornare a dormire per poter continuare a sognare. Ho i miei freschi ricordi, i momenti più belli della mia "giornata da svizzero".

Tuesday, October 23, 2007

Dedicato a Lidia, che mi sopporta e mi supporta... e inventa dei titoli che da soli fanno poesia! Ecco la differenza tra una professionista della comunicazione ed un volenteroso dilettante.

Dal sito dell'Asti Ticino,
http://www.asti-ticino.ch/co/doc/articoli/sg_071022.pdf


Generoso di dossi e fossi

“Siamo al Monte Generoso
E si corre in salita
E’ inutile lamentarsi
Bisognava pensarci prima”

Forse queste parole diranno poco o niente ai più giovani o a chi si cimenta in ambiente orientistico da pochi anni. Si tratta infatti, e qualcuno se ne ricorderà, dell’incipit di un comunicato gara risalente ad una decina di anni fa, redatto da una mano appartenente allo SCOM Mendrisio (mano anonima, magari adesso verrà allo scoperto per mia soddisfazione personale). Non si tratta solo di un inusuale modo per descrivere lo scenario di gara: si tratta di autentica poesia, che rappresenta in una sintesi mirabile una gara al Monte Generoso, paragonabile ad un “M’illumino d’immenso” o un “Ed è subito sera” di Ungaretti... o, se preferite e se pensate che stia esagerando, un pensiero catartico degno di Flavio Oreglio, di Zelig.
A distanza di qualche anno, nulla di quel comunicato gara ha perso di significato: il Monte Generoso e le sue curve di livello terribili, che le si affronti in salita o in discesa, è ancora lì a rappresentare un punto fermo di riferimento nel panorama della cartografia ticinese. Forse,
tra qualche milione di anni, gli orientisti potranno cimentarsi su un Monte Generoso ormai eroso dal vento, e le Nuria Gysin e Tulla Spinelli del futuro dovranno trovare altre chiavi di lettura per proporre ai concorrenti una sfida avvincente sul “Pianoro del Generoso”... ma fino a quel giorno ci sarà da soffrire! Soffrire finanche per concludere la gara, perchè la quarta lezione del corso “Come diventare un vero orientista ticinese” la apprendo dal professor campione del mondo master (e non “ex-campione”, perchè il titolo di world champion è come i diamanti della pubblicità: è per sempre) Thomas Hiltebrand: “Fatica o non fatica, lo scopo è arrivare al traguardo. La vittoria arride a pochi, ma tutti possono divertirsi”.
Ed è stato così che, fatica o non fatica, dislivello o non dislivello, trappole o non trappole poste in essere dalla premiata ditta Gysin-Spinelli, il sottoscritto e tanti altri concorrenti (e ne sono arrivati 268 in cima alla montagna di Mendrisio) sono venuti a capo del Monte Generoso. Possiamo aver patito le salite più irte e le discese più scabrose, con il pensiero sempre rivolto a non mancare i punti per non essere costretti a fare dislivello inutile in risalita o in ri-discesa, ma sempre partecipi della lezione del maestro Tom: l’orienteering è disciplina che concede a tutti il privilegio di divertirsi, anche se la vittoria arride a pochi. E allora il mio personale sondaggio a fine gara mi ha indicato la strada: tanti volti soddisfatti per essere arrivati al meritato ristoro ed aver “messo in saccoccia”, come diciamo noi milanesi, le asperità del Monte Generoso.
Onore a tutti questi concorrenti ed onore anche, ovviamente, a quei “pochi” che hanno riportato la vittoria; cominciando dalle categorie assolute e... poteva essere diversamente? ... da Caia e Stefano Maddalena (O92-Piani di Magadino), il cui stato di forma visto all’Arge Alp non lasciava dubbi di sorta. Per continuare con i magnifici giovani visti del Voralrberg, ben rappresentati al Monte Generoso da Elena Roos (O92 – D18), Vittoria Storni (GOLD – D16), Lucia Guglielmetti (GOV – D14) e Elena Pezzati (SCOM – D10), con l’inserzione di Lena Mathys (OL Zimmerberg) in D12; e poi Martino Beretta (GOV – H10), Jonathan Besomi (ASCO – H12), Romeo Nicoli (O92 – H14), Pietro Ferretti (O92 – H16) e Davide Cola (ASCO – H18). Per concludere con Silvia Zemp Campana (ASCO – D40), Yvette Zaugg (O92 – D50), Francesco Guglielmetti (GOLD – H40), Remy Steinegger (GOLD – H50) e Fausto Tettamanti (UTOE – H60) tra i master.

