Stegal67 Blog

Sunday, October 31, 2010

(credit per la mappa: http://omaps.worldofo.com/?id=30482)

Il giorno in cui non varrà più la pena partire per una trasferta di lavoro il martedì con appresso il bagaglio per la gara di sabato, percorrere in solitaria la strada Parma-Avegno (Valle Maggia, sopra Locarno, Svizzera) tutta di un fiato per andare a fare una semplice gara sprint e arrivare ultimo in classifica con un tempo superiore ai 42 minuti... bene, quello sarà un brutto giorno!

Tuttavia, come gli antichi cretesi ci insegnarono costruendo quella autentica sfida che è il labirinto, ci sono sfide che rendono ben lieve la fatica di un viaggio oltre confine. E finché i tracciatori ticinesi continueranno a tracciare gare sprint come quella che ho fatto sabato scorso... allora tutto ciò che posso affermare in tutta sincerità è “peccato per voi che non c’eravate”.

Avegno è un posto che, se non fosse per la gara conclusiva del TMO ticinese, non avrei mai e poi mai frequentato: un paesino della Valle Maggia posto praticamente in una gola, con le montagne a strapiombo da una parte e dall’altra ad indicare fin da subito che la gara non potrà avere un dislivello particolarmente elevato; avrebbe voluto dire la scalata e la discesa dalle pareti di roccia a strapiombo... mmhhh... ho appena descritto un pezzo della Coppa Italia di Fondo!

No, Avegno è il classico piccolo borgo come tanti ho imparato a conoscerne nelle tappe ticinesi di Fra.Go.Ri: c’è un nucleo “storico”, piccolo o piccolissimo, e c’è un paesino più moderno, del tutto asimmetrico, abbastanza articolato con piccoli giardini, rientranze e spazi più aperti. La gara sprint di sabato è partita proprio nel piccolissimo vecchio nucleo, fatto di casette addossate l’una all’altra... ed è stato, per me e per tanti altri, un autentico incubo orientistico!!! (devo trovare il modo di pubblicare la cartina... scala 1:4.000)

Parto per secondo in HAL (in pratica la MElite ticinese, unico rappresentante delle tute turchesi dell’Aget in questa categoria) allo stesso minuto di Checo Guglielmetti. Pochi passi dopo la svedese, il borgo ci viene letteralmente incontro: Checo sale subito a destra ed io proseguo per attaccare il punto dalla piazza principale... ovvero un slargo di 5 metri x 10 metri. Appena svolto nella piazza mi trovo di fronte un furgoncino che sta posteggiando, che mi blocca la strada e che non riesce a far manovra perchè alle sue spalle stanno arrivando i concorrenti (tra cui Checo) che avevano girato subito a destra... si vede che i più bravi sanno leggere sulla carta anche queste situazioni!

Appena il furgo si muove, passo anche io ed attacco la salita: il mio primo punto sta in una rientranza giallina 4x4 sulla destra... molto facile. Peccato che nella realtà arrivo al bivio che sta più in alto e della lanterna non trovo traccia. Maledicendo le mie scarse capacità orientistiche scendo di volata... e ritorno sulla “piazza”. Il primo pensiero è che qualcuno si sia già portato a casa la lanterna... ma siamo in Ticino, dove queste cose non succedono! Ci metto ancora qualche secondo per accorgermi che in un punto il muro di cinta è diroccato, c’è una spaccatura minuscola a V nelle pietre... dietro ad essa c’è il primo punto.

Secondo punto in sicurezza... faccio un giro un po’ ampio ed arrivo con nonchalance in un altro giallino dove mi aspetta la lanterna. E mi accorgo subito di una cosa: quei “giallini” sono spesso piccole aperture tra le case, aree ingombre di oggetti vari se non addirittura a più livelli; piccolissime aiuole simili a quadri di Escher dove ti aspetti di trovare la lanterna ai tuoi piedi e magari invece è sopra la tua testa, o molto sotto al livello dei piedi!

Terzo punto. Un disastro. Le stradine di questo pueblo sono in realtà gli spazi che rimangono tra le case addossate l’una all’altra: è la versione ticinese della finale dei Mondiali WMOC sprint di Praia da Vieira! Decido di arrivare al punto 3 camminando e controllando ogni svolta... attorno a me infuria la battaglia e dietro ogni angolo ci sono torme di concorrenti che navigano con sensazioni tra il perso ed il persissimo... arrivo in un altro spazio aperto: il punto non c’è. Dovrebbe esserci una “strada” nell’angolo di questa aiuola ma la “strada” non c’è. Cerco di rilocalizzarmi ma non trovo risposte soddisfacenti... e mi accorgo invece che comincia a girare attorno a me il controllore della gara (Antonio Guglielmetti) in veste di fotografo ufficiale, cui non pare vero di avere finalmente una immagine statica (molto statica) da riprendere al posto dei soliti velocissimi ticinesi che corrono da una parte all’altra: l’impiegato panzottello finirà la gara con un book come nemmeno ai matrimoni in grande stile!

Decido di togliermi di torno scendendo le curve di livello di gran carriera per trovare un punto di attacco... finché nel mio mirino ricompare il furgo di cui sopra: Sono tornato all’imbocco della “piazza”, ma almeno ho un punto sicuro di partenza. Riattacco la salita con rabbia e decisione, saltando a pié pari la capitana Lidia (che però nemmeno mi vedrà, concentrata sulla carta come era)... e torno esattamente al punto in cui mi trovavo prima: avevo fatto tutto giusto, ma dove diavolo è la “strada”? La risposta arriva da una esile figura che compare all’improvviso come fosse sputata da un muro: c’è una tavola di pietra nel’angolo, persino un po’ basculante, sulla quale occorre arrampicarsi, e dietro c’è una “strada” larga forse nemmeno 50 centimetri! Se fossi più grasso di un chilo, non ci passerei nemmeno; in fondo (5 metri) il mio maledettissimo punto.

