Domenica 14 agosto – prima tappa del festival
Insomma pare proprio che anche stavolta sono andato a mettere il sederone sulla pedata; tutti coloro che incontriamo sul Massif des Bauges tra Chambery e Aix-les-Bains hanno un solo pensiero in testa: quanto sono dure, toste e terribili le carte del Mondiale 2011, e di conseguenza anche quelle della 6 giorni di Francia, visto che i 4000 impiegati panzottelli ivi convenuti ci corrono il giorno dopo che i campionissimi “hanno aperto le tracce”. Il primo impatto con la gara long di Saint Francois de Sales conferma le premesse: trattasi di autentico merdaio! Sassi affioranti ovunque che sembra di essere a Kaberlaba, disboschi ovunque con rami piccoli medi e grossi per terra che sembra di essere in Scozia, pendenze sensibili che sembra di essere in Ticino... solo che stavolta è tutto quanto INSIEME! Sassi, disboschi e salite! Così la prima tappa a Les Goulles diventa una specie di piccolo calvario che affronto con Attilio, partito solo qualche minuto davanti a me e che raggiungo nella tratta verso il secondo punto (e già il saldo tra quanti mi hanno chiesto lumi sulla loro posizione e le indicazioni che ho chiesto io hanno assunto proporzioni da Italia-Germania.... quella del ’70!). In un mezzo inferno di cadute sui legni bagnati o sulle rocce, Atty ed io raggiungiamo la zona del punto 6 dove rimaniamo clamorosamente alti rispetto al punto. Ognuno convinto del fatto suo ci separiamo in due direzioni diverse... entrambe altrettanto clamorosamente sbagliate! E quando riusciamo, ognuno per conto proprio, a raccapezzarci (ma è passato un quarto d’ora) finiamo per arrivare al punto 6 insieme e da due direzioni opposte; non ci resta quindi che continuare a collaborare fino al traguardo, siamo in fondo alla prima puntata di “Survivors”, in una tappa che ha le ultime 8 lanterne in un fazzoletto di 3 x 4 centimetri, così che la cosa difficile è capire quale cerchietto color magenta segua il precedente nella sequenza corretta!
Lunedì 15 agosto – seconda tappa del festival
Se c’è un modo assurdo di passare il ferragosto, l’ho scoperto: il mio orario di partenza della seconda tappa è molto vicino alle 9.00 a.m., fa freddo (tanto) e piove a dirotto. E sono di nuovo a Saint Francois de Sales per gareggiare su una carta che stavolta si chiama “La Grande Teppe”... dove “Teppe” probabilmente è una parola occitana che significa... merdaio al quadrato! La carta di gara è divisa da un grosso sentiero in due parti: a sud, dove ci sono i punti da 1 a 6 e da 11 a 15, un disbosco sassoso e rognoso peggio di quello del giorno prima. A nord... pascoli aperti con difficoltà orientistica pari a zero! Stavolta parto io 10 minuti prima di Attilio, ma sbaglio qualcosina al punto 1 (dove trovo una signora spagnola in lacrime che cerca il suo punto 2 da 45 minuti) e sbaglio di bestia il punto 2, da dove finalmente esco sulle code di Atty che nel frattempo con una andatura più controllata ma più giudiziosa tecnicamente mi ha raggiunto. Facciamo una scelta diversa per la 3 e perdo di vista Attilio: penso che sia rimasto indietro e invece lui mi ha già staccato.

Martedì 16 agosto – quella piazza di Chambery
Stavolta è giorno di riposo per noi, e mai fu così sospirato e meritato. Il programma dei Mondiali prevederebbe le qualificazioni sprint a Aix-les-Bains al mattino e la finale a Chambery al pomeriggio, ma anche il Day1 del Mondiale di trail-O al mattino. Poiché le qualificazioni “sono per i poppanti” PLab ed io decidiamo ai andare a vedere il trail-O, così almeno potrò fare qualcosa per giustificare il mio press-pass (in my humble opinion lo giustificherò molto di più nel finale di settimana... ma non voglio sollevare altri casini!).