In conclusione, le congratulazioni degli orientisti lombardi alla squadra ticinese che, calcoli alla mano ... anzi ri-calcoli alla mano, ha portato a sud del Passo di San Bernardino il Trofeo Arge Alp 2007. Il terreno di Goefis, sede della annuale competizione tra i Land, non era affatto simile per morfologia a quello della gara di sabato 20 ottobre; ma, evidentemente, i risultati della Selezione Ticino nascono anche dalle curve di livello del Monte Generoso. Che ci dà appuntamento alla prossima edizione ricordandoci ancora una volta che
“... è inutile lamentarsi \ bisognava pensarci prima!”. E chi si lamenta?

Italianamente vostro,
Stefano Galletti
Stegal67@hotmail.com

Sunday, October 21, 2007

Monte Generoso e Monte Moria: un week-end orientistico che dire "con luci ed ombre", anzi direi “dalle stalle alle stelle” rende bene l’idea. Si inizia sabato con l’11° prova del TMO ticinese, sul temibile Monte Generoso (temibile per le pendenze che sono iper accentuate anche per gli standard locali). Le ombre cominciano già sulla strada per il Ticino: 2 ore e 45 minuti da Milano a Monte Generoso (poco sopra Mendrisio). Complici la coda in tangenziale per lavori, la coda per i milioni di persone che vanno allo SMAU in macchina, coda a Lomazzo per tamponamento, coda subito dopo Como Sud che cerco di evitare passando per Como... ma c’è il giro di Lombardia, e così mi smazzo Grandate-Montano Lucino-Gironico-Paré e Drezzo per passare la dogana. Infine, ma è un’assistenza più che dovuta, deviazione per recuperare Sbrambi&Giuga alle prese con problemi alla macchina. Cambio al volo sulla zona di ritrovo raggiunta di corsa, tape fatto al volo, via di corsa alla partenza per fortuna non lontana e sono in carta. Ovviamente la concentrazione, la calma, ma soprattutto le energie nervose e fisiche sono rimaste in qualche apocalisse stradale. In compenso ho una tosse da ribaltarmi per terra... Il percorso non mi si addice proprio. Ma proprio per niente, per nulla! Oltre alle pendenze, il fondo del bosco (bianco) è un tappeto di foglie secche che talvolta diventa anche di 30 o 50 cm, il che rende impossibile sia vedere gli ostacoli a livello del piede sia parecchie tracce che potrebbero fare da "semafori". La 1 è una tratta in costa medio lunga su traccia segnata finché, prima dell’unico grosso avvallamento, si precipita a destra a picco per una dozzina di curve di livello; per la 2 si parte scendendo subito di altre 8\9 curve a picco prima di una lunga traversata in costa su traccia segnata. Per la 3 subisco la salita causa fiatone ed i piedi che proprio non si muovono, devio lentamente ma inesorabilmente dalla linea e finisco su un pratone laddove invece aspettavo qualche rado giallo... mi giunge in soccorso Mrs. X (non posso dire chi è, magari non poteva aiutarmi, ma credo abbia capito che "non faccio classifica") e mi segnala che sono a 600 metri da dove pensavo di essere. Dalla 4 alla 8 sono 750 metri quasi dritti da una lanterna all'altra, ma si scende a picco di 53 curve di livello! Poi una tratta in costa, poi risalita di 12 curve in poche decine di metri... e si continua così tra salite e discese fino all’ultimo trattone mega chilometrico che affronto camminando e chiedendomi (si, ogni tanto lo faccio anche io) “chi me lo ha fatto fare?”. Il trattone lo faccio in 28 minuti (e non sarò il peggiore!), la gara di 8,5 kmsf la finisco in 1h51m. Complimenti a me :-( Le luci ritornano alla domenica. Gara sulla inedita carta di Monte Moria. Partenza a 30 metri dal ritrovo ed arrivo al ritrovo. Prendo la carta in mano al minuto -1 e penso che non sarà una passeggiata: tante curve di livello dettagliate, tanti miniavvallamenti (una specie di Tradate), tanto bianco e verdino. Invece indovino molto bene le prime due lanterne leggendo alla grande le curve di livello e raggiungendo un altro SG, ma uno forte! 3 e 4 le faccio senza grossi problemi, realizzando proprio la mia scelta, ed invece perdo 1 minuto alla 5 ma sono sempre in compagnia di SG (ri-raggiunto). Primo anello 6-7-8-9 senza particolari problemi nonostante il percorso non sia affatto facile ed è anzi in alcuni punti molto complicato in zona punto ma tutto scorre benissimo; i problemi cominciano ad arrivare alla 10 perchè cominciano le salite. Infatti la 12 è alla fine di una salita (lunga) di 20 curve che, almeno per la parte finale, si può prendere lateralmente. Qui vengo ripreso da Alberto V., Luca M. (che in due fanno la mia età, ma non è una scusa... guardate Oleg Anuchkin) e Cisky. Alberto e Luca viaggiano via sul ritmo mentre io e Cisky veniamo a capo, ognuno con le proprie scelte, dell’anello finale. All’arrivo ho un tempo (per 8,3 kmsf) di 1h13m... come al Monte Generoso, vero? Ancora meglio, mi accreditavo di un 28° posto finale e la classifica mi da 17°... Visto che i partecipanti all’Isola dei Famosi si sono allenati lì, forse anche io potrei avere un futuro assicurato all’Isola: scommetto che sono meno antipatico di Cristiano Malgioglio!!! O no?