Il punto 4 è facile, anche se ormai sono fuori di testa, mentre per il 5 devo risalire tutto il paesello fino in cima. In zona punto trovo Stefano Brambilla che corre da una parte all’altra... mi partiva 5 minuti dietro ma non capisco se si è perso in direzione del terzo o del quinto punto. In ogni caso arrivo al punto 5 al secondo tentativo (e ho sempre attorno il fotografo...), e per fortuna questo è l’ultimo punto nel paese; esco dalla zona delle case con un autentico sospiro di sollievo come devono provare anche altri concorrenti che, in un ultimo sussulto atletico, “salto” di gran carriera nella tratta che porta verso il torrente secco che divide in due la carta.

Piccolo trasferimento oltre il torrente e comincia la seconda parte di gara. Niente più paese adesso. Solo bosco. Bianco e verde. E nero. Molto nero. Moltissimo nero! Oh voi che siete soliti andare a correre in Slovenia, nel Carso... pensate a quei terreni tipo Xtremor, Mala Lazna o giù di lì... sono prati all’inglese al confronto!!! Il bosco sopra Avegno è un sasso unico, un sasso dietro l’altro, un sasso sopra l’altro... tutti ugualmente scivolosissimi (per me che, essendo la gara “sprint di paese”, calzo scarpette da corsetta al parco mentre Stefano Maddalena ha dei retrorazzi che lo fanno andare agile e leggero su strada e gli danno i poteri dell’uomo ragno tra le rocce...). E la carta riporta solo i più grossi e quelli che messi in fila fanno un bel muretto. Dalla 6 alla 11 diventa una sequenza di lanterne molto belle, tecniche e da vera gara sprint, con continui cambi di direzione, nelle quali faccio una cappella da due minuti fermandomi per due volte ad un metro dalla lanterna (invisibile, dietro ad un sasso... bisogna guardare bene la descrizione punto!) ed altri punti da media classifica (sarebbe sempre la HAL ticinese!). E mai come ad Avegno ho visto altri concorrenti fare gruppo per cavarsi d’impaccio...

Gli ultimi due punti “boschivi”, per sovrappiù in un verdino abbastanza insistente nel quale la mia velocità precipita oltre i limiti della decenza (ma non solo la mia), anticipano il rush finale nel borgo nuovo di Avegno; e laddove ci si aspetta qualcosa di più squadrato, del tipo “prima a destra e seconda a sinistra e sono arrivato”, ecco invece una nuova sequenza di piccoli portici, di aiuole e zone aperte irregolari che ingoiano i concorrenti costringendoli ad una specie di Mikro-O da tanto che sono vicini molti punti di controllo.

Quando sono proprio in zona arrivo, vedo arrivare dietro di me Michela Conti e provo a sprintare per precederla sul traguardo... ma non ho nemmeno questa soddisfazione perchè la DAL ha ancora un punto nella parte più bassa del paese. Non mi resta che tagliare il traguardo, guardare l’orologio e restare basito: 42 minuti di gara. Per una sprint. Letteralmente volati! Non saprei dire come e perchè, ma a me non ne sembravano passati più di 20 o 25...

La gara verrà poi vinta da Michele Ren, uno che è ormai alla seconda o terza giovinezza orientistica. Il suo tempo di 18 minuti circa mi sembra irreale tanto quanto l’ora e 35 minuti di Mamleev nella gara Elite di Fondo: tuttavia i miei 42 minuti non sono stati affatto buttati, e la gara di Avegno la ricorderò come un autentico “value for money”. Altro che sprint!

Wednesday, October 27, 2010

Ok... adesso che qualche giorno è passato e che le notizie ufficiali sulla gara di Gian a Venezia sono passate di bocca in bocca e di blog in blog, posso togliere l’ufficialità dal mio diario e passare a qualcosa di più personale.
Ho passato parte di domenica pomeriggio, dopo aver fatto da statico giudice di arrivo a Golasecca (ed aver aspettato invano il 130° concorrente che invece era già al ritrovo...), a cercare notizie tramite il passaparola; rompendo di fatto le balle a coloro cui ho telefonato. Pensavo che alcune persone della Federazione sarebbero state attente al risultato di Gian a Venezia, tanto è vero che ho persino telefonato a chi con i quadri federali non c’entra più molto (scusa Vince!).

Il primo a trovare qualche notizia e a mandarmela è stato Oscar, da qui il link sul blog e da qui una mail mandata all’ufficio stampa con la notizia, poi riportata pari pari sul sito Fiso. Poi è arrivato anche il bellissimo pezzo di Gian sul sito di Skodeg-O. E a questo punto il cerchio si è chiuso.

Eravamo sulla sponda del laghetto Spillek. Io, Andrea Segatta, Michele Candotti e qualcun altro. La frase di Andrea fu (testuale): “Se non fosse per questa maledetta passionaccia per l’atletica...”. Ok, stavamo parlando di altro. Ma se non fosse per questa “maledetta passionaccia”, la gara di Gian mi sarebbe passata sotto silenzio o quasi; la sua gara e quella di tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, decidono di infilarsi un paio di calzoncini, di mettersi un paio di scarpette e di lanciarsi in una impresa praticamente impossibile: correre per quarantadue chilometri e centonovantacinque metri, o anche solo trasferirsi da qua a là zoppicando e soffrendo.

