Stegal67 Blog

Saturday, October 07, 2017

Promozionali’s Karma


Il mio blog non segue necessariamente in ordine cronologico le vicende che mi portano a girare per boschi con una cartina ed una bussola in mano alla ricerca di una lanterna o del Sacro Graal, cose che talvolta coincidono, soprattutto quando le lanterne si dimostrano altrettanto introvabili.
Se ci fosse un ordine cronologico, qui ci dovrebbe essere un resoconto dettagliato delle gare alla Foresta del Cansiglio, valide per i Campionati Italiani Long Distance e Staffetta: queste due gare mi hanno lasciato nell’anima una sensazione impagabile, ma dopo averne scritto anche per Azimut, e dopo aver girato (metaforicamente, via outlook) come una trottola per trovare le foto dei protagonisti, ho deciso che mi regalerò “IL” pezzo definitivo sul Cansiglio per la giornata di Natale. Il filo logico del blog ricomincia quindi dalle gare post-Cansiglio; il che, va detto a difesa di queste gare, è un po’ come salire sul palco del Live Aid dopo che ne sono appena usciti i Queen…
Di tutti i possibili posti nei quali andare a correre nella prima uscita post-Cansiglio, il destino mi ha portato a Vergo Zoccorino per una gara promozionale organizzata dalla Polisportiva Besanese, come se fosse una specie di celebrazione non preventivata dei successi che la squadra brianzola ha mietuto agli Italiani. Dicevo “di tutti i possibili posti” perché fino al giorno stesso della gara io non avevo la più pallida idea che esistesse un posto chiamato Vergo Zoccorino… In una giornata caratterizzata dal solito crollo fisico post-Campionati Italiani, ho capito a malapena che avrei dovuto prendere la “solita” Valassina, il “solito” bivio per Carate, imboccare il “solito” bivio verso Besana, e poi da qualche parte dopo il rettilineo del “Campo delle cento Pertiche” avrei dovuto trovare le indicazioni per questa località. Sono così arrivato davanti al “solito” bivio per Veduggio prima del passaggio a livello, e proprio lì ho trovato bello chiaro il cartello per Zoccorino. Che deve esserci sempre stato! Ma è proprio vero che il cervello funziona (quando e se funziona) in modo selettivo: di conseguenza, pur essendo passato mille volte da quel bivio, non mi ero mai accorto di quella scritta.
La gara è stata quanto di più easy si potesse immaginare (easy ma degnamente organizzata!): iscrizioni volanti, partenze libere e volti rilassati, anche quelli di tutti coloro che fino ad una settimana prima se le sono date di santa ragione. Un sacco di esordienti veri, che magari in un paio di anni andranno a rinforzare la corazzata Besanese, e cartine che pian piano vengono esaurite a rappresentare il successo della manifestazione e l’ottima attività di promozione della gara. Il percorso Agonisti non può offrire molti voli pindarici, a parte un paio di trappole rappresentate da lanterne “civetta” messe strategicamente in bella vista (ma quelle degli Agonisti sono nascoste a qualche metro di distanza).
Finisco la gara più o meno a metà classifica, facendo segnare un tempo del 50% più alto di quello del vincitore. Davanti a me e dietro a me in classifica spuntano i nomi dei soliti amici, con distacchi davvero risicati su un percorso che obiettivamente non poteva fare tantissima differenza (anche se non ho potuto evitare di farmi passare sulle orecchie da Fabrizio Berni, uno che non ho chance di battere in nessuno degli sport che entrambi pratichiamo). Al traguardo vedo la faccia nota di un mio collega di 20 anni fa, che abita proprio a Vergo Zoccorino e che ha portato la figlia a gareggiare. Nemmeno il tempo di mandare un messaggio e scrivere “sapete che sono a Vergo Zoccorino a fare una gara e ho visto un nostro ex collega che abita qui?” che ricevo in risposta “si, so che Tizio abita lì, salutamelo!”. Peccato che Tizio non sia la persona che ho incontrato! Al che deduco che a Vergo Zoccorino (paese di due case, una chiesa ed un campo di calcio) abitano due ex colleghi. Poi Attilio si fa vivo al telefono per dire di passare dalla pasticceria di Vergo Zoccorino a comprare le paste, pasticceria che trovo con facilità perché per puro caso ci ho parcheggiato davanti… ora: a parte che le paste sono davvero buone e costano una frazione di quanto le avrei pagate a Milano, non è che ho scoperto che l’ombelico del mondo non sta a Parigi o a New York ma che tutte le strade portano proprio a Vergo Zoccorino? Boh!