Friday, October 19, 2007

Quando giocavo a basket, più di 20 anni fa, ho sentito dire tante volte che “lo sport di squadra rafforza lo spirito dei ragazzi più di uno sport individuale”. Giocare in squadra significa confrontarsi con i compagni, imparare a coprire le debolezze altrui, partecipare in primo luogo in nome di una entità superiore e non per la propria sola gloria personale... guardavo alcuni amici che praticavano l’atletica o il tennis e mi sentivo superiore a loro, io che stavo evidentemente imparando più di loro a “stare al mondo”. Certo, devo dire che rispetto a quel mio amico che, robusto e corpaccioso, era stato indirizzato subito fin da ragazzino al lancio del martello... mi sentivo crescere e maturare più rapidamente.
Col senno di poi, poche convinzioni come questa si sono sgretolate come un castello di sabbia di fronte ad una mareggiata. Sarà che il livello dell’impegno era tale da imporre sempre e comunque una logica meno etica e più agonistica (c’era da pensare alla serie A1, alla prima squadra, ad un titolo nazionale); sarà che da ragazzo tendi a berti qualunque cosa ti dicano, soprattutto se è a tuo favore e ti fa sentire più grande... col senno di poi mi sono convinto che lo sport fa crescere e maturare che sia individuale o che sia di squadra, che lo si pratichi per passione in una disciplina che magari non prevede nemmeno una classifica o che lo si affronti con un obiettivo ambizioso misurabile in punti, voti o classifiche. Il modo in cui lo si affronta costituisce un trampolino di lancio per la giornata successiva, per la stagione successiva, per l’anno successivo; è l’impegno con se stessi a cercare di dare il meglio ogni giorno a fare la differenza, una differenza che diventa sempre più marcata anche nella vita quotidiana. Non importa se dietro ci sia una squadra o un individuo solo: è il singolo che deve costruire la propria strada e la propria consapevolezza di voler crescere, perchè nello sport che ho praticato più di 20 anni fa, dirigenti o allenatori o arbitri o giocatori più maturi erano raramente un esempio da seguire, raramente si sono mostrate figure in grado di insegnare qualcosa.

Ho praticato diversi sport, e devo dire non ne ho trovato nessuno come l’orienteering. Ce ne saranno, sicuramente, altri ugualmente se non più formativi o interessanti. Ma la mia opinione è che l’orienteering sia comunque al vertice della piramide degli sport educativi; e non solo perchè offre una formazione in campo ambientale, della geografia, della geometria e di quant’altro viene pubblicizzato nei corsi rivolti alle scuole. E’ educativo perchè è uno sport nel quale gli attori rappresentano di volta in volta tutti i ruoli del cast: l’atleta della gara di domani sarà il tracciatore della gara di domenica prossima, l’HB dell’anno scorso è colui che quest’anno scriverà le news per il sito Fiso, il membro della giuria della Coppa Italia sarà uno dei tanti partecipanti ad una categoria master della tal gara promozionale... : se la faccia di un dado rappresenta un unico ruolo ricoperto da ognuno di noi, per gli orientisti ci vuole almeno il dado da 20 facce del Dungeons&Dragons. E’ una cosa che si impara subito, un compito al quale non ci si può sottrarre: sono convinto che chi vuole limitarsi ad essere l’unica faccia di una medaglia non durerà molto ed andrà a cimentarsi in altre discipline; è un concetto che ho cercato di esprimere nei pezzi che scrivo per il Nuovo Lanternino, e che credo sia ben noto a tutti gli orientisti.
Affrontare con coscienza uno sport come questo significa poter maturare e crescere in un ambiente che giudico sano, competitivo il giusto, appassionante e sfidante. Quando vedo i ragazzi e le ragzze delle categorie giovanili nell’anno di grazia 2007 penso che abbiano avuto maggiori possibilità di vedere questo ambiente, e di conoscere le persone che ne fanno degnamente parte, di quante ne ho avute io. Hanno avuto la possibilità di cimentarsi in qualcosa che fa delle parole “partecipazione”, intesa come presenza attiva, e “libertà”, intesa anche come possibilità di scegliere luoghi, date e obiettivi personali, due parole chiave del nostro sport... due parole che fanno crescere e maturare nella responsabilità, e non sono solo il riferimento ad una canzone.