Ho corso (ehmmm... disputato) e finito due maratone nella mia onesta ma onusta di panza carriera. Posso dire solo di averci messo poco meno del doppio del tempo di Gian. E a me va già benissimo così. Solo chi ci ha provato sa cosa vuol dire partire per una avventura di 42 chilometri, trovandosi magari già al decimo chilometro in debito di energie, pieno di tossine, con dolori muscolari che ti farebbero fermare al primo angolo. Con la mente che comincia a pensare, calcolare, sottrarre e soprattutto moltiplicare il dolore ed il tempo che manca ad un ipotetico, irreale e lontanissimo traguardo.

Io, che guardo il tabellone elettronico del cronometro dalla parte di quelli che sono arrivati ben oltre la soglia del “4” (ma non ancora delle 5 ore) posso solo avere grandissimo rispetto per tutti coloro che cominciano a lavorare sodo, ogni giorno, ogni minuto, con in mente il solo pensiero di limare 1 secondo al chilometro, o 10 secondi, o scendere sotto le 3 ore e mezza, poi sotto le 3 ore.
Quando ogni singolo passo in più che ci si concede per arrivare a quell’obiettivo diventa un passo sempre più sudato e sempre più terribile, allora chi corricchia per i boschi o lungo i campi della Brianza come me può solo avere il massimo rispetto per gli atleti come Gian.

Che è riuscito anche, in sovrappiù, ad infilare una frazioncina di staffetta niente male ai Campionati Italiani in Val dei Mocheni (e chissà se non ha mai pensato che stava mettendo a repentaglio una caviglia o la preparazione). Non sono il preparatore atletico di Gian, non sono l’addetto stampa, non sono nemmeno un compagno di allenamento, ma il mio primo pensiero dopo aver visto la news sul sito Fiso è stato “nel 2012 Gian sarà ancora giovane... nel 2016 sarà un atleta in piena maturità agonistica...”. Ho capito subito cosa rappresentavano quelle due date.

La gara di Gian, il terzo posto al Campionato Italiano di Maratona (la GARA atletica con tutte le lettere maiuscole... quella che un italiano, Gelindo Bordin, rivoluzionò come un guanto con la vittoria a Seul 1988), la medaglia di bronzo vinta da un ragazzo che ho visto sui campi di gara essere sempre pulito ed uguale al giorno in cui l’avevo conosciuto. Che ho visto, e continuo a rivedere nel nastro della mia mente, al traguardo di Pergine sotto il diluvio (con una faccia che Clint Eastwood gli fa un baffo... “Coraggio, provate a fare meglio”). Che ride e scherza e che, con uno come me che fa il doppio del suo tempo anche nei boschi, non se l’è mai tirata nemmeno un millimetro ed è sempre stato disponibile per le mie improbabilissime interviste.

La gara di Gian mi ha riempito di orgoglio. Ieri sono andato in ufficio, ho beccato i miei colleghi tapascioni che corrono (anche loro!) assai più veloci di me, ed ho mostrato l’articolo del sito Fidal e la foto di Gian all’arrivo degli italiani long distance. Gian, oggi, è anche un mio compagno di squadra. Per questo la prima parola che ho scritto è stata “ORGOGLIO!!!”. Sono orgoglioso di Gian. Chissà se deciderà di salutarci per dedicarsi ancora di più ad una carriera da maratoneta... se anche lo facesse, non potrei voler a questo atleta bene meno di adesso.

In bocca al lupo, Campione!

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ORGOGLIO !!!!

Dal sito Fidal:
http://www.fidal.it/showquestion.php?fldAuto=12627&faq=65
La decima volta di un keniano, la prima di un'atleta etiope a Venezia. E' andata così ...

(...)

GRAZIE GIAN!

(foto by Roberto Moretti - la vittoria di Gian agli Italiani Long)

Sunday, October 24, 2010

ORGOGLIO !!!!

Dal sito Fidal:

http://www.fidal.it/showquestion.php?fldAuto=12627&faq=65

La decima volta di un keniano, la prima di un'atleta etiope a Venezia. E' andata così (...)

GRAZIE GIAN!

(foto by Roberto Moretti - la vittoria di Gian agli Italiani Long)

Sunday, October 17, 2010

Non è una long per Stegal...
(titolo cit. by http://www.larrycette.com/ e thanks for the map by http://er-team.blogspot.com/)

Outing: sono uno di coloro, tanti, che (per motivi lavorativi) si è iscritto in ritardo alla gara di Fondo, costringendo Carlo Cristellon a rifare le griglie di partenza. Volevo lasciarmi alle spalle la stagione orientistica con le immagini di Andalo... sono andato ad incasinarmi di brutto in una delle long più dure che io abbia mai corso, con condizioni atmosferiche che mi farebbero venire solo la voglia di rigirarmi nel letto e con un percorso che è quanto di più anti-Stegal io abbia trovato quest’anno.

Proprio così... già la verifica del percorso mi conferma subito che non ci sarà modo di ripetere le sensazioni di Andalo... sono 12 chilometri sforzo e ci sono solo 15 punti di controllo; proprio la negazione di quel che piace a me (lanterne fitte). Così la mente comincia a calcolare: 12 kmsf a 10 minuti al chilometro fanno due ore circa, più variabili ed eventualità... ovvero calcoliamo 10 minuti in più di errore per via del fatto che si usa quella %£$%$ di scala 1:15.000 (se qualche scienziato nucleare vuole spiegarmi perchè dobbiamo correre anche le M40 all’1:15.000... no, non spiegatemi niente, oggi sono nervoso!). Poi calcoliamo 10 minuti in più perchè le previsioni del tempo dicono “freddo becco, acqua e probabile neve”. Poi aggiungiamo 10 minuti perchè sono “un inguaribile ottimista” ed altri 15 perchè non sono proprio pronto per la gara di Fondo. Fa un bel 2 ore e 45 minuti... e valà peppone che saranno tutte da sudarsi da primo all’ultimo minuto.