Col caldone ormai consolidato sul Massif des Bauges, la terza tappa a Le Pleurachat si propone nei racconti dei Campioni che ci hanno già corso come peggiore delle precedenti.
Sarà... però è middle e non più long distance, e poi un paio di punti del percorso H40 sfuggono alla sado-commissione dei tracciatori riuniti, perchè quei due punti (3 e 4) sono raggiungibili passando per una serie di aperi e semi-aperti che sembra finalmente di essere tornati in un bosco umano! Qualche patema a metà gara prima dell’increscioso “episodio della 55”: tale lanterna sembra essere cercata, quando arrivo in zona (per cercare la 79 cui seguirà la suddetta 55), da una trentina di pazzi che si urlano di tutto da una parte all’altra del bosco. Quando qualcuno finalmente trova il punto, o lo intravede, o c’è qualcun altro che gli dice dove si trova, parte una serie di richiami come nemmeno una scolaresca di liceali assatanati che scoprono che nell’hotel di fronte alloggia un collegio di ragazze svedesi! Il casino è tale, in tutte le lingue, che qualcuno urla “Silence!” nel bosco...
Pomeriggio dedicato alla finale long, nella quale assistiamo alla prima vittoria del Roi Gueorgiou; Gonon commette un errore al quarto punto e viene ripreso dal compagno di nazionale, ed a questo punto non c’è più nulla da fare per un incredibile Pasi Ikonen che esce da quel bosco senza bussola (già solo per questo è un mito al cubo!) ma con l’argento al collo. Tra gli errori da paura che il maxischermo propone impietoso grazie ai GPS messi sulle spalle degli atleti, il più incredibile è la “kauppata” di Minna che esce dalla traccia giusta con mezzo chilometro di anticipo, gira o ricartografa una vasta area della mappa per 15 minuti circa e poi prende la strada di casa, lasciando la medaglia d’oro senza nemmeno aver trovato un solo punto di controllo... e su quella carta ci dobbiamo correre noi l’indomani!
Giovedì 18 agosto - ... e quelli che pensano al peggio spesso sbagliano
Un caldo assurdo, una gara long che mi attende, una carta sulla quale molti Elite non hanno trovato la strada di casa se non dopo molte difficoltà. Ma oggi non è una giornata come le altre. La carta di gara non si chiama “La Croix de Nivolet” come quella della finale long, ma è come se lo fosse: perchè noi partiamo dai pascoli bassi vicini a La Feclaz ma i percorsi arrivano veramente in cima alla montagna, alla Croix che sta a picco sulla valle con Chambery ed il lago di Aix-les-Bains!!! Certo, il fatto che devo scalare la montagna fino in cima mi diventa palese alla 6, quando dispiego la carta e mi accorgo fin dove arriva il tratto magenta che porta al cerchietto numero 7... ma se “impresa” deve essere, che impresa allora sia! Dalla lanterna 2 alla 6 in pratica è una ascesa continua per quasi 200 metri di dislivello, ma le difficoltà tecniche sono invece tutte nelle tratte in discesa. La mia laurea orientistica arriva alla 11, dove stacco il gruppone di ispanici, lusitani e francesi leggendo come punto di attacco una collinetta grossa come mezza cacca di mosca... una gara che finisce per me dopo 2 ore e 26 minuti di fatica (mentre taglio il traguardo gli infermieri stanno rianimando un concorrente letteralmente vitreo) ma che mi lascia abbastanza adrenalina per andare subito dopo con PLab a gareggiare nella prova Open dimostrativa di Temp-O (con risultati perlomeno da rimanere perplessi...).
Se pensavo di aver lasciato tutte le energie alla Croix de Nivolet, la quinta tappa mi smentisce positivamente, nel senso che questa volta sulla middle di Creux de la Cavale le gambe girano bene e, soprattutto nel finale, mi scoprirò capace di affrontare in corsa disinvolta persino la salita. Il problema di oggi è che la testa latita... A parte il fatto che, per equivoco generalizzato, pensavo di correre con la 1:7.500. Non ho controllato in partenza e sono rimasto clamorosamente corto su tutti i primi punti, fino al sesto punto quando ho cominciato a maneggiare la carta preso da un dubbio amletico, ho letto “1:10.000” e immediatamente ho mandato un accidenti ad Attilio... La carta di gara, dopo i deliri dei primi due giorni, è fattibile a livello di terreno-dove-poggi-i-piedi, ed in fondo non vado neppure male o malissimo visto che Simone Gambini mi prende al primo punto ma poi al 7 e al 10 lo trovo ancora dietro; ma gli errori al punto 8 (8 minuti per fare un punto di 80 metri) e 10 (dove vago a casaccio in una zona che non c’entra niente) mi portano ben oltre l’ora di gara quando invece avrei potuto stare per la prima volta sotto l’ora. Pecà...

L’ultima tappa del Festival sulla montagna Lachat è una specie di kermesse che Attilio ed io affrontiamo insieme; perchè al primo punto io spaglio e faccio rientrare Atty che mi parte 4 minuti dietro, perchè la carta è veramente tecnica e (stanchi come siamo) in zona punto 4 occhi vedono meglio di due, perchè siamo stanchi e dobbiamo pensare anche al viaggio di ritorno e poco importa che tra l’arrivo al traguardo e l’arrivo a casa ci siano due staffette mondiali da vedere: che cosa vuoi che possa dire una staffetta mondiale?