L’orienteering che conosco io è arrivato a questo punto grazie all’impegno costante di persone, atleti, dirigenti, allenatori e appassionati, che hanno scelto di non essere soggetti passivi ma di interpretare una parte attiva. Ognuno può scegliere se sia un punto buono o cattivo, io preferisco pensare che ogni momento sia un punto di partenza verso il prossimo obiettivo più ambizioso.
Non vorrei mai vedere partecipazione e libertà cedere il passo di fronte a scelte superiori, o a scelte di comodo, o a scelte politiche. Preferisco pensare che ci sia sempre un modo per conciliare esigenze ed aspettative di tutti, così come non ho mai trovato in gara una tratta che non fosse percorribile, con fatica errori ripensamenti e deviazioni.
Per questo motivo sono rimasto amareggiato per la contrapposizione che si è creata nella mia regione riguardo alla partecipazione della selezione lombarda all’Arge Alp (è qui, in fondo, che volevo arrivare...). Non ho compreso il motivo per il quale, a fronte di una scelta politica delle istituzioni lombarde non sia stata cercata una soluzione più conciliante che avrebbe potuto anche tradursi in una rappresentativa ufficiale, anche scarna, anche ridotta all’osso, ma ufficiale. Solo per dire “Siamo qua lo stesso!”. Gli altri land avrebbero capito, avrebbero forse apprezzato ancora di più il fatto che una compagine volesse essere presente a dispetto di un mancato apporto istituzionale. Sono convinto che l’edizione 2007 dell’Arge Alp non sarebbe stata la stessa senza la Lombardia, perchè l’atmosfera che avremmo sentito al ritrovo non sarebbe stato un tepore accogliente che ci fa sentire tutti, sotto la bandiera la divisa e la pelle, orientisti uguali a tutti gli altri (eh già! in questo non c’è nessuna differenza tra me e Daniel Hubmann!), ma un vento gelido e tagliente che sibila di mancanza di libertà e che si traduce in un vincolo alla partecipazione ad un evento sportivo nel quale si fa il tifo per i propri compagni e si aspetta l’esito della gara fianco a fianco con gli avversari.
Non ho capito il perchè dei messaggi “non potete usare la bandiera, non potete usare la divisa ufficiale, non potete usare il nome Lombardia”; forse per evitare che gli organi istituzionali possano usufruire aggratis, senza aver sborsato una lira di contributo, di eventuali successi? Forse per evitare di creare un precedente “Siete già andati a partecipare senza il nostro contributo... allora potete farlo ancora”? Certo, questo è un rischio, ma secondo me è un rischio da correre. Sono contrario alle prove di forza e sono contrario alle situazioni che possono creare una frattura ad una libera partecipazione: non partecipare nel 2007 sarebbe stato secondo me solo il primo passo ad una non partecipazione nel 2008, nel 2009, forse mai più.
Ho avuto come la sensazione che nel mio orienteering abbia fatto la sua comparsa, e sarebbe la prima volta in 14 anni, un “grande fratello” che può cercare di imporre ai miei dirigenti, ai miei rappresentanti, se posso o meno partecipare ad un evento sportivo, se posso o meno prendermi un fine settimana di pausa lavorativa per andare nei Grigioni, visitare Vaduz e .... certamente!... salutare i miei amici ticinesi, i cugini trentini ed altoatesini, rivedere le tute dell’Asko Henndorf e i pois bianco verdi del San Gallo. Mi è sembrato, da quel poco che ho potuto conoscere (ah! questa “arte della comunicazione”di cui tanto si parla e di cui ci sarebbe tanto bisogno, anche per il sottoscritto), che la scelta di non partecipare sia stata presa senza cercare alternative anche minimali, senza valutare nella sua totalità sia l’impressione negativa di subornazione che la Lombardia ha offerto agli altri land sia l’impressione sbagliata verso i ragazzi della selezione regionale o i ragazzi che magari avrebbero seguito la squadra pur senza farne parte, se ne avessero avuto la possibilità.
Da questo punto di vista, sono contento che orientisti affermati come Vincenzo, Giaime, Simone, Federica, Davide e Laura abbiano cercato di organizzare ugualmente la trasferta, magari scontrandosi apertamente con il Comitato Regionale. E’ stato grazie a loro se ancora possiamo mostrare agli amici degli altri land, alle nostre istituzioni, ai ragazzi ed alle ragazze della squadra lombarda che la libertà e la partecipazione ad un evento sportivo possono non essere subordinati ad alcuna scelta compiuta dai nostri “ragazzi grandi” del Pirellone in nome di chissà quale razionalità.