Così si arriva al bel PalaGhiaccio di Fondo alle prime luci dell’alba, anzi no: niente luci dell’alba; il cielo è di piombo come nemmeno nel titolo del film con l’Ispettore Callaghan (che, armato di fucile a pompa, manderei volentieri a casa del tracciatore). Per arrivare in partenza sono previsti la bellezza di 55 minuti di trasferimento pedestre, ed il dubbio che si insinua in tutti noi è che cosa glielo faccia fare agli under-12 o 14 ed agli over-fatevoi di sgargarozzarsi 55 minuti di strada per una gara che evidentemente durerà molto meno... anche perchè i 55 minuti sono divisi in due tranches: i primi 30 minuti sono un lungo trasferimento su carrareccia larga e poco pendente, mentre i successivi 25 minuti sono una penosa e pietosa salita lungo la linea di massimissima pendenza fino ad un bel prato che... si ok sarà anche un luogo da sogno... ma quando ci arrivo comincio a pensare che oggi mi toccherà scontare tutti i peccati di una delle mie vite passate; in particolare la vita che il tracciatore intende farmi scontare è quella nella quale io ero un capo indiano che scotennava e scalpava tutte le tribù vicine (pratica che metterei di nuovo volentieri in pratica sempre col suddetto tracciatore..).

Partenza. Bello coperto con maglia di lana, termica, antivento impermeabile e tuta della Maratona di Milano 2004 (e questa è la parte sopra) + mutande, mutandoni di lana, pantaloni termici e tutta da ori (e questa è la parte sotto). Al peso, viaggio tra i super-massimi con abbondante vantaggio sugli immediati inseguitori... d’altronde al freddo non si comanda. Prendo la cartina ed il mio primo pensiero è quello di dileguarmi prima possibile dai paraggi, se riesco anche a farlo andando in direzione del primo punto tanto meglio! Il che mi riesce abbastanza bene visto che al termine della prima salita prendo la curva di livello giusta e sbarco sul sentierino proprio davanti al punto (sasso)... oh che bello che bello che bello sembra quasi di aver messo la freccia come ad Andalo. Mai pensiero si rivelò più sbagliato...

Per andare al secondo punto devo trovare il modo di aggirare il primo orrendo vallone, cosa che si rivela più facile per previsto dal momento che non mi fanno paura le 9 curve di livello a picco in salita che devo fare nel finale di tratta per arrivare alla buca. Quello che mi mette più in difficoltà (molta) è il terzo punto; accade infatti che mentre sono sul sentiero del secondo punto lo sguardo mi si posa su una orrendissima tratta 9-10 che attraversa di netto le rocce a strapiombo che dividono in due parti distinte la parte ovest della carta... èvveroche non sono un orientista che si mette a guardare tutta la gara per capire dove deve tenere le forze in serbo (io parto già in riserva...) ma quella visione mi lascia una sensazione di disagio e mi fa partire un batch in sottofondo che dice che prima o poi ne dovrò venire a capo.

Nel frattempo cominciano a succedere le seguenti cose: comincia a nevi(s)c(hi)are e gli occhiali diventano inservibili (li rimetterò, a conti fatti, in auto lungo la strada del ritorno a casa); inoltre la tratta mi costringe a passare sulla neve, terreno scivolosissimo, su una parete in costa lungo la quale sono per terra ogni 4 passi mentre negli altri 3 passi devo prestare veramente attenzione a non perdere due curve di livello (equidistanza a 5 metri) in scivolate paurose. Casca che ti ricasca, perdo contatto con la carta... sto sicuramente andando nella direzione giusta ma non riesco più a capire se sono di qua o di là dell’avvallamento che devo superare. Per mia fortuna arriva il terzo gemello Cavara, Angelo, a salvarmi e a dirmi che in effetti stiamo andando dritti al punto... sul quale trovo anche Ori-Master Andrea Segatta che mi ha già raccattato diversi minuti.

Il punto 4 per fortuna è abbastanza semplice, se non fosse che si continua a correre sulla neve e le mie Inov8 FlyRoc pochissimo tassellate le vorrei sostituire volenteri con un paio di pattini o di ciaspole. Lungo il sentiero ... cloppiti cloppiti... arriva anche “Big Nick” Corradini, lui e i suoi 24 battiti al minuto e la sua soglia del lattato (se non capite questa cosa non avete visto SuperQuark). Le cose che mi colpiscono di lui sono nell’ordine: corre con la maglietta e basta (d’altronde... 24 battiti al minuto...), prende la direzione per la 4 con un rapido cambio di direzione dal sentiero... la terza cosa è “non pervenuta”. Nel senso che anche io faccio quel cambio di direzione ma mi basta cambiare linea di 15 gradi rispetto al sentiero per produrmi, causa strato di neve, in una giravolta che nemmeno Ray Mysterio quando fa la 6-1-9... in pratica i piedi finiscono al posto della testa, la testa a quello dei piedi e gli occhi guardano il cielo che purtroppo non è quello che Michael Baggio descrive “guarda quanto è bello”... Mi rialzo a fatica tastando se almeno le ossa sono rimaste al punto giusto e del possibile futuro presidente Fiso nemmeno più l’ombra...