Il weekend successivo si sale a Vestreno e Sueglio, due paesini arroccati sulla sponda orientale del Lago di Como, proprio a strapiombo sulla più celebrata Dervio dove quest’anno abbiamo già corso una tappa della Sprint Race Tour. Inizialmente pensavo di cogliere l’occasione per passare un fine settimana di assoluto riposo, ma poi su facebook si scatena il tam-tam degli orientisti perché la gara, messa a calendario come Trofeo Lombardia, è “declassata” a promozionale in quanto c’è qualche strana magagna che coinvolge regolamenti, standard di mappatura del terreno, scala della mappa, equidistanza delle curve di livello… comunque sempre roba che riguarda i regolamenti (bleah!).
Breve interludio: io non sono contro i regolamenti. Io sono contro la regolamentite (già declinata e cassata su queste pagine web un paio di anni fa). Ma forse la mia idiosincrasia è legata anche ai ricordi d’antan, di quando si andava a fare le trasferte di pallacanestro alla Terzerina di Pregassona dove il campo era nettamente in discesa e nessuno faceva un plissé… che di campi non proprio “in bolla” ne avevamo anche dalle mie parti, e in uno di questi il post basso di una delle aree era perfettamente presidiato da una pertica (non nel senso di giocatore alto e magro ma proprio di pertica, quelle incastrate in un buco nel pavimento ed in una griglia appesa al soffitto), ma pur di giocare una partita di campionato ci si faceva bastare anche questo genere di posti.
Comunque alla fine si sale fino a Vestreno, per fare una delle gare più belle dell’anno! Una fatica da bestie, d’altra parte l’organizzazione è Nirvana Verde ed il tracciato è di Mario Ruggiero, ma in uno di quei posti che a fine gara mi fanno dire che la fatica ed il tempo sono state ben spese e ripagate. Il terreno di gara, anzi i DUE terreni di gara, sono quanto di più lontano dal consueto di possa trovare:
Praticamente una specie di Venezia con le scale a mandare tutti su e giù. Soprattutto “su” per andare al primo punto di controllo, e poi da lì è tutto un continuo salire e scendere sui gradini, cercando di tenere il segno sulla mappa (sennò bisogna ricostruire la strada dalla lanterna precedente per capire a quale bivio si è arrivati). Vado ovviamente molto piano, ma è la classica gara che ho persino qualche possibilità di vincere! Infatti, mi dico, se tutti quanti fanno una punzonatura errata o una punzonatura mancante ed io no, alla fine vinco io. Sfiga! Solo un terzo dei concorrenti sbaglia percorso, e assicuro che non è facile fare il percorso corretto quando, soprattutto nel finale, gli occhi “vanno insieme” e la testa non va più alla stessa velocità dei piedi. Dicevo: un terzo sbaglia percorso ed è escluso dalla classifica, ed io mi piazzo proprio a due terzi della classifica. Mi sembra chiaro, no?
L’ultima delle gare di questa sequenza mi vede protagonista (già, come no?) a Serrada di Folgaria, il che praticamente è come tornare a casa. E’ una promozionale sui generis, made by Roberto Sartori che approfitta dell’occasione per celebrare la medaglia d’oro mondiale del suo atleta Luca Dallavalle: c’è la possibilità di gareggiare nella C.O. (a piedi), nella MTB-O (in bicicletta) e di fare un duathlon. La maggior parte dei presenti viene per il duathlon, ma comunque sono tutti dei fenomeni della bicicletta come quello che fa l’inviato “a bombazza!” di Striscia la Notizia. Inoltre la giornata ci riserva un trattamento meteorologico tra lo schifoso ed il suggestivo: o piove, con la conseguenza che il percorso in bici diventa una specie di calcio saponato, o le nuvole si abbassano rendendo il campo di gara paragonabile a quello di Belgrado durante il celebre Stella Rossa-Milan di tanti anni fa quando c’erano Sacchi e Gullit; a tratti bisogna usare la bussola anche per trovare le lanterne nei prati a 20 metri di distanza, perché non si vede da qui a lì.
Anche in questo caso la competizione è serrata ma gestita in modo assolutamente amichevole. In sottofondo si potrebbe persino sentire la musica del Trio Lescano che canta “le gocce cadono ma che fa…” e, in occasione dei non rari incroci tra i concorrenti, ci si saluta come se in fondo la classifica fosse una cosa che si, insomma, conta ma fino ad un certo punto, tanto siamo venuti a Serrada solo per divertirci insieme, no? La mia gara non è proprio magistrale, d’altra parte sono appesantito dall’allenamento che il giorno prima mi ha portato, lungo la direttissima in salita, fino a Forte Cima Vezzena (dove sono praticamente collassato). Ma, nonostante le nuvole e la pioggia, andare via da Folgaria mente sempre un po’ di malinconia.
Promozionali di settembre. Quelle che introducono al finale di stagione pirotecnico. “Sembrano” solo delle promozionali, ma lasciano sempre dentro il cuore qualcosa di buono da ricordare.