Monday, October 15, 2007

Arge Alp 2007 è come una medaglia: ha veramente due facce. Da un lato ci sono le gare, la trasferta, il viaggio e l’incontro con parecchi amici anche stranieri che si vedono poche volte all’anno. Dall’altro lato ci sono le polemiche che hanno accompagnato la trasferta, le implicazioni e le personali motivazioni, gli strascichi e gli imbarazzi talvolta abbastanza palesi.
Per il momento mi limiterò ad annotare nel mio diario il primo lato; per il secondo ci penserò qualche giorno prima di “uscire” con le mie considerazioni personali.

Le gare

Nonostante una vita da globetrotter delle mappe europee, era la prima volta che valicavo il San Bernardino per una gara; sabato mattina, quindi, lo scenario del passo, della valle dei Grigioni, della zona di Coira mi si aprivano per la prima volta. Complice una partenza all’alba, abbiamo avuto il tempo di visitare Vaduz, la capitale del Lietchenstein. Visitare... sono 300 metri di città: nei primi 50 la cattedrale, il ministero del tutto ed il parlamento. Su in cima il castello del principe, chiuso alle visite (io mica farei visitare casa mia, e lui lì dentro ci abita!), poi 250 metri di negozi banche gioiellerie. Poi finisce l’isola pedonale, la città praticamente diventa uguale a qualunque altra e noi decidiamo che ne abbiamo abbastanza di questa città e ci rimettiamo in marcia per arrivare puntuali al centro gara per la prova di sabato: la staffetta.
Sono infatti iscritto, come GOK o come Unione Lombarda o come Lombardia o come qualunque altra entità gli organizzatori vorranno, in H35: la formazione recita Rusky in prima frazione, poi Roberta in seconda ed io in terza. Ma Roberta vuole fare la prima frazione, non importa in quale categoria, quindi passa in Open Lungo ed Attilio dalla seconda staffetta GOK viene a coprire il buco. Al ritrovo siamo i primi, poi il terreno si riempie con le bandiere e le tute dei land che partecipano in forze... arrivano i ticinesi, arrivano gli altoatesini e i trentini. La domanda di tutti è “ Ma è vero quel che abbiamo sentito che...ecc.ecc.?”. Poiché spesso l’interlocutore di queste domande sono io, cerco di fare il flemmatico e di rimanere nel vago: infatti posso solo indicare i motivi per i quali IO sono presente, che non hanno molto a che fare con le questioni politiche. Sono lì per fare due belle gare i un bel posto con i miei amici!

Ore 14.00, puntualissima parte la staffetta. Rusky ed i suoi auricolari si fanno ingoiare dal gruppone, poi prima ancora che si arrivi alla lanterna svedese il "già campione italiano" mette la freccia e balza in avanti. E' vero che Trentino e Ticino fanno quasi gara a sé, ma Marco completa la prova attorno ai 45\50 minuti e Attilio può iniziare la sua fatica. A fronte dei 45 minuti di Marco stimo il mio tempo su 70\75 minuti, e anche qualcosa di più per Atty che non fa gare da Boscochiesanuova... Mi sfiora questo pensiero e realizzo che neppure io faccio gare nel bosco da agosto, se è per questo! Infatti penso che pagherò qualcosa almeno nell’approccio al bosco. Passa più di un’ora e Attilio compare al punto spettacolo, stanco ma in grado di darmi il cambio anche se con pochi minuti di anticipo sia sulla mass start sia sul duo dei terzi frazionisti Trentino\Ticino che si giocano la vittoria. I crampi non lo frenano sulle ultime lanterne e così riesco a prendere il cambio attorno alle 16.10 o poco dopo (tenete a mente l'orario): adesso tocca a me galoppare per finire la gara entro le 17.30, ora in cui chiude la competizione! Ma la prima lanterna però è già tragica: la mia bussola dice di andare da una parte, la carta dall’altra... ci saranno 30° di differenza tra i due riferimenti. Seguo un po’ la bussola un po’ la carta, mi dico che è la desuetudine ad affrontare il bosco... ma così sembra pazzesco. Idem la 2 e la 3: quando sbarco sui sentieri controllo la situazione e... la direzione dei sentieri sembra davvero diversa. Faccio la 4 e 5 in sicurezza ma per la 6 vado via in bussola e mi trovo quasi a 90° da dove vorrei essere! Sono sotto una torretta ed il verde duro che dovevo aggirare tenendolo alla mia destra è in fondo alla discesa alla mia sinistra: devo attraversarlo, perdendo tempo e sbucando sul sentiero dopo mille accidenti proprio mentre passa Alessandro Conci, che rimane un po’ perplesso a vedermi erompere dalla giungla! 7 8 e 9 senza problemi ma ancora grande casino alla 10: ancora una volta vado via in bussola, so che dovrei salire, in realtà salgo poco e nel verde dei rovi, facendo una gran fatica e riposizionandomi veramente lontano da dove volevo andare. Per la 11 scelgo il sentiero, che dovrei abbandonare per scendere a destra in corrispondenza di un dolce avvallamento (c'è una curva di livello in 4 mm), se non fosse che ai miei piedi si apre invece una voragine! Un H18 austriaco guarda perplesso verso il bosco e lo vedo che pensa come me “Ma questo sarebbe l’avvallamentino???” 11 e 12 facili, ed anche 13, 14 e 15 se non fosse che le ultime tre lanterne portano in cima al cielo ed oltre, sul bilico dello strapiombo da cui di vede Feldkirch. A questo punto guardo l’orologio: nonostante tutto sono tornato in tabella di marcia! Se non sbaglio nulla, andando piano calcolo 5 minuti per le 3 lanterne prima del punto spettacolo e 5 per il giro finale, e sono dentro le 17.30. E così per non sbagliare rallento e, senza dimenticare la 99 quasi invisibile, arrivo alle 17.25. Tempo finale 1h13m. Tempo in classifica esposta il giorno dopo: 1h26m.... vabbé!