Evitando di produrmi in una discesa alla Armin Zoeggeler verso il quarto punto, il mio sederone non è uno slittino omologato da Paul Hildgartner, casco comunque sulla lanterna e riprendo un dubbioso Ori-Master all’attacco per la 5. Andrea punzona e schizza via sulla curva di livello, mentre da un punto non meglio precisato nel mio orizzonte visivo ricompare misteriosamente Big Nick che se ne era andato a tutta birra durante la precedente 6-1-9, colpendo la mia attenzione più per il saraccamento in fiemmingo che per la strana direzione di marcia all’attacco del punto 5. Ma in fondo basta poco, ad esempio un dosso da scollinare, affinché il 4 volte campione del mondo di sci-O scompaia definitivamente dalla mia vista.

Il batch di cui prima continua a ronzare nella testa, ma nel frattempo va via (con un minimo di errore) il sesto punto. Al settimo punto, nella zona delle rocce che mi dà l’ennesima occasione per maledire la 1:15.000, arriva compatto una specie di partito di maggioranza dei master che si compone del sottoscritto, Fritz, uno dei Cavara, Arduini, altra gente non meglio identificata e mi sto sicuramente dimenticando qualcuno... tutti CORTI!!! Finiamo per girare attorno a delle rocce grandi come condomini cosicché sembriamo quelli che cercano il parcheggio la sera in cui lavano le strade: uno gira da una parte del condominio, pardon del roccione, l’altro gira dall’altra... e quando ci si ritrova dalla parte opposta... niente! Alla fine comunque nel partito di maggioranza master si crea una spaccatura: tutti meno uno trovano il punto. Uno no. Quell’uno sono io, la corrente minoritaria... Continuo così a girare attorno alle rocce facendomi una competenza di sassi erratici come nemmeno i geologi Pallaoro, finché sulla scena compare la coda di cavallo mora di Mary Crippa, ovvero della prima DElite a partire (abbiamo lo stesso percorso). Purtroppo anche lei cade preda della carta, e quindi passano altri minuti prima che uno dei due (credo obiettivamente io) trovi quel fo%%utissimo punto (qui il tracciatore centra poco...).

Siamo ancora insieme all’ottavo punto (affrontato lei da sinistra e io da destra) ed al nono punto. Qui però il batch in background diventa un problema attuale e per nulla rimandabile. Mary scappa via in una direzione non meglio precisata ed io resto sul punto a decidere il da farsi: tornare indietro... non se ne parla. Risalire le rocce fino a quella specie di camino... ci vorrebbe l’uomo ragno. Scendere fino alla statale e risalire... ma sono almeno 30 curve di livello! Pensa che ti ripensa, senza trovare una soluzione, capisco che ora vorrei vedere il tracciatore in padella e trifolato... perchè va bene che questa è una long ma qui si tratta di fare una specie di Iron Man (il punto 10, per sovrappiù, si rivelerà abbastanza facile): capiterà bene che traccerò io una volta o l’altra, e non venitevi a lamentare se metterò una tratta con 150 metri di dislivello lungo la massima pendenza!!!
Mentre son lì con la mente che vaga tra le 30 curve di livello e l’immagine della padella nella quale friggerò il responsabile, compaiono sulla scena Salvioni, Baggio e Neuhauser... vediamo un po’ che fanno questi... Salvioni e Baggio partono in direzione della statale. Neuhauser mi sembra un po’ più dubbioso, ma alla fine anche lui si lancia in discesa. Vabbè, si vede che quella è la strada migliore... ma che Stegal si metta anche lui pancia a terra a tentare una risalita impossibile come quella non se ne parla nemmeno.

A questo punto, infatti, mi considero ufficialmente ritirato. Arriverò alla statale e mi farò almeno 3 chilometri di asfalto (magari pure l’autostop) fino al Lago Smeraldo. In effetti lo sbarco sull’asfalto è abbastanza rognoso: nebbia, nuvole bassissime. Il primo passo coincide con un incrocio magico “orientista-auto-camioncino” con quest’ultimo che mi passa a nemmeno 10 centimetri... la seconda macchina sfanala di brutto per farsi vedere, ed io cammino ritirato.
Cloppiti cloppiti... arriva qualcuno alle mie spalle, qualche altro naufrago senz’altro più volenteroso e combattivo di me... una delle due sorelle Brandi: Stefano Zarfati mi aveva spiegato il metodo per distinguerle, ma centrava qualcosa con il fatto che una era più magra dell’altra, e da lì in poi mi sono disinteressato della faccenda... Cloppiti cloppiti... Emiliano Corona. Eh beh che bel passo! Vai Emiliano, picchia per noi... Cloppiti cloppiti... Carlo Cristellon... altro bel passo da vedere mentre scompare nel nebbione della statale... Cloppiti cloppiti... Miki Ronda, che ha già vinto la Coppa in W20 e viene a fare la WElite.

Ecco. A questo punto ho deciso che ne avevo piene le scatole del mio ufficiale ritiro. Perchè se Miki riusciva ancora a tirare, allora potevo farlo anche io. Così mi sono accodato al treno, poi sono anche passato davanti, ed insomma abbiamo recuperato anche qualcosa ai vagoni davanti e ci siamo messi d’impegno sulla terrificante salita che portava verso la 10.
Davanti Miki... davanti io... davanti Miki... davanti io... davanti Miki... davanti Miki... io mi appoggio sempre più spesso ai tronchi di albero, cercando di far scendere le pulsazioni sotto i 300 battiti... afferro i licheni per issarmi qualche centimetro in più a forza di braccia...
Finalmente la salita diventa appena più dolce, e lì si vede la differenza tra la campionessa e l’impiegato panzottello: Miki infatti prende fiato e riparte di corsa, mentre io devo veramente pensare a non andare incontro alla nera signora con la falce e perdo qualche decina di metri. Resterò comunque a tiro di Michela per qualche altra centinaia di metri ed un’altra decina di curve di livello, ovvero fin quasi sul punto, quando una nuova tuta Erebus (quella del bardo Dario Stefani) prenderà il suo posto nel mio orizzonte visuale (e non me ne voglia Dario se dico che... non lo dico).