Per l’individuale adotto le scarpe da jogging: sono 10,5 kmsf con soli 180 metri di dislivello. So che la bussola non è affidabile, ieri hanno tutti avuto chi più chi meno tanti problemi. In partenza quindi cerco di seguire la carta, dovrei trovare un bivio di sentieri dopo un giallino di semiaperto... che casino! Adesso non mi torna neppure la carta: finisco prima lungo e poi corto. Penso a quante me ne dirà Rusky, 5 minuti per trovare un bivio di sentieri... se non fosse che lui ci metterà il doppio di me! Il resto della gara procede tranquillo con la mia solita calma e serenità, anche quando mi salta a pié pari Kilian Imhof, anche quando mi superano sulla sinistra come se fossi un paracarro sulla salita dalla 4 alla 5 Carlo Cristellon e Michele Ren, prima dell’attraversamento di un verde duro verso la 6. Poi faccio anche io qualche buona lanterna, salutando S.W. (ricordate: quando sarà campionessa italiana io l’avrò detto per primo!) ed un paio di trentini che volano con le ali ai piedi (i Dallavalle brothers). Arrivo all’ora di gara con qualche forza per fare bene la triade di lanterne 14, 15 e 16 nell'angolino sud-ovest della carta, quando succede un episodio gustoso, forse il più bello delle gare del week-end.
Lanterna 14: sono già uscito bene dalla tratta 12-13 e mi sento in forze nel bosco verde; scendendo dalla 13 ho Vince alla mia destra e tengo il suo ritmo, casco proprio dritto sulla 14 e punto bene la 15 che è vicina, trovandola prima del gruppetto che era con me in zona 14 e di cui fa parte anche Christine Kirchlechner. In risalita alla 16 il mio motore perde ovviamente qualche colpo, così Christine mi supera sul sentiero ma lo abbandona assai presto per puntare alla lanterna 16 in pura curva di livello, mentre io ed altri scegliamo di seguire ancora il sentiero per entrare più avanti. Mentre procedo sul sentiero seguo con la coda dell’occhio CK che avanza imperiosa nel bosco ad alta velocità e istantaneamente mi collego con l’ori-giornalista: decido di dedicare un pensiero ai forti elite che se ne fregano dei sentieri e puntano dritti all’obiettivo! Ancora qualche decina di metri sul sentiero e Christine è sempre più avanti e più lontana nel bosco bianco che concede ampia visibilità: imperiosa, appunto! Poi esce dal mio campo visivo, perchè anche io entro nel bosco e devo guardare dove metto i piedi. Punto alla lanterna che DEVE essere dietro ad una collinetta (unico punto in zona in grado di nascondere la lanterna...) e CK rientra improvvisamente nel mio capo visivo! Solo che sta a 30 metri dal punto, piegata quasi a mimetizzarsi, e si guarda intorno. Mi vede, torna rapidamente indietro e la sento dire “Ma non è possibile che sbaglio ogni volta che ti vedo!” E’ così: per l’ennesima volta in gara le tracce mie e di CK si incrociano e lei sbaglia il punto... (finale di Coppa Italia a Nova Ponente, campionati italiani 2006 e qualche altro episodio minore tipo JTT 2007) quindi io punzono, lei punzona, e via insieme tutti e due nel sentierino in mezzo al verde duro per uscire dalla zona punto. Io davanti, lei dietro. Penso che non posso rallentarla con il mio passo stanco, ma non so neppure come fare per scansarmi; però vedo che alla mia sinistra i rovi sono talmente duri e impenetrabili che.... pazza idea! Iinsomma, mi tuffo di lato sulla schiena come Erwin Ballabio (siamo in Austria...) in mezzo ai rovi! Sono talmente fitti che fanno quasi da materasso e quindi non finisco a terra, ma plano dolcemente di schiena verso il basso guardando verso l’alto e così ho la visione da terra di CK che passa a tutta velocità e mi guarda sbalordita, facendo tanto d’occhi! I rovi sono così fitti che non resto nemmeno impigliato e mi rimetto subito in piedi, seguendola a distanza fino alla lanterna successiva. Da quel punto in poi non sbaglio più, o più di quel tanto, anche se la tratta 22-23 in salita mi prosciuga le riserve di energia. Verso la 24, su una discesa terribile, vengo raggiunto da Rusky che partiva a 15 minuti da me, quindi non ho fatto poi una brutta gara. Sono all’arrivo in 1h37m, Rusky si complimenta e Roberta in splendida forma mi fotografa mentre mi esibisco nello sguardo da “ossigeno... ossigeno... un po’ di ossigeno per pietà...” ma il sorriso e la battuta migliore è quella di CK, che mi vede arrivare e dice: “Ma non era il caso di buttarsi nei rovi!!!”. Eeehhhh Christine.... questo ed altro per voi super-elite!

Tuesday, October 02, 2007

Una questione di giudizi e di giurie

Premessa: stamattina sono un po' più triste del solito. Alla radio haanno dato la notizia del decesso di Alfred Oerter. Per chi non lo sapesse, Al Oerter da Astoria (U.S.A.) è stato il più grande discobolo di tutti i tempi: 4 medaglie d'oro olimpiche consecutive tra Melbourne '56 e Città del Messico '68. Il Professor Testa, che era stato l'allenatore di Paola Pigni, lo citava sempre nelle storie che ci raccontava. E' un po' come se fosse andato al creatore uno degli eroi di quando ero bambino.
Lo ricordo con le parole di Stefano Jacomuzzi: "Quando la storia si sarà consumata, quando il ricordo dei mortali si sarà affievolito, a resistere nella leggenda resterà solamente lui: mai favorito, sempre primo ... Al Oerter"


In un thread aperto sul forum di www.Fisolombardia.it ho notato alcune domande e considerazioni sulle “giurie di gara” (è aperto da Giuseppe Tealdo nell’argomento “Proposte”, ma è misto ad altre considerazioni e faccio un po’ fatica a seguire, inoltre la concisione non è il mio forte per poter contribuire ad alimentare un forum...).
In soldoni Pippo chiede: perchè le giurie di gara non vengono costituite in base ai titoli (non la famiglia con la “T” maiuscola ma l’inquadramento Fiso) ed esperienze ?

Trovo la domanda molto pertinente, e mi piacerebbe davvero capire meglio alcune cose. Innanzitutto la situazione. Il CRLombardia delega alle prime 5 società in classifica il compito di indicare due nominativi ad inizio stagione; ritengo che si faccia così perchè, “largo circa”, saranno le società più presenti alle gare. Allo stesso modo penso che le società indichino due nominativi tra coloro che sono presenti più spesso alle gare. Per l’Unione Lombarda io sono uno dei due.

Le mie domande sono:
- in effetti quanti di noi possono affermare di conoscere davvero bene tutte le norme del regolamento? (risposta mia: io no)
- in che misura il regolamento è applicabile alla maggior parte dei casi che (seppur sporadicamente) si verificano? (risposta mia: poco)
- è solo una mia sensazione che il regolamento, nel corso degli anni, sia stato interpretato e variamente adattato di volta in volta ai casi specifici? (la risposta è insita)
Mi sono fatto l’idea che l’orienteering sia uno sport a bassissimo contenuto di reclami, ma che quando c’è la necessità di riunire una giuria di gara i casi siano di difficilissima normativa; nel calcio, all’epoca della commissione giudicante (1992), usavamo un bellissimo prontuario: “Il giocatore X tira un calcio al giocatore Y a gioco fermo...” = 2 giornate di squalifica “...poi gli sputa addosso...” = +1 altra giornata “...con l’aggravante di essere capitano della squadra” = + 1 altra giornata. Totale 4 giornate e avanti col prossimo caso.

Esempio: non si trova una lanterna. Due sottocasi: 1) la lanterna è posata male 2) la lanterna è stata sottratta. Uno o più atleti si ritengono danneggiati e sporgono reclamo.
Quanti ne abbiamo visti di casi del genere? Eppure credo che sia la casistica più frequente (ancorché, per fortuna, molto poco frequente sulla totalità delle gare).