Raggiunta la 10, la gara è finita. La 11 è una delle poche lanterne veramente orientistiche del percorso, e la raggiungo in costa seguendo miss Christine Kirchlechner che nel frattempo mi è passata sulle orecchie. La 12 è una tirata su sentiero con il punto in una zona di canalette a visibilità ampissima, la 13 è a bordo sentiero, la 14 è SUL sentiero e la discesa verso l’ultimo punto è fettucciata e devo solo stare attento a non far perdere tempo agli Elite che combattono sul filo dei secondi, scansandomi prudentemente sulla stretta discesa.


Il colpo di grazia me lo da Andrea “the master” Rinaldi nel ruolo di speaker, quando dice che “Mikhail Mamleev aiuta il tracciatore con il suo tempo di 1h35m (... vado a memoria...) avvicinando il tempo previsto per la long”. Ma li mortacci...!!!!

Non ci ho messo 2 ore e 45 minuti, mi sono fermato a 2 ore e 39... ed anche la mia ombra ad un certo momento ha dovuto rimboccarsi le maniche e dare una mano. Come detto: non è una long per Stegal.

Monday, October 11, 2010

Tutto può accadere.

Può accadere ad esempio che anche ad uno speaker part time e per nulla professionale, quale è il sottoscritto, venga chiesto di ripetere una esperienza all’Arge Alp, dopo quella del 2005 a Lanzo d’Intelvi http://www.fiso.it/04_notizie/dettaglio.asp?id=1787 , il che forse mi mette al primo posto per numero di presenze dietro al microfono in questa bellissima manifestazione.

Può accadere così che a distanza di 4 anni da una delle più belle “due giorni” mai frequentate http://stegal67.blogspot.com/2006_06_01_archive.html (andate a cercare il pezzo “Come fu che un bel giorno andai ad Andalo anziché al Beigua...”), io abbia la possibilità di tornare sulla carta di Molveno-Andalo-Cavedago e ritrovare le stesse sensazioni di sentirmi “padrone del mezzo” (inteso come carta di gara) come poche volte ho finito per fare in questi anni recenti.

E può accadere che, questa volta, la mia personale “due giorni” finisca nel momento stesso in cui ho appoggiato per l’ultima volta il microfono a terra; non come nel 2006 quando scrissi un pezzo per il sito Fiso che poi non venne utilizzato...

Tutto può accadere

Può accadere ad esempio che si svolga in inglese, quella lingua che dovrei imparare, un dialogo di questo tipo tra “giovane atleta bavarese della categoria Elite” ed un impiegato panzottello:
“Hai corso la gara Elite?”
“No darling, io corro nella categorie master...”
“Master? Ma tu non puoi avere più di 30, 32 anni al massimo...”
“A dire il vero il prossimo anno saranno 44...”

A dialogo finito, mi sono allontanato che ero alto 3 metri. Il che in effetti rappresentava solo una piccola crescita rispetto ai due metri e 90 che ho messo su in due giorni di gare.

Tutto può accadere.

Può accadere ad esempio che un bolso panzone da poco sceso dall’auto venga catapultato nel bosco di Andalo-Cavedago da Andrea “the master” Rinaldi con un unico incitamento: “Ti aspetto al traguardo tra 70 minuti”. E che improvvisamente il bolso panzone si accorga fin dal primo punto di controllo (codice 92, posato da Nau Paris qualche minuto prima) che non solo i 5 km + 190 di dislivello vanno via come nemmeno una passeggiata al parco, non solo il bosco è scorrevole e pulito come una moquette, ma che le lanterne (belle dense e ravvicinate come piace a me... thanks Carlo Cristellon!) non sono mai a destra o a sinistra rispetto alla mia scelta di percorso, o nascoste. Ma si presentano davanti ai miei occhi proprio nel posto dove mi aspetto di trovarle, come se io non stessi leggendo la mappa di gara di un bosco trentino ma stessi sfogliando in poltrona un Tex Willer...

E succede così che anche l’I.P. può passare al punto spettacolo in 35 minuti circa e concludere la gara nemmeno tanto col fiatone in 54 minuti puliti puliti (54’10”, non 11” come sulla classifica), altro che 70 minuti!!!
Tutto questo può accadere in un bosco del quale l’amico bavarese (non era lui il protagonista del dialogo precedente) Gert Lexen dice, ridendo contento, che “In Italia abbiamo tanti tipi diversi di vegetazione che indichiamo con un unica tonalità di verde!” (allude alla lanterna 101 a Brallo di Pregola...); accade che uno dei vincitori della MElite mi dica che un bosco del genere non l’ha mai visto (capirai... arriva solo da Joensuu dove si allena il Kalevan Rasti di Thierry...).
Ma tutto questo io l’avevo già visto nel 2005 e nel 2006, e sapevo che il bosco di Andalo e dintorni era mio amico (episodio 2006 degli occhiali a parte...).

Tutto può accadere.