Nel caso 1) immagino che ci sarà un rapporto del delegato tecnico, la società potrebbe trovarsi nelle condizioni di non essere scelta per future immediate organizzazioni, i partecipanti alle categorie eventualmente annullate potrebbero richiedere il rimborso dell’iscrizione.
Il caso 2) solleva gli organizzatori da eventuali sanzioni ed implica ancora la scelta se annullare si o no alcune categorie.

Quante interpretazioni abbiamo visto?
- si valuta se l’evento ha costituito danneggiamento effettivo oppure no? O se è stata mantenuta equità? (e qui si dovrebbe aprire il vaso di Pandora – non Segre... – del concetto stesso di “equità”). Siamo nel puro campo delle ipotesi e del soggettivo.
- l’evento ha danneggiato concorrenti che potevano ambire alla vittoria si o no? (in realtà l’interpretazione dovrebbe essere indipendente da questo punto, ma non è sempre stato così)
- ci si può spingere a cuor leggero ad annullare una gara quando ci sono dei concorrenti che hanno fatto 100, 300, 500 e più km per gareggiare?
Spesso la somma di questi fattori porta al verdetto. E mi pare che questo verdetto talvolta sia indipendente dalla variabile esperienza\competenza tecnica comprovata o riconosciuta\merito sportivo di chi è tenuto ad emetterlo.

Personalmente non faccio salti di gioia quando sono estratto nelle giurie di gara. Potrei dire di no alla mia società barricandomi dietro al fatto che non ho alcun titolo Fiso né particolare merito sportivo, ma alla fine siamo sempre al “qualcuno lo deve pur fare”... è un diritto\dovere quello di avere una giuria di gara ed esserne chiamato a farne parte. Ogni volta che mi è capitato, ho incrociato le dita e devo dire che sono sempre stato fortunato, perchè davvero non saprei dire dove sarebbe andato un mio personale voto in caso di richiesta di annullamento.
Ma mi chiedo se il Regolamento mi dia davvero una aiuto ad essere il più equo possibile oppure se non necessiti di qualche schematizzazione, anche drastica, che fornisca delle linee guida più nette, anche a costo di rendersi “tranchant”.

Cito l’unico vero caso spinoso che mi sia capitato in giuria.
Gara nazionale di tanti anni fa in centro storico, con tanti partecipanti. Sono quasi a fondo griglia e già prima della mia partenza si sparge la voce che manca una lanterna. La punzonatura è manuale ma ci sono i coriandoli. La lanterna è una delle mie. A due terzi del mio giro arrivo al punto incriminato e conto 3 (dico 3 di numero) coriandoli per terra. Ne raccatto uno e vedo con la coda dell’occhio che arrivano dei concorrenti alle mie spalle...
Quando escono le classifiche, ci sono dei PM. Segue reclamo da parte di un concorrente a fondo griglia, con motivazione che erano finiti i coriandoli. Io so che questo è vero perchè sono stato testimone diretto dell’esaurimento dei coriandoli, quindi non avrei difficoltà a votare per una accettazione del reclamo. Se non fosse che tra i PM c’è anche un concorrente partito 1 ora prima di me sullo stesso percorso (non stessa categoria), che ha un tempo migliore del mio (quindi da quel punto è passato prima di me).... Mi chiedo: non li avrà visti? Saranno stati in qualche punto nascosto della zona “angolo edificio”? O forse se ne sarà fregato e avrà tirato dritto? Oppure ha davvero giocato d’azzardo? La giuria si riunisce, inizialmente penzola tra una generale assoluzione ed una altrettanto generale esclusione dalle classifiche dei concorrenti PM. Io segnalo alla giuria la disponibilità a mettere agli atti la mia testimonianza “alle ore X sono passato di lì e c’erano ancora (oppure c’erano solo) 3 coriandoli”, facendomi sostituire in giuria da un membro supplente, per fornire un elemento per valutare più attentamente il caso.
Risultato finale? Nessuno ha voglia di imbastire una discussione lunga, nessuno mi chiede di segnalare ufficialmente il mio punto di vista e quindi si vota: viene attribuita, all’unanimità e con mio voto favorevole, la buona fede a tutti i concorrenti (il che è sempre buona cosa e giusta), quindi tutti vengono riammessi in gara.

E se ci fosse stata un’altra giuria? Chissà... avrebbero messo agli atti la mia testimonianza? Avrebbero deciso per la non riammissione? Su che cosa si sarebbero potuti basare per una scelta comunque ponderata? Temo che la questione relativa alla composizione delle giurie, allo skill necessario per interpretare con il maggior grado di correttezza possibile i singoli casi, nonché all’effettiva disponibilità di un regolamento fruibile nei casi più frequenti e spinosi rimarrà aperta ancora molto a lungo ...