Può accadere che i posatori della gara di domenica vadano nel bosco alle 7.30 del mattino (o anche prima) sapendo che gli orsi che abitano in quei boschi non stanno aspettando altro che una colazione succulenta... e magari che uno di questi posatori senta alle 8.00 circa un pazzesco tramaciare di piedoni a poca distanza, più in alto in mezzo alle frasche.
E chissà se questo posatore si è anche preoccupato un po’ di quello che stava succedendo.
Finché nel bosco è risuonata una voce un po’ pazzoide: “Si! Eccola! Trovata! Senza telo ma ti ho trovata lo stesso!! Str...a!!!”. Al che nel bosco è partito una specie di reciproco incitamento un po’ surreale tra il sottoscritto e Davide Miori...

Il fatto è, credo di doverlo spiegare, che andare a cercare una lanterna in un avvallamentino minuscolo nel verde, senza uno straccio di punto di attacco ben definito, tutto in bussola leggendo le curve di livello, e trovarla senza nemmeno potersi avvalere del telo bianco ed arancione... ecco, QUELLA è una soddisfazione orientistica! Altro che Thierry e Daniel e compagnia cantante... e quando succedono queste cose (raramente, sempre meno spesso, ma succedono... e chissà come mai mi succedono solo in Trentino o sull’Altopiano o a Nova Ponente) ecco che parte il nastro del tipo “sono Batman!” o “sono vero orientista!” e così via.
Del resto, se non ci credete potete provare: partenza da casa alle 6.45, partenza prevista alle 7.30 (che poi sono diventate le 8.00 circa ma fa lo stesso), e provate voi ad andare a cercare il solo paletto nel bosco di Andalo, non ad un incrocio di sentieri ma in un avvallamento nel verdino... e se riuscirete a trovarlo come ci sono riuscito io, allora vi sentirete anche voi dei Gueor-bmann o delle Lud-ppi...

Insomma, dopo quella prima lanterna e quello scambio di battute al volo con qualcuno che nemmeno vedevo, ho capito che il compito che mi ero prefisso e che non pensavo nemmeno di poter sfiorare (essere al traguardo attorno alle 9.30, ovvero a quel punto attorno ai 90 minuti di gara) non era poi così impossibile... certo, avrei dovuto navigare nello stesso modo per altre 17 lanterne facendo su è giù per la costa di Andalo, navigando in un bosco bellissimo ma insidioso, che non perdona alcun passaggio errato.
Ma ieri avevo esattamente in mente cosa dovevo fare: fin dalla seconda lanterna me lo sono detto e ripetuto. Dovevo portarmi sulla giusta curva di livello, e mantenerla a qualunque costo finché la lanterna non mi fosse venuta addosso. E così ho fatto per il secondo, il terzo, il quarto punto.... due minuti di errore alla 6, sono rimasto corto di un avvallamentino, e poi il giro ai pratoni incrociando Nau e Lorenzo che posano; il ritorno in altissima quota verso la 10 dove ho fatto gli ultimi due minuti di errore puntando dalla 9 verso la 11 (mai ho assorbito una perdita inutile di quota come in quella parte di bosco che sembrava farmi rimbalzare verso l’alto senza sforzo), e poi l’ultimo loop con la 12 e la 13 lontane, la 14 e la 15 a tornare verso Andalo (incrociando ancora Andrea e papà Pezzé, che si spostavano in auto da una partenza all’altra) fino ad arrivare al traguardo in un’ora e 36 minuti.
E sono stato persino in grado di sprintare dalla 100 all’arrivo!

Tutto può accadere.

Può accadere che mentre sono nel bosco e sto ormai scendendo verso la sedicesima lanterna io penso che tutto dovrebbe essere come nella due giorni di Andalo, dove ho avuto la fortuna di collaborare con tante persone che si sono fatte un mazzo grande così ed è a loro che giustamente gli atleti dei land hanno tributato l’ovazione chiesta da Martin Mayer durante le premiazioni. Così che a me non resta che aspettare la prossima occasione, la prossima gara che si ripresenterà ad Andalo per poter andare a ricercare la stessa gioia e le stesse senzazioni.

E poiché, come appare ormai evidente, tutto può accadere...

... può accadere persino, per quanto incredibile possa essere, che sia stato l’impiegato panzottello a portare i punti per la Lombardia nella categoria H40 !
E questa cosa è quella che ancora adesso mi fa ridere fino alle lacrime :-)

Tuesday, October 05, 2010

Ultimamente ho tralasciato il blog per due motivi: il primo è legato alla stanchezza che mi ha preso dopo aver gestito per varie settimane di fila iscrizioni, speakeraggi, gare, iscrizioni a gare con le informazioni che comparivano il giorno prima della scadenza, gare con regolamenti che cambiavano dopo l’iscrizione... :-)
Il secondo perchè sono impegnato a fare in modo che la gara del Forlanini possa essere ricordata come fatta da Stefano Galletti in collaborazione con M.G. (cit. da un commento sul blog di Rusky che nessuno ha ancora capito.. .ma è facile!).

“Non potevo, però, non commentare i campionati italiani di trail-o: erano i primi in assoluto e per questo li aspettavo con curiosità.”... si, li aspettavo ma non ricordavo più quando erano, e per fortuna che Rusky una sera al suddetto Forlanini mi dice: “Hai mandato le iscrizioni?”, ed io “Ma se sono tra almeno due mesi!”. E a quel punto mi sono accorto che erano in programma da ì a 6 giorni.

La curiosità era legata al fatto che nelle ultime gare nazionali, per vari motivi, non mi ero divertito molto... il ricordo delle gare di Helsinki era ancora molto vivo e nelle ultime occasioni non avevo ritrovato gli stessi stimoli, la stessa curiosità, la stessa gioia nel risolvere un enigma o lo stesso interesse nello scoprire come un enigma mi aveva messo nel sacco. Inoltre dovrei sempre imparare a gestire il mio mal di testa, la sbadataggine nelle punzonature, le super-pippe mentali del tipo “io so che tu sai che io penso e quindi mi hai messo il punto in modo che io pensi che tu hai pensato...”. E dovrei anche risolvere il mio eterno problema con il time-trouble, espressione che ha fatto tanto ridere Marco...

Così la gara di sabato è andata via fin troppo veloce. Ho fatto un gran casino sui primi punti a tempo, ma il secondo purtroppo (purtroppo per l’organizzazione) lo avevo visto andando in partenza... e ci ho messo lo stesso 16 secondi; alcune lanterne molto facili a tal punto da farmi pensare che non stavo capendo niente (super-super-pipponi mentali); un punto “parte centrale della strada” risolto vedendo passare una macchina proprio al centro della carreggiata (avrebbe dovuto quindi spiattellare la lanterna... quindi era una bella Z), ed altri punti meno complicati di quanto mi sarei aspettato da un campionato italiano. Finale con alcuni punti a tempo in cui non ho capito quasi nulla, al punto tale che al primo di questa ultima tripletta me ne sono uscito con un sussurro “per me è una Z” (risposta irregolare nei punti a tempo), perchè veramente ero ridotto alla frutta...

La gara, anzi Gara, di domenica è stata tutta diversa. Lì si che “ho risentito quelle sensazioni che avevo provato in Scandinavia: avversari italiani e stranieri di alto livello, percorso immerso fra prati e boschi con tanti punti più o meno facili; finalmente risentire dentro di me quella voce che ti dice "se ho fatto giusto questo punto sono bravo!" e non "speriamo che sia questa quella giusta"....” virgoletto tutto perchè, se non lo avete ancora capito, quasi tutto ciò che è scritto qua è copiato dal sito di Marco G. http://mary-marco.blogspot.com con il quale ho condiviso le due giornate di gare, una bella cenetta ed un rientro a Milano un po’ da “viaggio della speranza” da tanto che è durato...

Certo, a tutti piace vincere ma l’idea di un possibile piazzamento in alto me la sono messa alle spalle quando ho visto la classifica di Coppa Italia (sono settimo solo perchè ho azzeccato la gara di Parma). Me la sono messa alle spalle pensando che effettivamente ci sono almeno 10 o 12 trail-orientisti più bravi di me in Italia e anche se ce n’erano 5 o 6 impegnati in organizzazione non avrei potuto nemmeno coi pattini scavalcare i primi del ranking. Mi sono divertito nel sapere che il sito di Marco www.trailo.it è particolarmente letto ed apprezzato all’estero (sembra che lo sia assai meno nei patrii confini) e quindi ho fatto la mia porca figura nell’apparire agli occhi di Libor Forst e Kreso Kerestes come il non-giornalista al seguito di Giovannini (lui ha fatto del suo, guadagnandosi il bronzo e quindi il diritto ad avere un addetto stampa privato).

Penso che ricorderò a lungo le immagini del bosco di Monte Prat (anche della strada per arrivarci...) perchè non è stato per niente facile districarsi con le lanterne tra le rocce, lontane o vicine, con le curve di livello incasinate, le buche ed i movimenti del terreno e la vegetazione che questa volta non era più da parco cittadino ma da bosco scandinavo.
Poi ci sono state le risate ed i commenti post-gara, soprattutto dopo la prolusione di Mr. President che in alcuni passaggi sembrava che le parole gliele avessero scritte i fratelli Coen (siamo andati un po’ sul politically uncorrect... e lo so ben io perchè lo scrivo in inglese!); credo, tra l’altro, che quelle parole abbiano costituito involontariamente un piccolo deprezzamento per l’impegno che è stato messo in questa due giorni dall’ASD Gaja (cara Larrycette... la prossima volta sarà io a venirti alle spalle all’improvviso e a dire “Marienhof!”... altro che Lome... e poi non è vero che hai il culone come scrivi sul tuo blog!), dal Corivorivo, da Elvio, da Roberta, massì dai anche da Fulvio :-) e da tutti coloro che si sono prodigati nei vari ruoli.

Nel dopogara mi è rimasto addosso qualche compitino, tipo “collaborare” per una cronaca sul sito Fiso, tipo scrivere una cronaca per il sito di Marco (chissà se google translate si comporta bene...), ma volevo anche mettere giù due parole sul blog visto che persino Dario “co-rookie of the year” Pedrotti (l’altro è Gottardo) sente la mia mancanza...

Ma adesso la stagione di trail-O è veramente volta al termine, e giungerà presto il momento di capire che cosa vorrò fare l’anno prossimo... ci sono tanti impegni nuovi e tanti, anche personalissimi, stanno arrivando addosso. Quest’anno non avrei mai immaginato che sarei andato a Tonezza sul Brenta (posto degnissimo, peraltro) per una singola gara di trail-O, o che sarei andato al Monte Prat (forse era più preventivabile) o a Genova Bolzaneto. Ci sono andato, ed il mio piazzamento in classifica generale di Coppa Italia è più frutto di una partecipazione maggiormente assidua di quella di altri che non di effettivo valore tecnico (e poi c’è sempre l’episodio di Parma a buttarmi verso l’alto).

Per il 2011, capiremo man mano... ma mi raccomando, nonostante le solite polemiche del dopo gara che vi accompagnano, voi trail-orientisti continuate a portare avanti questa disciplina; perchè prima o poi anche io arriverò ad xx anni e forse ad avere (magari prima, spero dopo) qualche problema di deambulazione... quindi il fatto che ci sia ancora il trail-O gioca a mio favore.

In quest’ultima frase, le virgolette mettetele un po’ dove volete... tanto non sono concetti né miei né di Rusky :-)))